L’orizzonte perduto – Giorno 25 : Follow the tiger

“Quando arrivi a vedere la tigre nella foresta, lei ha già visto te”: una variante in voga a latitudini esotiche del più snello ed efficace “Misurati la palluccella” delle nostre parti insomma. Il fatto è che qua il detto può navere un significato non prettamente metaforico ma riferirsi veramente alle abitudini della tigre in carne e ossa, perché qua le tigri ci stanno . Anzi, a dirla tutta la giornata si apre con l’annuncio dell’uccisione da parte di una tigre di un contadino locale in un villaggio poco distante. Un altro ragazzo Tharu impiegato nello staff del resort arriva invece ad annunciare che stanotte appena fuori dal campo sono venuti a “pascolare” i soliti rinoceronti…..io che sono stato sveglio fino a tardi per la verità non ho sentito altra bestia che zanzare e ciavattole. Che siano un po’ dei cazzari sti Tharu? Anche perché cosa altro faccianodi lavoro in dieci di loro in sto posto appare difficile intuirlo, atteso il livello da campo militare della guerra di secessione del cd resort. Ecco questo ultimo complain apre il campo a due considerazioni: la prima è che proprio qui di fronte sta un campo militare vero e proprio dell’esercito nepalese e fin qui chissenefrega…..ma la particolarità è data dal fatto che usini gli elefanti per le loro azioni militari, ne più ne meno come ai tempi di Annibale ed Alessandro Magno. Ad entrare nella fitta giungla infatti, col fango che fagocita tutto e alberi che coprono il cielo, non è vi è blindato o mezzo di locomozione moderno che riesca a rendersi più efficiente di un elefante indiano.

La seconda considerazione o meglio domanda rimasta sospesa è : chi cazzo sono sti Tharu?

Sono l’etnia di minoranza che abita qua, con una lingua, una cultura e anche dei caratteri somatici completamente a se stanti.

Il Nepal è un territorio che ha vissuto per secoli in un isolamento forzato dovuto all’inaccessibilità assoluta del suo territorio, fattore esistente anche al suo stesso interno: figurarsi che in Nepal esistono 72 lingue diverse, molte delle quali di ceppi linguistici completamente a se stanti. Si va dalle lingue del ceppo cinese- mongolo a quelle indoeuropee passando per quelle di influenza persiane: una babele che trova un punto di unione possibile spesso solo nella lingua imposta dai dominatori del secolo scorso: l’inglese. Qui nel Chitwan vivono appunto i Tharu sfuggiti a persecuzioni dall’India e che hanno dovuto imparare a vivere in una terra dalla natura ostile e fino a pochi anni fa fortemente malarica. Ad ogni modo ora l’attaccamento degli stessi al loro Chitwan è fortissimo così come ai loro animali, di cui emulano i comportamenti

La bellissima Peacock dance che imita i movimenti dei tanti pavoni che vivono allo stato selvaggio qui (mi ero sempre chiesto da che parte di mondo venissero). I Tharu maschi portano poi un codino piuttosto bruttino dietro la testa che vorrebbe essere la cosa di una tigre; parlano sottovoce poi per non destare gli animali mentre emulano invece gli elefanti o forse i bufali nella gestione dell’orifizio posteriore, col quale si lasciano andare a continue flautolenze….Ad ogni modo saranno oggi i Tharu a condurmi nella foresta a caccia di animali

Si comincia all’alba con una discesa in canoa sul fiume. Le barche sono ricavate tutte da un tipo di albero locale, una sorta di quercia tropicale, e condotte con un solo Palillo di bambù a fare da timone o leva di spinta sul fondale per le faticose risalite. Ecco proprio il bambù, nei suoi molteplici utilizzi dal cibo all’edilizia, costruisce la base fondante della società Tharu

Avvistiamo subito molti bellissimi uccelli dalle pigmentazioni principalmente azzurre e molti sono pure i coccodrilli

Qui ne vivono di due specie: il più classico “Mushmuggar” che attacca sovente l’uomo ed il più raro Gaviale, principalmente erbivoro ed insettivoro ma sterminato e portato vicino all’estinzione per via del muso puntuto con cui fruga nei fondali e che la demenziale medicina cinese reputa dagli effetti miracolosi. Scuserete lo sfogo ma è la terza o quarta porcata allucinante che sento a proposito di sta medicina tradizionale cinese di sto grande cazzo: strappavano la bile agli orsi tibetani per curare i reumatismi, tagliano il muso a sti poveri coccodrilli per curare non so cosa e pare che tagliano o tagliavano pure il cazzo alle tigri perché dicevano donasse fertilità e potenza sessuale……”Ma chi vi si scopa????” – verrebbe da dire .

Lasciata la canoa, proseguo poi con un giovane ragazzo Tharu (padre a 26 anni già di 4 figli!) per una camminata nel bosco: ammiriamo a decine bellissimi cervi maculati di cui sono ghiotte le tigri, il cui avvistamento ora sarebbe oggettivamente mortale, in ossequio al detto per cui è lei prima a vedere te e al fatto che stiamo a piedi ed ai piedi di Pilato nella foresta, il suo habitat. Ad un tratto pare di sentire pure un leopardo su un albero ….

Visita poi al centro di salvaguardia e cura degli elefanti, che dispone pure di una sorta di nursery con annesso reparto maternità.

Il pomeriggio invece mi dedico per sbaglio ad una attività opposta nello spirito: l’elephant riding per avvistare questi famosi rinoceronti, che però non riesco a vedere. Il problema è tuttavia un altro: i poveri elefanti qui sono invece sfruttati e trattati malissimo dai loro conduttori, degli aguzzini che li riempiono di botte e colpi in testa. Il nostro in particolare è sfinito, piange e barrisce di continuo e nel bel mezzo della foresta, dopo aver guadato un fiume, letteralmente impazzisce prendendo a vorticare e accasciandosi diverse volte a terra. Appare tra l’altro assai innervosito dagli onnipresenti cervi maculati. Il conducente rincara la sua dose di colpi in testa e l’animale prende pure a sanguinare ma niente, gli altri pachidermi proseguono oltre, lui davvero va vorticosamente in tutte le direzioni ma avanti no. La cosa diventa davvero pericolosa perche ci vuole davvero poco a cadere dallo scranno sul quale stiamo seduti in quattro di noi; inoltre un animale così intelligente e sensibile quando impazzisce o si ribella ben potrebbe intuire di sdraiarsi su un lato anziché sulle zampe anteriori e schiacciare il suo aguzzino e noi suoi complici in una bella frittata di stupidì sfruttatori. Il problema è che manco possiamo scendere o saltare giù : stiamo in una foresta fittissima e starebbe da guadare un fiume pieno di coccodrilli …. Alla fine siamo noi stessi, persino i cinesi che sono con me, a supplicare e convincere il tipo dal riportarci indietro, operazione anche questa che si rivelerà non agevole perché il povero animale avrà un altro accesso di follia proprio nel mezzo del fiume ma bene o male la sfanghiamo .

Mi vergogno come un ladro di aver preso parte a questa porcata di elephant ride: non fatevi mai convincere a parteciparvi ovunque voi siate, gli elefanti soffrono maledettamente.

Deluso e irritato da tutto cio, ripiego allora per una passeggiata in solitario nella giungla vicino casa, dove ammiro oltre ai soliti pavoni e uccelli……un bellissimo cobra reale che striscia a poco più di qualche metro dai miei infradito…..crisi di panico e direi che anche per oggi può bastare .

La tigre non ci speravo tanto di vederla ma il rinoceronte, i cui avvistamenti paiono molto frequenti qui, sinceramente ci contavo. Vabbè, mi ha comunque affascinato da morire il Chitwan con questa sua natura lussureggiante e misteriosa che pare davvero uscita da un libro di Salgari o da una novella delle “Mille e una notte”.

E pazienza se l’unico rinoceronte che ho visto è questa qua

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