A come Atlante: Bosnia

Premettiamo una cosa: il mio punto di vista sulla Bosnia-Erzegovina non è per nulla oggettivo e ben potrebbe essere tacciato di essere parziale, perché io  questo paese lo adoro. Se accettate questa mia “faziosità” in partenza, allora pigliate per buono pure il consiglio che sto per darvi: la prossima vacanza o anche solo il prossimo week-end all’estero che avrete programmato, non andatevelo a fare nelle solite Londra o Copenaghen, Praga o Dublino, che, per quanto bellissime, si somigliano irrimediabilmente tutte nell’essere ormai così ovvi segmenti dell’Occidente. Pensate ad andare in Bosnia, è un tiro di schioppo dall’Italia, più vicina a Napoli ad esempio di quanto non lo sia Milano, eppure è qualcosa di incredibilmente diverso e unico, piccolo, magico economico e a portata di mano. E vi assicuro, che al di la del nome che evoca nel nostro immaginario scenari cupi di guerre e persecuzioni certo incancellabili e assai visibili, non esiste alcun pericolo attuale di sorta circa la vostra sicurezza. Fate così: cominciate da Mostar che è collegata con aerei low cost gionalieri dall’Italia per via della vicinanza alla nuova Mecca del turismo religioso Medjugorie ( ma sto ultimo posto saltatelo a piè pari, uno dei luoghi più brutti e tristi mai visti in assoluto per quanto vi abbia speso una mezz’orett di passaggio, una sorta di ectopia fuori le mura del profondo sud italiano, ma lasciamo perdere proprio). Dicevo di Mostar, si, col suo unico ponte ricurvo in pietra sulle verde Neretva, distrutto durante la guerra e poi ricostruitoMostar--1365x768.jpg

Per quel che mi riguarda, provo un’affezione unica e singolare a questa cittadina, che per me fu la porta dei Balcani, un mondo di sensazioni e odori che ho rovistato su e giù per anni sulla scorta della mia Musa Paolo Rumiz e dello scrittore Ivo Andrijc, nato non lontano da qui. Successe tutto per caso, come una cotta per una bella ragazza incontrata per caso dopo una sbronza: partivo da Dubrovnik, bellissima città veneziana sulla costa croata ma ormai piegata agli standard assai invasivi del turismo occidentale, ed ero diretto verso un’altra località di mare della costa croata, piatta e monocorde come tutte le stazioni balneari. Poi, alla stazione dei bus, vedo questo cartello con scritto sopra “Mostar- Sarajevo”, ci salgo ed entro nei Balcani, da cui fatico con la mente ad uscire ogni giorno della mia vita. E’ un mondo della diversità confuso e vitale, che sprizza ad ogni angolo la caratteristica che mi fa amare per sempre un luogo: l’originalità. Mostar in particolare è la città simbolo del martirio della guerra della ex-Jugoslavia, imperversata dal ’91 al ’95 a pochi km dalle nostre città, mentre noi, in un immaginario distorto del tutto irrispettoso della geografia e della storia, pensavamo che i massacri e le atrocità avvenissero chissà dove. Ma vi dico: ho viaggiato in lungo e in largo per la ex-Jugoslavia e ad ogni centimetro della guerra ivi consumata ci ho capito di meno, per cui ometto di parlarne, e vi assicuro che è qualcosa di assolutamente incomprensibile solo a voler capire quelle che siano stati le fazioni in lotta, che cambiano ad ogni villaggio e ad ogni ponte. A proposito di ponti: lo avete mai letto “il ponte sulla Driina” di Ivo Andrijc? Beh, fatelo subito. I fiumi e l’orografia segnano irrimediabilmente questa terra montuosa e aspra: vi dicevo della dolce Neretva che solca Mostar, po sta la storta Driina impossibile a raddrizzarsi come recita un proverbio locale. Tutto per la verità in Bosnia pare corrugato e intrecciato dalla georafia come dalla storia, in una matassa inestricabile e bellissima. Ottomani e Latini, Slavi ed Ebrei erranti, Zingari e Asburgici. La summa di tutto ciò è la capitale Sarajevo: da Mostar ci si arriva in un 3-4 pre scavalcando bellissime montagne e infilandosi in gole profonde a bordo di un lentissimo trenobosbia ed il peggior errore che potrete fare è farvi cogliere da un’occidentale fretta di arrivare, perdendovi il paesaggio disegnato da qualche divinità ubriaca. Moschee irte su verdi gole, cascate, ponti in pietre e ponti in ferro ahime ponte-b bombardati. Alla fine sta Sarajevo, forse una delle mie città preferite al mondo, dove non vedo l’ora di tornare per la quarta, forse quinta volta. E’ innegabile la presenza della guerra e ciò che è stato, ed è immancabile la visita al museo sulla strage di Sebrenica (luogo a confine con la Serbia anch’esso visitato nel suo orrore) ma poi sta tanto e tanto altro. Il quartiere di epoca asburgica con il ponte ove fu assassinato l’Arciduca d’Austria dando fuoco alle polveri del carnaio della prima guerra mondiale, il quartiere ebraico e quello ottomano, così vicini come non so in quanti altri posti al mondo, la biblioteca costruita dagli Ebrei Sefarditi in fuga dalla Spagna, che custodisce il libro sacro più antico al mondo dopo la Bibbia. Lo splendido edificio fu a sfregio bombardato dai Serbibiblio con conseguente rogo di oltre due milioni di volumi, purtroppo è irrimediabile parlare anche della guerra a queste latitudini.

Ad ogni modo, Sarajevo è stata ed è tutt’ora, in una veste difficile a comprendersi per chi non vi è mai stato, un modello di multi-culturalità e integrazione unico e irripetibile, diverso dai nostri parametri in materia ma certo da considerare. Non mi soffermo troppo sull’argomento, lasciando a voi il piacere di una scoperta, magari con una visita nella Bascarsjabascasj, il quartiere ottomano di Sarajevo, più autentico persino dei bazar di Istanbul.

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C’è poi ancora molto altro in Bosnia, dalla città natale di Ivo Andrjc, Travnik alla splendida natura con fiumi rigonfi di trote, passando per moschee dove viene predicato un Islam spirituale e filosofico, e dove potrete essere accolti da un’ospitalità da Mille e una notte in una cornice scenografica che ricordereste finchè siete in vitamoschea, ma non voglio sconfinare nel retorico.

Ah, poi c’è quest posto non brutto, si chiama Pocitelj bosni, dove se per caso siete artisti, di qualunque sorta o credo, verrete ospitati gratuitamente per un mese, quello di maggio, sfamati con miele dolcissimo e carne di qualità inimmaginabile per noi europei, all’unica condizione che, alla fine del vostro soggiorno, lascerete una vostra opera alla fruizione della comunità locale.

Se siete amanti della diversità, visitate la Bosnia-Erzegovina

 

 

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