Le montagne maledette. Giorno 2- Il viaggio in battello più bello d’Europa

Il “furgon” lascia Scutari alle prime luci dell’alba per deviare subito a nord-est su una pietraia gibbosa e piena di buche che con molta fantasia può essere definita una strada e non smetterà un minuto di far sobbalzare come una pallina da ping-pong il malandato veicolo per 3 lunghe ore, nelle quali tuttavia, forse per sfinimento , riesco un po a fare una cosa scansata la notte prima: dormire. Sono stato preso in ostaggio dal padrone del ristorante e i suoi amici per una degustazione forzata ma offerta della sua articolatissima collezione di rakia, una fortissima grappa locale. Stamattina servo a poco ma tiro avanti. Il paesaggio si fa subito bellissimo: le paludi del lago di Scutari lasciano il posto a colline di roccia bianca calcarea in cui la Driina ha scavato delle doline piene di acqua verde bottiglia, in un susseguirsi di bacino fluviali e laghi nel cui mezzo corre la pseudo-strada. Negli anni del regime questa zona è stata sottoposta ad un intenso sfruttamento minerario e, poco prima di arrivare a Koman, il furgon inforca un tunnel dentro una miniera che pare davvero sul punto di crollare. Ma all’uscita ecco la diga e la gola di Koman, con un molo dove c’è ad attenderci una chiatta fluviale residuato del socialismo reale.

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Aspettavo da tempo di essere qui, ora si è aggiunto un motivo ulteriore : il governo albanese ha stanziato la costruzione di 3 nuove dighe più a monte che finiranno col prosciugare il bacino e renderlo un rigagnolo impossibile a essere solcato da qualsivoglia battello. Insomma questo posto bellissimo scomparirà forse a breve. Nondimeno ora è bellissimo, una barca della fantasia che salpa per un mondo remoto e misterioso. E poi è molto divertente essere qui: ogni posto si caratterizza per una sua atmosfera, questo ferry boat scalcinato si mostra per essere un trip da backpackers sciroccati, viaggiatori zaino in spalla con un’ idea ingenua e rilassata della vita come molto spesso l’età anagrafica concede di poter fare; mi piace stare con loro, mi donano serenità e fanno sentire una sorta di loro zio putativo. Ci sta un simpatico ragazzino genovese arrivato fin qua con una vespa arrugginita; un marcantonio danese che gira il mondo in autostop da 10 mesi e che passa le notti su un’amaca, accendendo il fuoco con un surrogato moderno della pietra focaia: bello come un Apollo, ha sedotto e abbandonato la notte prima una punkabestia tedesca che viaggia con due cani al seguito, gran bel pezzo di carne anche lei. Oddio l’ha sedotta ma si accinge ad abbandonarla , timoroso che lei possa essere d’intralcio al suo planning di girare il mondo in autostop: in effetti, quale automobilista caricherebbe mai a bordo per un passaggio due persone con due cani al seguito?? Ma l’operazione di disincagliamento si rivelerà oltremodo perigliosa e foriera di conseguenza bizzarre…..

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Una sirena annuncia che la nave sta per salpare, si parte ! All’ultimo minuto una scalcinata banda di motociclisti tedeschi obesi segnati da molte primavere e molti litri di birra monta su con i loro bolidi accesi sulla tolda della chiatta. Metallari ideologici, stretti in tutine da bikers che fanno a cazzotti con la loro silhouette, srotolano sulla prua del natante un vessillo di Ozzy Osbourne ai tempi dei Black Sabbath in combo con una sorta di urna cineraria atta a contenere i resti della stessa rockstar, a cui innalzano calici di birra………temo per un attimo di andare incontro ad un potenzialmente disastrosa gaffe ma mi viene da far notare che la recente ecatombe di rockstar d’annata abbia finora risparmiato il povero Ozzy, ancora vivo e vegeto fino a prova contraria. La risposta non tarda ad arrivare: il loro mito di gioventù Ozzy è si formalmente vivo ma da quando si è messo a girare le sit com su MTV è clinicamente morto , lui è morto ma non sa di esserlo; eppure loro che gli vogliono cmq bene, quando sono in un bel posto, tirano fuori la sua urna cineraria (di cui sono i Sacri Custodi) per fargli prendere un po d’aria….Tutt’appost. In effetti una cosa giusta la dicono, il posto è davvero magnifico:

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il battello risale rantolando per oltre 3 ore entro gole strettissime adornate da cime aguzze altissime di bianco calcare come la roccia caprese o meglio le Dolomiti. Bisket’i Nemuna, le Montagne Maledette sembrano osservare circospette dall’alto la scalcinata brigata che avanza sul fondo valle. All’ attracco, altre due ore di sterrato e siamo accampati a Valbona, un posto isolato dal mondo e straordinariamente bello, ma per questo ultimo aspetto faccio parlare le immagini….

risalendo il Koman Lake

 

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