Il vaso di Pandora – Prologo

Esistono miti e leggende con cui siamo abituati a convivere, fanno parte del nostro sapere comune e spesso siamo abituati a relazionarci ad esso come a delle favole, magari perché appresi per trasmissione orale dai racconti di nonni e genitori (operazione che uno come Levi Strauss classifica come la forma più alta di cultura, preferibile a suo dire pure alla cultura accademica generalmente intesa). Il punto di rottura è mio avviso un altro: la mia impressione è che siamo abituati a relazionarci ad esso fuori dal tempo e dallo spazio, come se queste storie fossero ambientate in un tempo indefinito e soprattutto in un luogo utopico, non collocabile geograficamente. E invece no, i miti, almeno quelli del mondo classico ma non solo, trovano sempre una loro area di riferimento precisa, una “geolocalizzazione” possibile diremmo oggi con questo brutto neologismo, magari posta ai confini del mondo come era al tempo conosciuto ma esistente. Pensiamo ad esempio agli antichi Greci, creatori di tanti miti: il loro mondo conosciuto e pensato

trovava ad ovest un limite invalicabile nelle Colonne d’Ercole, ubicate dalle parti di Gibilterra, oltre le quali si apriva una distesa d’acqua sterminata e impossibile a solcarsi con le navi dell’epoca, eccezione fatta per gli abitanti di un continente remoto e misterioso situato nel bel mezzo dell’oceano e forse poi spofondato in esso. Ed ecco il mito di Atlantide, il Continente perduto.

Guardando invece ad est, il mondo dei nostri avi Greci finiva oltre l’Ellesponto e il Mar Nero, al di là della penisola anatolica, ove si innalzavano pinnacoli di montagne altissime e invalicabili, imbiancate da nevi eterne ed irte di rupi e orridi spettrali: il Caucaso.

Qui, in questa landa ai confini del mondo come conosciuto allora (ma per la verità parecchio sperduto è difficile a raggiungersi ancora oggi), trovano vita e ubicazione una serie infinita di miti del mondo classico e non solo: i Greci collocavano qui la porta dell’Inferno ma anche ma la casa del Sole, qui in Caucaso vennero Giasone e gli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro, passó Eracle alle prese con le sue fatiche, si industrió Prometeo e fece una brutta fine,

Medea si cimentoò in un Masterchef di cucina piuttosto brutal e su queste ispide montagne si fermò pure l’Arca di Noè perchè pare a valle che pioveva parecchio, ma quella è un’altra storia. Insomma questa terra incastrata tra il mar Nero e il mar Caspio è una sorta di luna-park per chi ha voglia di giocare coi miti antichi. Primo! Tengo una tara genetica per ste cose ed eccomi che arrivo!

Il viaggio non è dei più agevoli e ci arrivo con una combinazione piuttosto bizzarra di fattori e vettori quello che ho ribattezzato il “fattore K”. Adesso sono in volo per una città polacca chiamata Katowice, nota per aver dato i natali a Giovanni Paolo II e poco altro. Da lì avrei una coincidenza per una città della Georgia che inizia sempre con la K, chiamata Kutaisi, dove appena sbarco devo trangugiare una di quelle squisite focacce al formaggio chiamate Kachapuri. Spero solo di non perdere la coincidenza perché la orribile Wizz air non garantisce copertura per i ritardi e non vorrei trovarmi bloccato in Polonia a scrivere il diario di viaggio dall’oratorio dove papa Woytila giocava a calcetto con i compagni quando era chierichetto, suonerebbe un po’ riduttivo viste le premesse….. Ad ogni modo think positive e go to Kutaisi. Il nome non dirà molto e d’altra parte si tratta di una minuscola cittadina so piedi di altissime montagne, ma lo immaginereste mai che qui trovano collocazione due dei più noti miti del mondo classico? Si perché un tempo essa era la capitale della Colchide e qui arrivarono Giasone e gli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro, e anche io anni dopo, constatando che esso esiste davvero e affonda la sua veridicità storica nella usanza di setacciare i fiumi rigonfi di oro con pelli di caproni. Da queste parti terminai appunto 4 anni orsono il viaggio cui sono più legato appunto dedicato al Vello d’oro, e oggi quel punto di arrivo diventa un nuovo inizio, alla ricerca di qualcosa di diverso. Si, perché un altro incredibile mito ha sede proprio qui.

Esisteva un tempo un uomo di bell’aspetto e straordinaria intelligenza a nome Prometeo

Munifico e coraggioso, Prometeo ritenne che il Fuoco gelosamente custodito dagli Dei fosse un elemento troppo importante per la razza degli uomini e così pensó di rubarlo ad essi, venendo a compiere la sua impresa proprio qui nel Caucaso, ove il fuoco irraggia la terra dai suoi vulcani e dalle tante fontane di nero petrolio. Tutt’ora il nome di Prometeo è metafora di progresso e coraggio. Ma di quest’avviso non fu Zeus, il quale imbestialito dal furto di Prometeo, lo catturó e lo fece incatenare ad una rupe, ove un’aquila gli mangiava di giorno il fegato che la notte ricresceva. Ebbene la rupe ove Prometeo fu incatenato è posta qui, sopra Kutaisi pare, vado a verificare e vi dico.

Ma non è tutto: anni dopo da ste parti passa Ercole che, commosso dalla raccapricciante scena, decide di liberare il malcapitato ed andarsene a braccetto con lui.

La vendetta di Zeus non tarda a manifestarsi ma stavolta è indirizzata non più al solo Prometeo bensì a tutta la razza umana e, nell’ordirla, probabile che il te degli dei si avvalga della consulenza di qualche eminenza femminile di corte, tipo qualche dea dell’olimpo come Diana o la sua consorte Giunone, attesa l’astuzia tipicamente femminile del piano. Prometeo aveva un fratello, tale Epimeteo, tratteggiato al l’esatto opposto di lui: brutto nell’aspetto, era piuttosto lento nel pensiero e nutriva un invidia feroce nei confronti del più brillante e Valente fratello. Aveva già collaborato con Zeus nel “cantare” il fratello quando egli si era nascosto dopo il furto del fuoco, e ora Zeus coglie l’occasione per rifilargli una subdola “gratificazione “: decide di plasmare il primo esemplare di donna per donargliela in sposa e nel farlo non bada a spese. La crea bellissima, e predispone che ella venga istruita da Venere all’arte dell’amore e da Diana a quella dell’arguzia .

Il fesso di Epimeteo, un cesso a pedali che non vedeva una femmina manco col telescopio, si trova sta figa stratosferica nel letto e svalvola proprio con le chiocche: ringrazia Zeus e gli dei con la faccia per terra e incatasta malamente sul matarazzo il loro bellissimo dono, manco facendo caso alla strana dote nuziale che ella porta con se, un vaso da non aprire per nessun motivo. Ah, la tipa di nome faceva Pandora e, sebbene fosse la prima donna ad apparire sulla Terra, già possedeva certe doti consumate di “gattamortismo” tipiche del suo genere: ci mette assai poco a “mettere la mutanda in testa” a sto cuofano di marito recapitatogli dagli dei e gli fa capire che per ora gliela fatta annusare, ma d’ora in poi per sganciargliela lui dovrà esaudire un suo desiderio, ovvero aprire quel maledetto vaso. Epimeteo ovviamente tutto infoiato e malepratico come è, si catafionda sul vaso e lo scassa per terra. Da esso escono tutti i mali del mondo che Zeus gli aveva infiocchettato ad arte ed essi prendono a disperdersi per il pianeta seminando morte, guerre, distruzioni, lingue diverse e divisioni tra popoli.

Fossimo in un mito cristiano sarebbe presto detto chr Pandora si chiamerebbe Eva, quello con la mutanda in testa sarebbe Adamo e al posto del vaso di sarebbe una mela. La “location” sarebbe il giardino dell’Eden, ma questo è un mito classico e quindi il set naturale per tutto ciò non può che essere uno: il Caucaso, la terra che ancora oggi più di ogni altra , con la sua storia dolorosa è assurda pare ancora disseminata dei cocci del vaso di Pandora.

Si parte !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...