A come Atlante: Albania

Inauguro questa mia rubrica dedicata a luoghi del mondo da visitare da un paese che amo particolarmente, l’Albania. Cominciamo col dire che si tratta di una paese bellissimo e incredibilmente ospitale, completamente al di fuori dagli stereotipi con i quali ci si è soliti rapportare ad esso  “al di qua” del mare. Vi è un’immagine piuttosto singolare che affolla la mia mente quando penso all’Albania, anche se è per l’appunto frutto di una rilettura assai personale e divagante: è rubata dalla scena di un film, per la verità ambientato anch’esso “al di qua del mare”, sulla sponda ovest dell’Adriatico e per la precisione nella Rimini degli anni’30. Mi riferisco ovviamente ad Amarcord di Fellini e all’indimenticabile scena del passaggio del transatlantico Rex, mentre sulla spiaggia e su malmesse barchette di legno un’umanità povera e sognante si affolla a salutare ingenua il gigante di acciaio partorito dai patrii cantieri di regime. Ecco, una scena cult dell’Italia felliniana da Dolce vita, a metà tra sogno e disincanto, un bozzetto quanto più italiano che mai si direbbe. Eppure, io, che quell’età e quelle atmosfere le ho vissute solo al cinema, sarei tentato di dire che esse non abitano più nell’Italia di oggi ma sono forse rinvenibili in un paese appena al di la del mare, ancora avvolto in un’atmosfera onirica e forse un po frastornata ma di certo autentica: l’Albania.

Sull’altra sponda dell’Adriatico infatti, così vicino da vedersi in giornate terse di tramontana, sorge una piccola nazione arroccata in massima parte su un territorio montuoso ed impervio, tanto da meritarsi l’appellativo di “paese delle aquile”( che in effetti volteggiano ancora abbastanza numerose lungo le pendici delle Alpi Dinariche o del Monte Korab). La vicinanza all’Italia si estrinseca a livello certo non solo geografico, essendo innegabile un’influenza culturale affiorante dal passato come dal presente, fatto di fin troppe televisioni accese immancabilmente sintonizzate su trasmissioni nostrane. La presenza italiana appare più tangibile nella zona centrale del paese, quella della capitale Tirana, ma non è certo l’unico tratto distinguibile ne quello predominante in un paese che è un mosaico di etnie e rimandi storici. Per anni l’avamposto di Costantinopoli e dell’Impero Ottomano in Europa, il paese presenta ancora una forte influenza musulmana, assai visibile in alcune regioni dell’interno dove quella islamica è di gran lunga la religione predominante. Nelle regioni meridionali è invece forte la componente etnica greca, radicata sin dai tempi antichi se è vero che sono ammirabili sulla costa bellissimi siti archeologici come quello di Apollonia e Butrinto, proprio di fronte l’isola greca di Corfù. In particolare questo tratto di costa, a sud di Valona e fino al confine con la Grecia, offre scenari e spiagge che poco hanno da invidiare alle più note località italiane o spagnole e ricordano, come nel caso di Ksamil coi suoi isolotti, addirittura i Caraibi. Un aspetto deprecabile è rappresentato certo dallo sviluppo edilizio sregolato, che pare fondere il peggio delle speculazioni edilizie di stampo mafioso alle brutture del socialismo reale; ma, almeno allo stato attuale, larghi tratti di costa sono ancora inedificati e selvaggi, quindi incredibilmente belli. Lasciando questa costa e addentrandosi nell’interno si incontrano non lontane le bellissime città ottomane di Berat e Argirocastro, con borghi medievali inerpicati su brulle colline davvero affascinanti e dall’aspetto assai autentico. Una strada davvero ostica ma spettacolare si inerpica poi da Argirocastro sui monti Grammoz , scavalcando monti e gole ripidissime per arrivare fino Korca, non lontano dal confine con la Macedonia: da sconsigliare comunque ai deboli di cuore, sono 7 ore e anche più di saliscendi sull’orlo di burroni senza un minimo parapetto. A Korca farete in tempo a gustare una birra spillata in loco che ricorda la Guinness e potreste ridiscendere giù verso il bellissimo lago di Ohrid,a  confine con la Macedonia appunto: sul lato albanese troverete la bella cittadina di Pogradec dove gustare una squisita trota del lago e magari sconfinare pure a visitare il bellissimo monastero di Naum, pochi km oltre il confine.

Segnalo poi un’altra perla nascosta nella zona settentrionale del paese, a nord di Scutari: qui sorge una regione tra le più remote dell’intera Europa, una zona di montagna accessibile solo alcuni mesi l’anno per via del gelo, ove vivono comunità di pastori legati a tradizioni e consuetudini giuridiche antichissime come il Kanin (una sorta di legge del taglione, ma niente paura: la loro idea di ospitalità è sacra). La zona, facente parte delle cd Alpi Dinamiche, sorge incuneata a confine con Montenegro e Kosovo e prende l’affascinante dizione di “Montagne Maledette”, per via delle mille insidie che vi si incontrano per arrivarvi. Ma proprio il viaggio per giungervi è in se quanto di più affascinante possiate incontrare alle nostre latitudini: si lascia la civiltà occidentale dalle parti di una cittadina chiamata Koman, che sorge sulle sponde di un lago. Da qui ci si imbarca all’alba us un anacronistico battello che risale il lago stretto tra montagne altissime in contesti sempre più rurali e remoti (Il Guardian ha eletto questo giro in battellocome uno dei viaggi più affascinanti al mondo); si giunge poi in una località di confine chiamata Fjerza e da li si raggiunge poi in fuoristrada la Valbona. Da questo punto si può poi proseguire solo a dorso di mulo oltre altissime montagne fino alla incantata Theth, uno dei posti più belli mai visti tra cascate e casette di pastori. Davvero un posto che non dimenticherete mai, e non voglio aggiungere. Di sotto il link per chi volesse avventurarsi in questo spicchio di Albania, un Eden ancora inesplorato a pochi km dall’Italia

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