Dove nascono i giganti- giorno 3: Far oer, ultima Thule o ultimo paradiso?

Già , come direbbe Marzullo, la domanda NON nasce spontanea, perché quello delle Far Oer identicate come la mitologica “Ultima Thule” è un punto di domanda cui non so dare ancora una risposta e spero di riuscirvi strada facendo; tuttavia l’interrogativo iniziale si arricchisce di un nuovo fattore messo a fuoco non appena sbarcato dall’aereoanzi ancora prima, nel corso di un assai suggestivo volo di avvicinamento a questo remoto arcipelago

Insomma viene da domandarsi subito : “ma queste Far Oer sono o non sono il Paradiso?” La bellezza divampa subito agli occhi prepotente, un senso di smarrimento coglie lo straniero che tocca terra qui, pervaso dalla sensazione di essere giunto alla fine del mondo o forse su un altro pianeta inesplorato.

Ecco, dovendo rispondere alla domanda se questo sia o meno il paradiso, direi di no: il paradiso è da sempre descritto come un luogo accogliente, dalla natura dolce e radiosa. Le Far Oer sono sin da subito tutto tranne che questo. Muraglie aguzze di roccia vulcanica si ergono dinanzi al visitatore come strati di un golgota infernale o meglio come balze di un inferno dantesco , ammantate solo di un verde indistinto manto d’erba che le copre in ogni centimetro. Un tappeto universale ma anche unico, nel senso che alle Far Oer cresce solo e soltanto erba. Non una pianta, non un solo albero in nessuna delle 18 isole: il vento che le sferza prepotente, la pioggia che si riversa copiosissima per 300 giorni all’anno, la salsedine delle mille tempeste che qui si scatenano, non rendono possibile la crescita di alcuna altra forma di vita. Anche tra le specie animali, non vi è alcun mammifero autoctono delle Far Oer, persino le pecore che brucano l’erba a milioni non sono originarie di qui

A proposito di mammiferi, le balene nelle acque circostanti si agitano in gran numero, dando il pretesto agli indigeni per un caccia fusa con una sorta di ritualità religiosa che per secoli ha costituito la unica base di nutrimento

Ecco un’altro punto di rottura col Paradiso: li la vita è immaginata come serena e dolce, come in un soleggiato giardino ricolmo di frutti; alle Far Oer la vita è sfida. I villaggi sparuti siedono in fondo a profondi fiordi ove provare a ripararsi dalle mille tempeste che la depressione nord-atlantica qui scatena . Le case , persino le case hanno i tetti ricoperti di uno strato di erba spesso, che da un lato inumidisce il tetto ma dall’altro evita guai peggiori

in quanto che l’erba fa scivolare via la gran parte della massa d’acqua che vien giu dal cielo e che la Corrente del golfo gentilente recapita qui. In tale fenomeno risiede tra l’altro la possibilità che queste isole, situata ad una manciata di miglia dal circolo polare artico possano essere, seppure a fatica, abitabili dall’uomo: senza la Corrente del golfo che risale calda dal mar dei Caraibi, posti come le Far Oer o l’Islanda situati a latitudini così alte sarebbero del tutto inabitabili. Immaginatevi che alla stessa latitudine in Nord America, dove detta corrente calda non arriva, giacciono in Canada luoghi come la Terra di Baffin o il Nunavut, abitati solo da orsi polari e da qualche coraggioso eschimese.

No, non è questo il Paradiso almeno per come siamo abituati a rappresentarcelo noi occidentali. Ma di certo siamo in un luogo dalla sconvolgente bellezza, un luogo che atterrisce lo spettatore il quale, nel contemplare queste montagne che si ergono come a strati dall’oceano, crede di essere giunto alla fine del mondo o su un altro pianeta. Le Far Oer sembrano uscite in effetti dalla penna di uno scrittore o un regista di fantascienza, mi hanno ricordato sulle prime le ambientazioni di quel film di Nolan “Interstellar” o ancora meglio quelle di una fortunata serie tv di cui non sono un appassionato ma che riscuote enorme successo, quel “Game of Trones” con le sue atmosfere da saga norrena. Ecco appunto le saghe e la mitologia norrena costituisco forse la chiave di volta per capire queste isole. Chissà, magari in quella cosmogonia il paradiso corrisponde ad un posto così. Lo scopriremo strada facendo . Per adesso di strada ne faccio non poca io bordeggiando il lago di Miovagur fino al punto in cui incontra il mare , separato solo da un segmento di roccia. Le isole intorno circondano la visuale come i denti di una balena, gli uccelli volano tutto intorno con versi del tutto diversi da quelli del bacino del Mediterraneo, e non potrebbe essere altrimenti visto l’ecosistema del tutto differente e di influenza sub-artico. Ci sono sterne polari,sule artiche e pulcinella di mare, che vedrò domani in gran numero in un’isola vicina.

Per adesso me ne ritorno coi piedi gonfi nel vicino villaggio di Sandavagur, dove col mio solito culo ho beccato una guesthouse divina con una stanza che pare affacciata sul Paradiso.

Anzi no, quello abbiamo detto di no: se non possiamo chiamarlo Paradiso, diciamo che è la fine del mondo, che anche geograficamente non è proprio inesatto. Qualcosa mi dice che questo sarà un viaggio che ricorderò per tutta la vita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...