L’orizzonte perduto: Giorno 20: a day at the Royal Citadel, a night in Khaosan Road

Il titolo di giornata riecheggia quello di un album dei Queen e riassume tutto sommato bene due parti distinte ed assai diverse della stessa giornata legato tra loro da un aereo, quello che mi conduce da Hue in Vietnam a Bangcock in Thailandia , da cui l’indomani ripartiró con un nuovo aereo verso una nuova tappa. dunque il risveglio avviene nella città di Hue, luogo che non ha alcun altro motivo di visita se non la magnifica cittadella reale che sorge vicina l’insignificante paesone, nel quale ho il piacere di subire non uno ma due tentativi di furto nella stessa sera, uno solo dei quali andato parzialmente a segno, nel senso che il primo l’ho schivato con la sensibilità di pacca alla Tiziano Ferro che mi ritrovo mentre stava sfilando il portafoglio, per il secondo dove erano in due in una strada buia mi sono accordato per la consegna ai due furfanti di una somma ragionevole per così dire (una 60€ con cui compreranno tante medicine per la propria cura e quella dei loro familiari). Ma tant’è, capita e non è che qua uno può girare il mondo con la forma mentis di un drappano che vota Salvini e trarne odiose conseguenze. Capita, come dicevo.

Dunque la cittadella reale di Hue (che si pronuncia proprio alla napoletana “Ue!” )si tratta di un sito bellissimo, una sorta di reggia di Versailles di un imperatore locale,che provó a spostare la capitale da Hanoi, qui a Hue ed operare una prima riunificazione del Vietnam intorno alla fine del Settecentosecondo uno schema abbastanza ricorrente nei templi e nei palazzi reali di questa area di mondo, la Cittadella è fatta a livelli concentrici uno dentro l’altro, passando da quelli esterni dove stanno i cortigiani per arrivare poi a quelli dei mandarini e dignitari di corte, fino alla corte più interna, dove siede il re e e gli altri unici uomini oltre lui ammessi sono gli eunuchi preposti alla cura dell’harem. Si tratta di un luogo dal magico nome di Città Purpurea Proibita

A proposito di harem, eunuchi e città purpurea (mica tanto) proibite, si è fatta una certa e devo quindi volare verso un altro luogo sede contemporanea se non proprio di harem, per lo meno di Bordelli e lupanare a votamobile, Bangcock. E se al posto dei raffinati eunuchi di corte ci mettiamo i famigerati kathoi thailandesi dalla proboscide basso-ventrale talvolta poco intuibile, forse può tentassi questa strana equazione tra la cittadella reale di Hue in Vietnam e la capitale Thai. Dovendo stare solo una notte, scelgo la via definita con eccessiva enfasi “the centre of backpacking universe” nel fortunato film “The beach” con Leonardo Di Caprio. Beh, diciamo che per dover essere il centro dell’universo dei viaggiatori zaino in spalla, Khaosan Road è un luogo un po’ troppo turistico e banale, con ristoranti dozzinali, venditori di ogni cianfrusaglie, discoteche con musica a palla, bancarelle che vendono scorpioni e tarantole fritte e gli immancabili ircocerci thailandesi metà donna e metà pomo di Adamo che adescano turisti ubriachi obnubilati dal non vedere le troppe protuberanze del loro partner per una notte. ad ogni modo, devo dire che Khaosan Road, al netto delle fesserie dei fumetti con Di Caprio, una certa enorme energia da trasmetterla eccome, con migliaia di ragazzoni di tutte le razze che festeggiano e ballano in strada ogni sera come fosse Capodanno. Bangcock è infatti un po’ il punto di arrivo in una vasta area di mondo di viaggiatori diretti per le mete più disparate, dalla Birmania al Tibet passando per Cambogia e remoti arcipelaghi del Mar delle Andamane. Poi, come si faccia ad arrivare fin qui e con un’infinità di posti belli a portata di mano, starsene gettati tre-quattro mesi su un lettino di un troiao come Phuket, è una domanda a cui forse sapranno rispondere decine di miei concittadini. Io domattina me ne vado in Nepal! Sawadee ka, anzi namaste!

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