Le montagne maledette. Giorno 4- La “conquista” dell’inespugnabile Theth

Se fossi nato in Albania mi chiamerei “Skop i vogél”, traduzione ovviamente di Palillo suggeritami dalla guida Adanes prima di salutarmi e lasciarmi qui con il cavallo Ballash, ai piedi delle Montagne Maledette, poco meno di una ventina di km alla metà. Per la verità, poco ci manca che non siamo manco più in Albania, giacché il confine col Montenegro corre proprio sul crinale della montagna sovrastante mentre quello col Kosovo è sul lato opposto della valle. Ma conta poco la geopolitica: sono nelle Montagne maledette, tutto il resto è terribilmente lontanofoto 1-3

La strada proseguirà su questo alveo di un fiume in secca per altri 4-5 km, prima di inerpicarsi seccamente sulle fauci di quel monte sullo sfondo, il Jeserca. Da li, da qualche parte dovrebbe starci il passo di montagna da scavalcare per immettersi nella valle di Theth attraverso una ripida discesa.

Ad ogni modo non soffro la solitudine Devo dire che questa ascesa alle Montagne maledette pare una sorta di Gran premio della Montagna per scioccati,anzi  una riedizione della Corsa più pazza del mondo per personaggi che paiono usciti dal “Grande Lebowsky” e si industriano in modo bizzarro a scalare la montagna. Avanzando con Ballash, i primi che becco sono due, una coppia, di quel gruppo di motociclisti panzoni tedeschi trovati due giorni prima in battello, per capirci quelli che girano con “l’urna cineraria” di Ozzy Osbourne..: li vedo e li sento gemere in lontananza sul greto del fiume dove si sono impantanati con la moto . Sulle prime, godendo i gemiti, penso si stiano facendo una chiantella e che quindi il mio arrivo col cavallo possa suonare oltremodo inopportuno. Poi intuisco che hanno rotto la moto e stanno quasi piangendo, con lei che impreca malamente contro il compagno; per inciso non riesco proprio a immaginare dove sperassero mai di andare con quella moto atteso che poco dopo la strada si inerpica  quasi verticalmente. Ai piedi della salita più ripida una fattoria, dove un gruppo di pastori è intento nella tosatura degli ovini

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Qui raccatto invece gran parte dei maschioni della sera prima, quelli che dicevano di potercela fare senza il cavallo e con lo zainone sulle spalle: ora a gruppi di 3-4 giacciono rovesciati a pancia in su sugli zaini come vaccarelle di San Giovanni, in primis il turco che faceva più di tutti il gallo sulla munnezza e ora pare aspettare solo un defebbrillatore o una morte dignitosa. Più in alto ribecco il mio amico danese che ha passato qui la notte su un amaca per sfuggire alla tedesca che lo cerca coi cani a fondovalle, in compagnia di un esperto personaggio locale che mi fornirà una serie di consigli molto utili sul cavallo e ci saprà indicare un roveto pieno di squisite fragole di bosco

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E’ chiaro che in un tale contesto bizzarro di sciroccati, io che già di mio un discreto personaggio dovrò esserlo, ora col cavallo al seguito a fare “het-het-pisc-pisc” posso dire alla grande la mia e catturo subito la attenzione e la fantasia di due milfone norvegesi le quali impazziscono con sta storia del cavallo telecomandato e prendono a gridargli “het het” a gran voce facendolo sbizzarrire e costringendomi a usare il tasto “sgarmoooshhh”, quello per cui il cavallo si paralizza e non cammina più. Contando che eravamo in un punto ripido e già allo tremo delle forze, me ne vado maledicendo ste due idiote che paiono contemplare sta scena del cavallo in preda ad una sorta di eccitazione saffica.

A questo punto arriva nel bosco, scendendo dall’altro crinale, il che ci fa intuire che non deve mancare molto alla vetta, un tizio tedesco che pare uscito dal grande Godot: magro come un chiodo, capelli lunghissimi, cammina nel bosco solo con un paio di scarpe sfondatissime e completamente nudo. Dice di essersi bagnato in una fonte poco più sopra ma che la corrente gli ha inavvertitamente portato via i vestiti, poco male perché così assapora meglio il feeling con la natura, e così lui ora scende bello bello col pesce da fuori nel bosco in direzione opposta alla nostra….chissà cosa sarà mai accaduto più a valle quando avrà beccato le milfone norvegesi. Ad ogni modo la vetta non è poi lontana, la vegetazione si dirada e lascia il passo alla nuda roccia, che assume delle conformazioni davvero inquietanti man mano che si sale verso il passo Valbona (ecco il video) 

Il povero Ballash, su strade accidentate e che salgono quasi in verticale, dimostra tutta la sua perizia e grandezza, commuovendomi diverse volte per la vocazione al sacrificio e il suo sguardo tenero. I cavalli sono degli animali davvero di una bellezza e un fascino magico

 

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E ci siamo, ecco il passo in quota e poi la discesa a capofitto verso Theth, nella quale siamo sorpresi anche da un immancabile acquazzone, ma riusciamo a riparare in un bosco di altissime quercie

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Ed eccola sullo sfondo Theth, apparire con le sua case sparse in fondo ad una vallata che pare un buco, la tana di un animale. A poco a poco cominciano a prendere forma anche la bellissima chiesa e la famosa Torre della Segregazione, una sorta di tribunale arcaico per tutti gli abitanti della valle, dove venivano decise controversie in baso alla legge del Kanun, una sorta di legge del taglione in vigore fino ai primi anni’80 e mai completamente dimenticata.Theth-Waterfall-Jeep-Tour

L’indomani trovo anche il tempo per un bagno in una isolata e magnifica cascata, ma dopo le 8 e passa ore per arrivare qui, mi pare una passeggiatina da niente

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Eccomi a te, inespugnabile Theth, è stata un’emozione bellissima giungere fino a te

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Ricorderò sempre con infinito affetto il mio cavallo Ballash, riguardo al quale credo si addica un modo di dire imparato in queste valli

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“Puoi piegare un albanese quanto puoi piegare una montagna”

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