Dove nascono i giganti- Prologo

Diario di viaggio nelle remote Isole Far Oer

Quando Virgilio nelle sue “Georgiche” dedicò un verso alla mitologica “Thule”, chissà se avesse mai immaginato il mito senza tempo e latitudine che avrebbe ingenerato nei secoli a venire. Già, perché quello di “spes nostra ultima Thule” era il motto, il grido di speranza più che altro che i marinai dell’antica Roma urlavano allorquando le triremi dai loro bicipiti sospinte varcavamo le Colonne d’Ercole, collocabili geograficamente con l’attuale stretto di Gibilterra. La “ultima Thule” doveva appunto nell’immaginario marinaresco rappresentare una terra situata a nord, molto più a nord di tutte le terre conosciute, quindi oltre la terra di Albione e le coste dei Caledoni (odierna Scozia). E cosa c’è più a nord, in grado di offrire un ipotetico riparo dalle onde oceaniche e dai venti gelide a marinai alla deriva? Non molto, a guardare una carta geografica (che da quei tempi ad oggi non deve poi essere cambiata molto): Groenlandia, Islanda e…e poi ci sono questi aguzzi sassi lanciati in mezzo al mare, che a metterci molta buona volontà possono essere considerati pure un arcipelago e che costituiscono la meta del mio viaggio appena iniziato. Per voi che leggete, se ne avrete già intuito il nome vorrà dire allora che siete dei fenomeni in geografia e/o dei fanatici del calcio, giacché la rappresentativa nazionale di questo micropaese concorre sempre alle qualificazioni europee con risultati talmente risibili da suscitare solo simpatia e curiosità.

Insomma mi sto andando a cacciare alle Isole Far Oer, 18 schegge di roccia vulcanica saltati fuori nel nulla del mare del Nord, tra Islanda e Norvegia, appena a ridosso del circolo polare artico. Sono state un possedimento danese e difatti sono alla Danimarca tutt’ora collegate amministrativamente anche se sorgono lontanissime da questo paese, come la Groenlandia del resto, entrambe reminiscenze del glorioso passato da navigatori vichinghi dei figli di Re Cristiano.

Ma le Far Oer, coi loro sbalorditivi paesaggi che si schiudono ai naviganti nel bel mezzo di uno dei tratti più flagellato da venti e tempeste dell’Oceano, hanno da sempre alimentato una serie di miti e leggende in quelli (non molti in verità) che sono riusciti fin qui a giungere. Tutto fieno in cascina per me che amo sempre legare i miei viaggi ad un tema mitologico: in pratica qui ho l’imbarazzo della scelta. Le Far Oer potrebbero essere certo la “ultima Thule” di Virgilio e dei poveri marinari romani infreddoliti su triremi alla deriva; potrebbe altresì essere la Terra Iperborea dei Greci ove si irradia una perenne luce e vive un popolo di uomini altissimi dotati di forza e saggezza sovraumana (si tratta di un mito ripreso e distorto in chiave “ariana” all’epoca dai nazisti e tutt’ora dai babbei di Casapound).

Ma ad avventurarsi in queste terre semi-inesplorate e volerne scegliere la mitologia aderente e caratterizzante, non si può che pescare in quella di coloro che sicuramente vi sono arrivati e di esse hanno segnato la frammentaria storia che si interseca appunto col mito. Sto parlando appunto dei Vichinghi e della mitologia norrena, che qui alle sperdute Far Oer trova ancoraggio per decine e decine di pagine di quelle saghe e quei culti. Figuriamoci che la capitale delle Far Oer, che conta non più di 4000 anime in verità, è intitolata a Thor, Thorshavn, che significa appunto il porto di Thor, perché pare che da queste parti il biondone col martello sia passato spesso nelle sue peripezie da Ulisse dei mari del nord. A proposito di Odissea, qui alle Far Oer abita anche il mito delle Kopakonan, le donne dalle sembianze di sirene note più a sud sulle coste scozzesi e irlandesi anche col nome di Selkie. Ma soprattutto, avuto riguardo ai luoghi e alle descrizioni, da queste parti pare che sia avvenuto il Ginnugagap, il “Big Bang” primordiale della mitologia norrena da cui nasce il primo essere vivente, Ymir: un nome che significa “mormorio” o forse “doppio”. Durante un suo sonno nascono da una sua ascella due figli, che accoppiandosi poi incestuosamente danno luogo alle razze dei Ymbrusar, giganti delle nebbie e delle brume, e dei Ayutamana giganti del fuoco, che si combattono incendiando con lava e disseminando di bruma una terra perennemente avvolta tra le nebbie. Quando Odino, padre di Thor, uccide Ymir e la sua turoe discendenza incestuosa, il mare si colora di sangue e resta tale per tre settimane, ma chi beve quel sangue darà alla luce una nuova progenie che ripopolerà quelle terre ostili……Ogni dato coincide: le Isole Far Oer sono la terra dove nascono i giganti.

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