Il Vello d’oro – giorno 12: tracce di Tracia

Giorno 12 Un mio amico che vive al Nord Italia mi raccontava di avere spesso la sua quiete e il suo riposo notturno disturbati da due esuberanti vicini di casa veneziani , i quali rapiti da una passione travolgente si lasciavano andare a performance di tipo dannunziani molto rumorose. Capitava così di essere svegliato da grida provenienti dal vicinato del tenore di “pippami la fessa!”… Ovviamente nulla di tutto ciò mi riguarda, tuttavia sono riuscito con tutte altre modalità a rendermi causa anche io di immissioni sonore sopra la soglia di normale tollerabilità e devastare il sonno di un intero ostello. Il contesto e’ l’ostello di Plovdiv, di cui vi parlavo ieri, quello in cui divido la camera con gente di diversa nazionalità. Ad un tratto durante la notte vedo le due ninfe saffiche austriache alzarsi dal loro giaciglio d’amore e avvicinarsi leggiadre al mio letto e poggiarvisi sopra come una farfalla su un fiore. Ma il motivo della visita non risiedeva purtroppo in nessuna delle 1200 fantasie che fino a poco prima io avevo partorito, bensì in un dato molto più prosaico. Una delle due prende a dirmi: “du bist ein grosseeeee bar!” Dove bar andrebbe scritto alla tedesca con la umlaut, quei due punti sopra la vocale, e che fanno significare la parola orso. “Tu sei un graaaaaande orsoooo!” . E il paragone non poggiava ahimè neanche su una mia presunta dolcezza o aspetto da orsacchiotto, che ne so una cosa così. Ero un graaaaande orso perché stavo russando mooooolto forte e non le facevo dormire. A loro dire era qualcosa di infernale. In effetti ho pure il raffreddore sti giorni….a dargli manforte arriva pure la milfona scozzese ugualmente arrabbiata perché la perdita del sonno alterava i suoi bioritmi circadiani e non so quale altro ingrippo stronzo da salutisti del cazzo. Soltanto il musicista francese dorme placido, tutto abbabbiato dai drink che mi ha scroccato….provo a scusarmi e a dire che mi sarei girato sul lato in modo da non russare ma niente da fare. Durante il mio grasso sonno si è già tenuto un processo in contumacia con l’intervento del portiere di notte nelle vesti di giudice, anzi a voler essere tecnici di Ctu, giacché lo hanno esortato a fare un check sonoro e constatare egli stesso l’insostenjbilita della situazione….vengo condannato al l’esilio dalla camerata e mandato al confino nella stanzetta vuota del proprietario, dove posso vedere anche la tv. Stanno trasmettendo un’edizione di un cabaret italiano degli anni’80, si chiamava Fantastico con Raffaela Carra’, il tutto sottotitolato in bulgaro…..Si riparte ciao Plovdiv e a bordo di un bus iper moderno mi lascio alle spalle i monti Rodopi, ove sta la caverna in cui Orfeo discese negli inferi e dove è moto facile sembra avvistare un orso, un orso vero intendo non uno che russa un po’ di più, mannaggia quelle due stronze di austriache! La Tracia comincia ove finiscono i Balcani, e’ un immenso pianoro giallo al termine del quale compare lei, la regina, Istanbul. Vi torno dopo 15 anni e per una via assai insolita. I romani per arrivare qui, che al tempo si chiamava Costantinopoli, costruirono la via Egnatia. Ci si imbarcava a Brundisium, si sbarcava nel l’odierna Durazzo poi si piegava verso il lago di Prespa e la Tessaglia in Grecia fino a Tessalonica e poi la costa dell’egeo fino a qui. La via Palilla e’ molto più bella della via Egnatia: dalla Ciammuria verso la Sorgente dell’Occhio Blu poi su per i monti dell’Albania fino alla piana di Pelagonia poi il Kossovo, la Valle delle Bambole di pietra, le Montagne d’acqua e tutto il resto. Non c’è gara, spiacente per i Romani. Ah Istanbul Istanbul, già mi abbracci con le tue spire come un serpente addomesticato ma solo in parte, e qui altre gesta del prode Palillo sicuro avranno luogo, ma questo, se vorrete, ve lo racconto nella prossima storia di questa mia grande avventura

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