La Testa mora- giorno 1: la città di Modigliani

“La città di Modigliani” è Livorno, che diede i natali ad uno dei miei artisti preferiti nel 1884

ed è oggi la tappa di partenza di un breve viaggio, della durata di un week end o poco più, ancora in Francia, questa volta nella sua propaggine insulare meridionale: la Corsica, che per la verità di francese ha a mio avviso molto poco o per lo meno ha così tanto di proprio da elidere la condivisione con ingombranti vicini. Ad ogni modo dicevano di Livorno, da cui si parte

Si tratta di una città che desideravo vedere da tempo, attratto dalla sua “alterità”, dall’essere cioè qualcosa di diverso e anomalo in una regione tempestata dalla bellezza come la Toscana. In effetti se ci si ferma solo alla regione di appartenenza, Livorno difficilmente può catturare lo sguardo se paragonata a Firenze o Siena, Lucca o San Giminiano, la campagna del Chianti o la eterna rivale Pisa. Nondimeno, nel suo essere fuori dalle principali rotte turistiche, Livorno conserva una sua originalità ed un suo carattere, una sua forza primigenia direi, che gli deriva dall’impronta di città portuale e a vocazione operaia. Figurarsi che qui nel 1921 è nato, ovviamente da una scissione, il Partito Comunista italiano

non in una metropoli come Roma o Milano dunque, e nemmeno in un polo culturale di riferimento come non so Bologna, ma in una piccola città a vocazione operaia come Livorno. Ed a ben vedere, forse, è l’unico momento o quasi in cui la sinistra in Italia è stata espressione appunto di istanze operaie, rimanendo per il resto ingabbiata in un ribaltamento di prospettiva tutto italiano, quello per cui la sinistra appunto attragga i radical chic della classe borghese (come me per esempio), mentre i ceti sociali più deboli finiscano sempre per propendere per idee reazionarie e di destra, tipo Mussolini, Berlusconi ed oggi la Lega. Ad ogni modo stop con sta politica, mica sono venuto qua per questo!

Son giunto qui altresì per perdermi nel centro storico di questa città, che sorge sui canali come Venezia ed infatti ne mutua il nome, nel senso che appunto il borgo antico di Livorno, il suo insediamento medievale viene chiamato “La Venezia”. È la seconda volta in meno di un mese che mi ritrovo in luoghi che rievocano o perlomeno vengono paragonati alla Serenissima: a marzo nelle Alpi francesi dell’Alta Savoia visitai la bellissima Annecy, e se quella era detta “la Venezia delle Alpi”, Livorno allora potrebbe essere “la Venezia dei poveri”, senza che la definizione assuma una connotazione negativa, anzi. Qui non regnano certo lo splendore e la magnificenza di Rialto o del Canal Grande, anzi è un incrociarsi di canali melmosi dal nome più crudo di “fossi”solcati da piccoli barchini da diporto, ma è un luogo assai più autentico e pulsante della algida ed asettica Venezia, a cui non è stato risparmiato certo il destino toccato a tutti i centri storici di città così belle: quello di diventare dei luoghi del tutto svuotati da quella che era la funzione originaria, abitati solo da facoltosi turisti che non vi vivono stanzialmente e soprattutto non vi lavorano, deprivando i luoghi di quella che era la sua funzione originaria, la sua ossatura. Nei centri storici di Roma, Firenze , Parigi trovi piazze del mercato dove non esiste nessun mercato, vie che rimandano a professioni che nessuno si sognerebbe di svolgere: dei “non-luoghi”, come li ha definiti Marc Auge. Qui a Livorno invece tutto “puzza” di vivo

La gente in questo centro storico vive e si questi canali ci lavora, ci pesca….e poi magari rincasa e cucina delizie come quelle dell’immagine di copertina, che ripropongo qui casomai ve la foste scordata

Questa roba qua si chiama “il caciucco”, nome che dovrebbe derivare dal turco “kucuk “, vale a dire “piccolo”. Quello mangiato in questa osteria era ad essere estremamente riduttivi eccellente: era qualcosa di afrodisiaco, inebriante, un viagra naturale. E lo stesso direi del crudo di mare e dello stoccafisso di questa eccellente osteria, il cui recapito sarò ben lieto di fornirvi se vi interessa . Ottimo anche l’hotel dove ho dormito

appena a ridosso del centro storico è affacciato sui canali, di ottimo gusto e prezzi contenuti, come anche il ristorante e tutto ciò che ho incontrato a Livorno, una meta dove tornerei volentieri.

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