El mundo perdido – giorno 10: Carthago delenda est

Ci sono luoghi dove non appena metti piede o forse ancora prima senti che ti entrano dentro, e quando te ne vai giuri a te stesso che vi ritornerai. Non è molto difficile che ciò accada qualora visitiate una delle islas del Rosario, e basta anche la più sbilenca e storta delle foto a spiegare il perché

Acque di un nitore impareggiabile, sabbia finissima in molti casi bianchissima, barriere coralline affollate di pesci variopinti, vegetazione lussureggiante, palme da cocco, milioni di uccelli che si danno appuntamento all’alba e al tramonto per un polifonico canto.

Nulla più e nulla meno del classico paradiso caraibico insomma. Eh avete detto niente: l’isola deserta (e paradisiaca) è il luogo forse più ricorrente dove un uomo sogna di trovarsi, e questo da sempre. Il concetto di “utopia” modellatosi nei secoli rimanda appunto sempre ad un’isola, un luogo posto al fuori e capace di affermarsi come mondo a se stante

(anche se a voler far proprio i professoroni, sarebbe più giusto parlare di “ectopia”). La cosa che comunque mi cattura ancor più il cuore è che questi minuscoli atolli corallini (37 in tutto, molti dei quali poco più che scogli) possiedono pure una longeva storia, molto accattivante a leggersi e ovviamente connessa al gigante che sorge sulla costa innanzi: la città che porta il nome di colei che diede i natali ad Annibale, parliamo ovviamente di Cartagena.

Vista da qui tra l’altro o meglio lungo il tormentato tragitto in barca per arrivarci, Cartagena non offre proprio il meglio di se, schiudendo alla vista solo la parte nuova, che presenta uno skyline in stile Miami di grattacieli sul mare, che forse qualcuno troverà affascinanti ma a me sembrano nulla più che una tamarrata.

Con le chiappe che, per via delle onde e della velocità di crociera folle, sbattono sul sedile come manco durante una performance di spanking estremo, riesco comunque ad intuire la geografia dei luoghi ora sonmersi dalla colata di calcestruzzo dei cessi verticali. Quelle che costeggiamo uscendo dal porto sono la Boca Chica e la Boca Granda, una sorta di delta di un fiume sotterraneo, come nel caso di Venezia, che articola una serie di canali che vanno poi a morire nel mare aperto. Essi sono alla base dello sviluppo di Cartagena sin dai tempi della sua creazione.

Ciò che rese Cartagena sin da subito il porto di attracco principale di tutti i galeoni spagnoli proveniente dall’Europa o dall’Africa nonché il punto di raccolta e imbarco per la Spagna delle enormi ricchezze in oro e minerali strappate alle povere popolazioni indigene, era il fatto di essere pressoché inespugnabile. Una flotta nemica che avesse voluto sbarcare lì si sarebbe dovuta andare ad infilare in un vicolo cieco di uno stretto canale (una sorta di fiordo in verità) profondo una decina di miglia marine e ed esposto al tiro di cannone dei difensori da ogni lato. L’incubo di ogni ammiraglio . Solo un uomo riteneva che Cartagine poteva essere presa . Quell’uomo era Francis Drake

in una notte senza luna del febbraio 1586 il Drake, simulando per giorni un diversivo, alla riuscì a far trovare dinanzi al porto 50 navi inglesi pronte a far fuoco sulle navi spagnole inermi nel porto come “fagiani nella tana “, mentre la totalità dell’imponente schieramento di cannoni spagnoli era direzionato verso inesistenti obiettivi. Drake, inventore del lavoro di “intelligence ” militare con la sua serie di efficienti spie disseminate in loco, era riuscito a prender la imprendibile città con un numero estremamente esiguo di morti e colpi sparati da ambo le parti. Si narra anche della insolita amicizia che il lord pirata seppe poi stringere con il governatore spagnolo sconfitto e fatto prigioniero, Alfonso Bravo a cui concesse di accudire la moglie morente. Ma al di la del lato umano interpersonale, il Drake dovette poi mostrare il pugno di ferro agli spagnoli che non ne volevano sapere di sganciare tutti l’oro che custodivano nei loro forzieri. Alla fine, per “far scendere da cavallo” gli Spagnoli e farsi rivelare dove tenevano nascosti i dobloni, al baronetto Francis toccó pronunciare la stessa frase con cui Catone il censore arringó molti secoli prima il Senato Romano :”carthago delenda est”. Cartagine deve essere distrutta: e gli spagnoli cacciarono tutto e subito il cash che tenevano custodito. Pare che il Drake non si fidó di portare l’ingente bottino alla base operativa delle isole del Rosario, dove i suoi colleghi pirati non è che brillassero per rettitudine e onestà, ma imbarcó tutto l’oro su un galeone con viaggio di sola andata per l’Inghilterra. Ma torniamo alle islas del Rosario:ho impressione che una certa vocazione piratesca sia rimasta nei locali che girano per la spiaggia propinando a prezzi con oscillazioni telluriche le varie mercanzie in offerta . Perciò se ci andate, preparatevi a tirare molto sul prezzo, ma alla fine lasciatevi andare : non si tratta di acquistare cianfrusaglia ma questo tipo di delizie appena saltate fuori dalla spuma del mare, come la Venere di Botticelli

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