L’orizzonte perduto – Giorno 4 : Palillo’s adventures

Ieri sera, in un locale di freakkettoni che suonavano Bob Marley, ho letto una interessante massima, esposta sopra una specie di edicoletta votiva a Eric Clapton. In sostanza diceva : ” Se vuoi essere felice per tre ore, ubriacati. Se vuoi essere felice per tre giorni, uccidi un maiale e mangialo. Se vuoi essere felice per tre mesi, sposati. Se vuoi essere felice per tutta la vita, diventa un giardiniere.”

Sulle prime la frase che incuriosisce è quella relativa al matrimonio ed ai tre mesi di felicità che l’istituto sembrerebbe assicurare ma mi permetterei di dissentire perché in fin dei conti tre mesi fanno circa 90 giorni e mi sembra una cifra astronomica perché la felicità possa continuare a propagarsi in tali condizioni ….Più che altro mi incuriosiva la massima finale, quella relativa alla felicità assicurata all life long solo dalla professione di giardiniere, da leggere visto il contesto come ingentilita metafora di chi cerca la gioia nelle cura e la crescita delle piantine di canapa indiana. Io invece quella frase la voglio prendere alla lettera come indicativa di una felicità che sgorga eterna dal contatto con la natura. E qui a Koh Chang di natura ce ne è un bel po in effetti, piuttosto selvaggia e impetuosa anche, non certo facile ad essere ammansita in un giardino ma piuttosto da vivere a contatto diretto tuffandocisi dentro. Ecco, appunto il tuffo esprime il concetto più calzante giacché l’attrattiva primaria dal punto di visto naturistico è data da una roboante cascata che sgorga fuori dalla cima di una montagna. Il suo nome è Khlong Phlu e per raggiungerla bisogna prima arrivare all’ingresso di un’area protetta un paio di km più in basso. La risalita del fiume fino ad essa è da farsi in un bellissimo paesaggio tropicale, dove avviene un incontro sorprendente: mentre mi intrattengo con delle trote che mi ricordavano le caprette di Villa jovis nel loro aver maturato una abitudine alla presenza umana e nell’attendere da essa offerte di cibo, appare proprio sotto lo scoglio sul quale sono appollaiato una tartaruga di fiume di dimensioni considerevoli

Nuota da qua e da la, facendo ogni tanto capolino con la sua testa aguzza dall’acqua

familiarizzo con lei per quasi un’oretta, poi proseguo.

Ed ecco al fine la tonitruante Khlong Phlu , cascata a due balze, in cui l’acqua sembra disegnare come delle curve paraboliche o più artisticamente delle prospettive alla Eschere nel cui “sagrato” è possibile anche nuotare, se avete lo stomaco di attraversare prima la corrente attaccati ad una malferma corda nei pressi di una rapida e inerpicarvi poi su una roccia scivolosissima. Ovviamente non riesco a resistere proprio alla tentazione…..

Esperienza bellissima. Al ritorno mi imbatto anche in un ospedale per elefanti, in omaggio forse al nome del luogo : “Koh” significa infatti isola e Chang vuo dire appunto elefante (che é un animale chiave qui in Thailandia perché usato anche come forza lavoro in edilizia a mo’ di caterpillar, gru e trasporto contemporaneamente). In un discreto pasto in un ristorante molto rustico chiamato “Mik Mak” (che oltre ad essere il contranome di una famiglia di Anacapri è anche un popolo di nativi americani), socializzo con una famiglia di russi siberiani, consumatori di alcol in proporzioni bibliche e che avevo già ammirato sbivaccati nei pressi della cascata con bottiglie di whisky e vodka alle dieci del mattino…Il capo-famiglia, una sorta di orso della taig, pare assai intenzionato a suggellare un’unione in quel vincolo che darebbe la felicità per tre mesi soltanto tra me e la sua figlioccia (gran bella snacchera devo dire) ma ho un altro progetto imminente e li lascio alle loro interminabili libagioni. Si, perché per il pomeriggio ho deciso di raggiungere in kayak i disabitati isolotti ubicati a un miglio poco più da Lonely Beach, proprio dinanzi al mio resort. La corrente e certi “colli di mare” belli grossi ci si mettono di impegno a guastarmi la festa ma alla fine approdo, sentendomi un po’ come il mitico Gennarino Carunchio in ” Travolti da un insolito destino…etc” alla ricerca della sua Mariangela Melato “bottana industriale “. Scherzi a parte, il paesaggio è davvero paradisiaco e la sensazione di essere l’unico uomo su un’isola deserta, anche se fittizia e legata a pochi istanti, avevo sempre desiderato provarla. E che dire poi di questo tramonto …..

Insomma domani si riprende la strada destinazione Cambogia, con ritmi e situazioni decisamente più hard. Per oggi mi godo ancora la infinita bellezza di Koh Chang, isola che mi è davvero entrata nel cuore

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