A come Atlante: Bulgaria

Ora vi posso parlare di un paese visitato proprio di recente, per la verità la mia seconda volta: la Bulgaria appunto. Si tratta di un luogo dalle peculiarità notevoli a cominciare dalla sua posizione che lo rende letteralmente l’atrio d’ingresso dell’Europa passando da quella che nei secoli è stata la porta principale per esso, ovvero lo stretto dei Dardanelli oltre il quale si estende la Penisola Anatolica e il Medio Oriente. In tal senso questa terra ha costituito il primo territorio pianeggiante e irrigato ove impiantare una civiltà stanziale per una miriade di popoli, come dalla mappa qui sotto si può ben desumere

Migrazioni Kurgan in Europa

La storia per forza di cose rappresenta di certo l’aspetto che più mi ha intrigato di questa terra, da noi percepita come piuttosto periferica ma a torto.  Guardate questa bellissima urna cineraria, esposta nell’ancor più bello museo archeologico di Sofia:

foto-18.JPG

Creazione antropomorfa, rileva un alto livello artistico se considerato che rimanda al IX secolo a. C., insomma un’epoca precedente e di un bel po pure al fiorire della cultura ellenica, ad esso certo collegato. Sì, perché proprio la Grecia, non lontana dai confini meridionali di questa terra, ha di certo dialogato a lungo con il territorio oggi conosciuto come Bulgaria: è un dato desumibile dalla storia nonché dalla mitologia. La Tracia, regione meridionale della Bulgaria, situata oltre gli altissimi picchi del massiccio centrale, rientra in tutte le vicende che hanno interessato la storia greca, con guerre dagli esiti alterni e colonizzazioni reciproche succedutesi nei secoli. Quanto alla mitologia, basti pensare che nei Monti Rodopi, situati sempre nella medesima area sud della odierna Bulgaria, i Greci collocavano l’ingresso al Regno dei Morti, ed è li che si affacciò secondo la leggenda lo sventurato citarista Orfeo per recuperare la bella Euridice caduta nell’aldilà, cn gli esiti malaugurati che purtroppo si tramandano….Ancora questa terra era nota ai greci per il vino, che tutt’ora si produce con eccellenti risultati proprio in quell’area: se capitate a Sofia o in un qualsiasi angolo della Bulgaria, non mancate di ordinare una bella bottiglia del rosso di Melnik, economico e buonissimo nonché bello corposo: al secondo bicchiere mi parrà di sentire le note della cetra di Orfeo…..

sofia

Abbiamo nominato Sofia ed eccola qui di sopra, con le sue chiese bizantine mescolate ai bazar ottomani e alle vestigia romane, quando prendeva il nome di Serica ed era per il potente imperatore Costantino reputata una “seconda Roma”. Lo Zibaldone di stili e culture sarebbe di suo interessante ma devo dire che la città nel complesso non mi ha rapito, cedendo troppo il passo all’ultimo degli stili succedutisi, il più brutto per distacco: quella sorta di religione del Brutto sulla Terra che è stato il Socialismo reale, che ha disseminato la città di casermoni grigi difficili a essere strappati via; neanche la recente forzata apertura all’Occidente ha di troppo ingentilito l’aspetto del centro cittadino, rimasto infestato di una sequela interminabile di negoziacci e catene di ristoranti di infimo livello, tutti consacrato all’Italia in una veste deteriore e turistica: si susseguono sulla via principale brand scadenti di gelato italiano, scarpe italiane, pizza italiana, pezze italiane senza nessun gusto ne originalità.  Ma quando ci si allontana dalla macrocefala capitale e il grigio della città lascia a fatica il passo al verde bottiglia della campagna (quella stessa tonalità ripresa dalla bandiera nazionale), ecco che il territorio si riappropria di una sua identità feconda.

korpish

Questa è una cittadina di duemila anime nel centro del paese, dal nome assai difficile: Koprishvistica. Si tratta di una sorta di paesino- museo tutto edificato in ottocentesche case in legno di chiaro stile ottomano, dove vive una comunità anch’essa di lingua ed etnia ottomana dedita alla pastorizia e all’apicoltura: bello, bello davvero.

Ancora estremamente gradevole risulta la città di Plovdiv, antica come Roma e come essa edificata su sette colli Plovdiv_Bulgaria.jpg

un dedalo di viuzze acciottolate ottomane, con al centro un bellissimo anfiteatro costruito indovinate proprio da chi? plovdiv1

Dai Romani ovviamente! Una curiosità: è nato qui l’autore teatrale Moni Ovadia, figlio di una minoranza etnica di cui parlerò più avanti. Ci arrivano pure le low cost da qualche anno, è una meta che vivamente consiglio.

Ma se dovessi dirvi di qualcosa di veramente bello appartenente alla Bulgaria, beh allora si tratterebbe di andare a pescare un posto remoto assai, meta ideale per chi viaggia “off of beaten path”, fuori dai sentieri battuti e lontano dalle comodità e dagli standard occidentali. Sto parlando della zona di selvagge e altissime montagne che si estende al centro del paese, il massiccio del Pirin le cui cime sono visibili rigonfie di neve dal centro di Sofia fino a primavera inoltrata. Nella zona di Rila, dove sorge anche un bellissimo monastero ortodosso, le vette assumono una colorazione e una geografia particolare, prendendo il suggestivo nome di “Montagne d’acqua”, anche per via dei laghi che si succedono uno dietro l’altro

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I laghi sono 7 per l’esattezza e intorno ad uno di essi, che prende il nome di “fegato” per via della forma si tiene annualmente un raduno bizzarro assai: il cd “Paneuritmia”. Si tratta di una danza tenuta da parte di una setta, i cd Bogomili, che si reputano discendenti di una setta eretica vissuta qui intorno all’anno Mille: danzano evocando gli spiriti dei loro morti intorno al lago cd “fegato”, l’organo che nel mondo classico rivestiva il ruolo che nel nostro mondo ha il cuore: quello di organo ove sono racchiusi i sentimenti e le emozioni. Già, proprio così: i Greci, i Traci e i popoli antichi non credevano che fosse il cuore a essere il tesoriere degli amori, delle emozioni, dei palpiti. Dicevano che fosse il fegato.

bogomili

Ebbene, un giorno all’anno, i Bogomili danzano intorno al lago dall’alba al tramonto. Danzano in cerchi concentrici, sempre più stretti

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al cui fulcro interno siede un santone, che a mio avviso ha ingravidato negli anni migliaia delle donne che prendono parte come sorta di sacerdotesse alla funzione: ricordo quella notte di aver visto all’accampamento decine di bambini tutti con gli stessi tratti somatici, la stessa faccia  insomma del santone, sarà mai una coincidenza?

Non è certo facile essere uno dei Bogomili e prendere parte alla danza: essi non cercano pubblicità e arrivare tra queste montagne è un impresa che sa di epico. Ma io me la ero studiata bene e nel 2013, spacciandomi per un novello Bogomita del Sud Italia, bluffando a mio rischio e pericolo con la lingua e un’altra serie di balle ben assortite, inerpicandomi prima a piedi, poi in seggiovia, poi su un cavallo affittato da alcuni rom e infine smarrendomi a piedi su una montagna dentro un temporale, alla fine raggiunsi l’accampamento dei Bogomili, giusto la notte prima della cerimonia del Paneuritmia. Era come trovare ad una sorta di Woodstock ancestrale, più folle, più fuori dal mondo.

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Quella notte le Montagne d’Acqua fecero sentire tutta la potenza del loro etimo e non smise un attimo di diluviarci addosso: la mattina non avevo una sola parte del corpo o un solo indumento che non fosse fradicio di pioggia. Ma poi si alzò il Sole e ballai fino al tramonto sul lago sacro del Fegato insieme ai miei amici Bogomiti.

panueri

E’ tutt’ora una delle cazzate fatte in vita mia di cui vado più fiero

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