Dove nascono i giganti- giorno 5: Nordic Syren

Esiste anche qui nel lontano Nord delle Isole Far Oer un mito delle sirene, e come da noi nell’Odissea è una storia che unisce Amore e Morte.Le Sirene (o qualcosa che assai vi somiglia) qui prendono il bizzarro nome di “Kopakonan”, che viene mutato poi in quello di “Selkie” un migliaio di km più a sud sulle coste irlandesi e scozzesi dove si celebra lo stesso mito, quasi come a credere che questo nordiche creature mitiche riuscissero a nuotare come balene da una costa all’altro di questo tempestoso tratto di oceano. Ad ogni modo le Kopakonan avevano le sembianze di una foche: questi animali erano considerato dagli abitanti come esseri umani che avessero deciso di porre fine volontariamente alla loro vita gettandosi nel mare. Costrette a vagare senza pace negli oceani, le Kopakonan erano ammesse poi solo una notte all’anno a tornare sulla terra ed era essa la tredicesima notte dell’anno (che nel calendario runico vichingo dovrebbe essere la tredicesima partendo dal solstizio di inverno quindi intorno al 4-5 gennaio, periodo qui di buio totale e tempeste). Quella notte le Kopakonan potevano svestire le loro pelli di foche e sostare poche ore sulla spiaggia per rivedere da lontano il mondo che avevano scelto di lasciare.

Ma un giorno anzi una notte, la tredicesima appunto, un contadino del piccolo villaggio di Mikladur, sull’isola di Kalsoy, attese sulla spiaggia che le Kopakonan salissero dall’oceano e, vedendole svestite delle loro pelli di foca, ne ammirò in particolare una, giovane e di assai bell’aspetto. Decise così di rubare la sua pelle di foca e di non restituirla, sebbene la giovane e tutte le altre Kopakonan lo supplicassero di restituire la sua pelle e lasciarla andare. Ma lui non cedette e la giovane fu costretta a seguirlo nuda alla sua fattoria. Qui la povera Sirena fu rinchiusa in cattività ed il malvagio contadino fu custode gelosissimo della sua pelle da sirena, perché perfettamente conscio che lei non appena reindossata quella pelle sarebbe di nuovo fuggita negli abissi. Divenne presto sua moglie ed ebbero un figlio , ma il contadino continuava a non poter liberare la donna ne a mostrarla agli altri abitanti del villaggio, tra cui si diffusero dicerie e leggende . Un giorno finalmente il contadino si recò a pescare coi suoi amici, dimenticando la chiave della cesta ove teneva chiusa la pelle di foca. Rendendosene conto, esclamò ai compagni :” Oggi perderò mia moglie” e raccontando loro finalmente tutta la verità. In effetti al ritorno la moglie- Kopakonan non era più in casa ma già sulla spiaggia, ove indossò la veste da foca si lanciò tra i flutti. Qui subitò incontrò un esemplare di foca maschio che era stato ad attenderla per tutti questi anni e che non aveva mai smesso di amarla. Prima di accettare l’amore del suo nuovo compagno, la Kopakonan volle riemergere una ultima volta ad ammirare il suo figlio che nel frattempo era accorso sulla spiaggia. In quel momento tutto gli abitanti riconobbero nella foca la madre del ragazzo, che un giorno sarebbe diventato il capo di questo villaggio situato in capo al mondo, a creare una discendenza di uomini- foca, di uomini figli delle Kopakonan, le struggenti sirene di questo angolo remoto del pianeta

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