A come Atlante: Batumi

Cominciamo col dire chiaramente una cosa: Batumi non è ne sarà mai la città più bella che avrete mai visto al mondo, a meno che non abbiate un gusto, per così dire, fortemente distopico o qualche motivo personalissimo di interesse, come nel mio caso. Ma andiamo con ordine:

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Batumi è una città ricadente entro i confini della Georgia, ex repubblica socialista sovietica divenuta indipendente dal 1991 e  destinata ad esserlo ancora per poco, vista la già manifestata bulimia della gigantesca madre Russia posizionata proprio alle spalle e intenzionata a rimangiarsela. Ma il freno a questa smodato appetito forse può essere proprio Batumi, cittadina di non enormi dimensioni collocata in un angolo ombroso del Mar Nero, a pochi km dalla Turchia. Sì, perché proprio qui si tuffa nel Mar Nero, dopo un viaggio assai pericoloso nel indocile Caucaso, il gigantesco oleodotto SouthStream degli Americani, gravido di oro nero pescato nell’azerbaijan amico. La diplomazia americana ha più volte lanciato messaggi chiari a Putin, del tipo: “se volete mangiarvi a colazione il resto della Georgia, fate pure: la cosa verrà da noi interpretata come una questione d’area locale. Ma non toccateci Batumi e il tubo con l’olio dentro, che scoppia la terza guerra mondiale.” In effetti già il nome Batumi pare ricordare il catrame, il bitume per l’appunto, e l’odore acre  di esso riempie abbastanza l’aria mescolandosi al profumo degli kachapuri, squisite focacce al formaggio di capra bollente.

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Ma lasciamo perdere ora la geopolitica e le sue noie, perché Batumi è da tempo immemore anche molto altro, ed è questo “altro” che mi ci condusse circa 4 anni orsono. Si, per me Batumi è e sempre e resterà la città di Medea, figlia di Ete re della Colchide. Arrivai qui alla fine o quasi del viaggio più bello e avventuroso che mi è finora riuscito di concepire, “il Vello d’oro”, un cammino a piedi dall’Albania fin nel Caucaso sulle tracce degli Argonauti. Questa città, ubicata appena dopo il confine turco, costituiva ovviamente una tappa obbligata come terra della principessa Medea, amata da Giasone re degli Argonauti; e quando vi misi piede, dopo giorni in sconfinate steppe della Anatolia nella Turchia Orientale, dopo ore di autostop a bordo di camion per strade impolverate che sembravano non condurre da nessuna parte e dopo una disavventura alla agitatissima frontiera dove a migliaia si accalcavano migranti provenienti da Kurdistan e Iraq, ebbi la percezione di essere sbucato alfine in una terra amica, guardando la statua di Medea eretta dinanzi a me.medea

Non era questa ancora la tappa finale del mio viaggio, posta più in la in una selvaggia e remota regione montuosa, il magico Svaneti dove si ipotizza gli Argonauti rinvenirono il loro vello d’oro. Ma giunto qui, realizzai che mi mancava solo una tappa al traguardo e che ce la potevo fare, mi emoziona ancora oggi pensarci.

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Esaurita anche la personale sezione amarcord, passiamo dunque a parlare di questa benedetta Batumi come è oggi: si tratta di una città dinamica e vitale, con un clima favorevole e incredibilmente caldo nei mesi estivi, sebbene le altissime montagne del Caucaso si ergano proprio alle sue spalle minacciosamente innevate persino ad agosto. Ma tutta la regione dell’Agiara, di cui questa città è il capoluogo gode di un microclima quasi tropicale e si rinvengono infatti persino palme e alberi del tutto improbabile a queste latitudini. Incoraggiato da tanta clemenza meteorologica, il governo centrale di Tbilisi, abituato a tutti altri climi lassù nelle impenetrabili montagne, ha deciso di provare a trasformare questa città in una sorta di Las Vegas sul mar Nero:

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sono sorti improbabili palazzi in vetro-cemento. ruote panoramiche e casinò. Il Lungomare spianato fa da passerella a piccole star dello schermo georgiano e la rigidità dei costumi locali è un pochino attenuata. Sullo sfondo, fanno da immancabile cornice i palazzaci grigissimi di epoca sovietica e gli acquartieramenti dei soldati russi, che qui hanno tutt’ora una base navale. E’ uno zibaldone strano e confuso, dove non mancano studenti venuti a imparare il russo e monaci di sette animistiche piovuti qui dalle alture del Caucaso a fare rifornimento di viveri. A proposito, la cucina georgiana è squisita e anche il vino (che secondo leggenda è nato proprio qui ) non ha nulla da invidiare a quello nostrano .Eppoi, non riuscireste a credere a quanta popolarità riusciamo ancora a riscuotere noi italiani in questo spicchio strano e sperduto del Mar Nero: canticchiate un'”aria”di Celentano anche in un modesto karaoke da bar e, vedrete miei immarcescibili maschioni all’italiana, come cadranno tutte ai vostri piedi.

Batumi non sarà mai la città più bella che vedrete ma è forse proprio in questa sua “mancata bellezza” che la città ritrova il suo senso ultimo, un po’ come la sua regina di un tempo, la Medea disperata e tradita

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