El mundo perdido – giorno 11: buongiornissimo kafesito

Dovesse mai esistere una competizione internazionale di quel complesso ed eclettico fenomeno socio-culturale conosciuto col nome di “Buongiornissimo kaffee”, beh, senza false modestie, credo che a sto punto della storia potrei gareggiare per un podio o anche qualcosa di più

Parlo della modalità di “Buongiornissimo kaffee” che si esplicita presso terzi, di solito con un augurio o una frase abbastanza trasha mezzo social o da vicino, attraverso l’offerta svaccata di un caffè o di un dolcino, non senza una punta di innocente rattusamma. Ecco di solito mi diletto a fare i “Buongiornissimo Kaffee” a Capri alle amiche che lavorano per negozi e uffici in centro, presentandomi col caffè e le pasterelle dell’albergo.

Stavolta ho deciso di alzare un po’ l’asticella. Poco prima di imbarcarmi per sto viaggio ho appreso che da qualche parte nell’Eje Cafetero, la regione ove si concentra la maggiore produzione di caffè del mondo, vive un mio procugino mai conosciuto prima, che ha installato qui un “jardin exotico” ispirato a principi filosofici mutuati dal buddismo e dove è presente una straordinaria moltitudine di piante provenienti da ogni angolo del mondo nonché da animali rarissimi. Dalla pagina del sito web è dato ad esempio di capire della presenza di tartarughe giganti e piante carnivore. Questo almeno è quanto so in partenza e nulla più….Diciamo che il problema appare il dato che dall’inizio del viaggio non ho ancora assorbito il jet lag, così da ormai dieci e più giorni, qualsiasi cosa abbia fatto la sera prima, prendo a svegliarmi di soprassalto alle 5 di mattina che in Italia corrisponderebbero alla tarda mattinata: è l’ora in cui mi si affollano in testa le idee più brillanti e partorisco disastri. Quello del giorno poggia sulla solida e razionale equazione regione della produzione del caffè- Buongiornissimo Kaffee, insomma comincia a sembrarmi irresistibile l’idea di andare a conoscere il mio cugino nelle alture colombiane senza dargli preavviso, fare quindi un Buongiornissimo Kaffee nella patria mondiale del Caffè!!! Vamos a poner un Buenas dias cafesito!! Adelante! Ora si tratta però di andare un attimo un attimo a beccarlo.

L’Eje Cafetero è una regione dell’interno ad ovest di Bogotà, prevalentemente montuosa e scarsamente collegata col resto del paese, piuttosto lontano dalle rotte turistiche, se per esse almeno intendiamo località come Cartagena e la costa del Caribe, su cui adesso mi trovo.

Insomma, un paio di ore scarse prima del decollo prenoto sto aereo per sta città chiamata Pereira, capitale della regione, da cui poi muovermi alla ricerca del Jardin di famiglia. In volo con sta low cost colombiana a fronte della quale la Ryan Air appare una congrega di frati dolciniani non interessati agli averi terreni, faccio pure la pensata di ordinarmi un nauseante caffè di qualche miscela industriale quando sto giusto per atterrare nel posto dove si coltivano le migliori qualità di esso al mondo: il contrappasso per una tale negligenza sarà una dissenteria che fa rima con compagnia, nel senso che la nostra amicizia perdura ancora adesso. Ma quella delle viscere in tempesta non è l’unica stimolazione sensoriale, per così dire, che avverto non appena sbarco in sta Pereira.

Il primo senso coinvolto è l’olfatto, giacché l’aria ovunque è inebriata di un odore fortissimo di caffè tostato, non dissimile da quello che capita di sentire quando si lascia troppo tempo sul fuoco la macchinetta della moka, che finisce per assumere quell’odore un po’ bruciacchiato

Viene poi coinvolta la vista, giacché dalle sfumature amaranto delle mura di Cartagena appoggiate al blu turchese del Caribe, mi trovo proiettato nel verde più verde di una natura che si mostra subito rigogliosa quasi fino a dare la sensazione di esplodere, con alberi e piante giganti che sembrano voler assalire le strade e i palazzi, come a volersi riprendere qualcosa che da molto poco tempo le è stato tolto: tutta la regione infatti è stata colonizzata ed edificata solo a fine ottocento, essendo prima una fitta giungla.

È poi la volta del mio sesto senso, che non è un potere paranormale particolare ma una facoltà comune a molti uomini e anche donne seppur solo metaforicamente, che è quella roteazione accelerata dei testicoli che mi prende allorquando mi imbatto in una delle categorie che devo dire maggiormente a livello statistico sia riuscita ad innescare tale sesto senso, quella dei tassisti. Ecco, per qualche motivo che mi sfugge, nella amena città di Pereira in Colombia il mestiere di tassista è svolto solo da malridotti ottuagenari, che considerano esso un diversivo saltuario alla partita a bocce ed alle bocce (tante) di vino o aguardiente. Quello che becco io davvero a confronto riuscirebbe a far apparire Vallansasca come un salutista istruttore di cross-fit, con un ciatillo alcolico alle nove di mattina e la prontezza di riflessi di un pachiderma abbuffato di chetamina del circo Togni. Non proprio un bel viatico dovendo partire per una meta sconosciuta in mezzo ad una campagna a tratti simile ad una giungla. Quello che so è che dobbiamo raggiungere un luogo chiamato Marsiglia e da lì attraversare un ponte, operazione che si rivelerà meno scontata di quanto si immagini.

Poi chiedere a qualche passante, visto che manco per il cazzo abbiamo un gps o una semplice connessione a Google maps, che il Vallansasca al volante manco sa cosa sia. Il problema è che del reperimento delle info ai passanti se ne occupa lui e per i primi 3-4 tentativi non ne riceviamo di utili per un semplice motivo: perché lui non formula come domanda il nome del posto dove siamo diretti ma di altri posti a cazzo. Chissà, forse l’indirizzo della sua fidanzata ai tempi del catechismo o del medico di fiducia ove sarà in cura per la cirrosi epatica, fatto sta che ovviamente a domanda sbagliata corrisponde risposta sbagliata dei passanti e cominciamo sto andirivieni su e giù per ste campagne ricolme di banani e canneti, ma del mio jardin exotico manco l’ombra. Quando poi intraversa la macchina nella carreggiata per fare una inversione a U all’ennesima indicazione errata, capisco che si è fatta ora di mandare un po’ a fanculo Vallansasca e proseguire a piedi, dopotutto sento che siamo in zona ormai. E infatti poco dopo, su una via sterrata, riconosco il logo del luogo che cercavo. Do una voce e vedo apparire da un patio una persona con un volto così simile a mia nonna e tanti altri miei familiari da eliminare ogni margine di errore. Anche il tono della voce e la camminata mi sembrano assolutamente quelli che contrassegnano la mia famiglia paterna, circostanza che realizzo solo adesso. Tra l’altro siamo parenti due volte, giacché una sorella di mio nonno sposó un fratello di mia nonna, ed il suo cognome è Ferraro. L’esordio è un po’ imbarazzato per entrambi ma poi ci stabilizziamo presto su una sintonia verso cui si incanalano due viaggiatori, tra mete raggiunte e “ferite di guerra”. Raffaele comincia a dischiudermi il suo mondo con una passione e una dedizione che trapelano da ogni parola e ogni suo gesto: ha ricreato in questo luogo un po’ fuori mano non uno ma una molteplicità di ecosistemi che accolgono migliaia di piante e decine di specie animali. È un giardino Kamala di ispirazione orientale, ove l’elemento caratterizzante è l’unicità delle specie custodite e accudite. Figurarsi che il giardino accoglie persino una palma estinta in natura nonché la pianta di felce più grande del mondo . Ma non siamo che all’inizio delle scoperte: uno stagno all’ingresso accoglie una moltitudine di piante acquatiche di almeno 3 continenti diverse, dalla Victoria amazzonica a specie di Zanzibar ed Etiopia passando per un enorme fiore di loto a sette veli appena schiuso. Si, il loto….semp’iss

Ma ecco che come Castore e Polluce le due custodi della casa si approssimano di buon grado incontro all’ospite.

Vengono dalle Seychelles e a dispetto delle dimensioni sono poco più che teenager di una esistenza che, secondo le stime medie, dovrebbe vederle per quasi un secolo e mezzo calpestare e tosare i prati. Ecco, ricordo questa storia esistente nel mondo del rock circa “i dannati 27” , l’età in cui le rockstar, almeno quelle più trasgressive e nichiliste o muoiono o si redimono dalla loro vita di sesso&vizi.

Per le tartarughe giganti delle Seychelles vale una regola inversa: al compimento del 27 anno (che cade proprio quest’anno!) gli animali diventano sessualmente fertili e atti alla riproduzione. Tra l’altro, piccola nota a margine, ricordo di aver già assistito al sonoro di una riproduzione tra tartarughe e davvero è notevole: urlano ed emettono gemiti peggio dei peggiori assatanati, gli manca solo di dare qualche porcata a denti stretti per essere davvero umane quando trombano.

E chissà sti due giganti quando si accoppieranno che concerto rock che sarà….

La visita prosegue alterando ecosistemi aridi, ove regnano cactus e le acacie

a umidi, dove le regine sono le passiflore e le specie acquatiche ma di certo le guest star più attese sono, almeno per chi è profano come me, loro:

le piante carnivore, capaci di inghiottire pure un uccello, con tecniche di “caccia” così sofisticate da racchiudere in un esile stelo principi di secoli di sviluppo tecnologico umano. Anche se sta da dire che in sto scatto sembro Bocelli che coglie il rosmarino

A proposito di inghiottire chissà quanto avrebbe avuto piacere a farlo con le mie dite la tartaruga alligatrice che siamo andati a scocciare. Ah e per finire il filone trash vi dico che è ospitato in giardino pure un esemplare di black bamboo

Beh a dire il vero neanche il tegu, un combattivo lucertolone argentino, ha gradito molto la visita, mentre più affabile si è dimostrato Thomas, l’iguana australiano. Ma è tempo di andare: mi ha riempito di gioia conoscere mio cugino Raffaele e scoprire la sua “utopia”, nel senso pieno di un mondo a se stante ricreato secondo leggi naturali. Abbiamo anche riflettuto su una certa componente creativa presente nella nostra famiglia e che si esplica in modi diversi nei vari interpreti. E il pensiero è volato subito ad un altro membro della nostra famiglia , creativo e di talento immenso oltre tutti noi altri: il nostro cugino scomparso Gianluigi.

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