L’orizzonte perduto -Giorno 11: la Città dorata

Se vi piacciono le fiabe, conosco un posto dove non avrete bisogno di leggerne ne di scriverne alcuna, giacchè saranno i vostri occhi a disegnarne una da soli con lo sguardo. La fiaba potrebbe forse iniziare così: “Oltre alti monti lucenti e verdi colline, troverai, o Straniero, una città ricolma d’oro ove i templi risplendono come diamanti e sul cui trono siede un Re-Scimmia, posto a guardia del Sacro Buddha d’oro”. Già, in un effetti Luang Prabang significa in laotiano proprio questo: “Immagine del regale Buddha” ed è un regno antichissimo incastonato in un fondovalle di una remota regione di monti altissimi, una città-stato dalla storia millenaria. Ripeto il nome del posto perché credo che, a meno che non siate forti in geografia, non vi dirà molto: Luang Prabang. Siamo nel Laos settentrionale, su una penisola disegnata dall’onnipresente Mekong che qui si incontra o meglio dire assorbe, fagocita dentro se un fiume minore, il Nam Kam. In linea d’aria non siamo lontani come latitudine dal nord della Thailandia e dal Chang Mai, che disterà forse un 200 km, fatti però di montagne impenetrabili e strade tortuose. Chang Mai è assai pubblicizzata dalle agenzie turistiche thailandesi come una “romantica città d’arte” ma diciamo che in tal senso può giocarsela con una Luang Prabang come il Centro commerciale “Porte della Campania” se la vede con una Siena o una Verona. A proposito della città scaligera, capiterà nei miei diversi giorni di soggiorno qui una coincidenza francamente assai singolare ma ne parleremo magari più avanti: per adesso voglio continuare nell’introduzione alla bellissima Luang Prabang.

Diciamo che è una città che vi assorbe circolarmente dall’alba alla notte fonda, ma l’allusione non è a divertimenti notturni sfrenati, perché anzi il luogo mantiene un atteggiamento abbastanza sobria come si conviene ad una città pervasa da una forte spiritualità e che infatti reca un numero enorme di templi e pagode. All’alba potrete qui assistere al Tak Bat

la processione dei monaci in cerca di elemosina, un rito bello e antichissimo, mentre la notte potrete chiudere all’enorme mercato notturno in cerca di qualche pregiata stola di seta o dell’ottimo artigianato prodotti dalle comunità indigeni dei monti circostanti. In mezzo, il resto della giornata ci penserà la storia millenaria di Luang Prabang a riempirvelo. Nata come regno in un’epoca in cui la storia si fonde inevitabilmente con la leggenda, Luang Prabang pare debba la sua fondazione ad un essere mitologico asessuato dal viso rossastro ed il corpo filamentoso. chiamato Phunheu Nhaheu, e raffigurato sopra i frontoni di molti templi. La prima fase della sua storia parla di Re dalle sembianze di scimmie e cervi magici e si interseca con le vicende del popolo tibetano e della zona himalahiana, che in questi monti trova la sua estrema propaggine meridionale. Luang Prabang si è poi conservata come , regno a se stante nelle varie fasi storiche, giungendo all’apice verso fine ottocento con un re tuttora venerato dalla personalità ascetica e meditativa, tale Viseoun. Anche la Francia che colonizzava tutta o quasi l’Indocina francese garantii una sua indipendenza al Regno di Luang Prabang e persino la successiva terribile occupazione giapponese nel conflitto mondiale fece salvi i templi e la storia della città. Un regno ascetico in Indocina incastrato tra le montagne e poggiato su due fiumi già di suo fa sognare la mente e scatena la fantasia: le cronache dei viaggiatori francesi di inizio secolo descrivono con vibrante passione questo regno remoto e mistico in cui chi non volesse avere più niente a che fare con la Francia veniva a trovare rifugio . Figurarsi che ancora nel 1930 ci voleva più tempo a risalire il fiume da Saigon a Luang Prabang che dalla stessa Saigon a Marsiglia . La presenza francese è infatti molto ben testimoniata dalle tante case perfettamente conservate in stile coloniale. Lo stesso istituto di cultura francese è un gioiello in tal senso.

Passeggiando in bici su e giù per la penisola tra il quartieri coloniali e i templi, tra le anse del Mekong e del suo affluente Nam Kam, degustando tesori della natura ingentiliti da sapienti mani di influenza francese, vi sembrerà di stare in un libro di Salgari o un fumetto di Corto Maltese, “Corte sconta detta arcana” o metteteci voi quello che volete se di fantasia ne avete, perché il Regno di Luang Prabang è davvero il Regno della Fantasia.

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