La saga dei chiattilli- cap. II

I CHIATTILLI ED IL PESSIMISMO COSMICO
Nella storia del pensiero filosofico e letterario si rinvengono, almeno a mia memoria, tre tipi di pessimismo : quello leopardiano, riconducibile cioè al Vate di Recanati (che poi a ben vedere appartiene a Scopenhauer) della gioia come pure illusione e che alimenta solo l’effimera brama di altra gioa, quello di Sartre dell’”esisto perché soffro”………e poi sta il pessimismo cosmico dei chiattilli. Si, perché forse non tutti lo avrete ancora colto ma il vero chiattillo è irrimediabilmente, inesorabilmente pessimista. Basta un infinitesimale intoppo, una imperscrutabile circostanza del Fato perché l’intero week-end assuma le forme di una valle di lacrime, un baratro di dolori e lamenti senza fondo . Oddio, non è che il novero delle variabili sia infinito atteso che il vero chiattillo più del mare e della serata non fa, e in molti casi l’una delle due attività basta a escludere l’altra perché è inconfutabilmente vero che il “mare stanca” o al contrario si preferisce tenersi freschi ed in forma per l’aperitivo, operazione che tra maquillage e convocazione di amici per conferme, chi viene , chi no, chi si, piglia pure 4-5 di warm up.
Ad ogni modo fermiamoci al pessimismo cosmico chiattillesco, con Cessy e Zizzy che sbarcano in piazzetta, e qui si spalancano le porte del Cocito infernale. L’interrogativo esistenziale è sempre quello: “Cessyyyy, ma dove andiamo a cena stasera???”
“Zizzy, ma ancora ??? Ha prenotato Boccalony il fidanzato di Commuogly, facciamo tavolo alle 22 da Stuzzichino”.
“Cessyyyy, ma stai da fuori???? Commuogly mi ha confermato che dovevi prendere tuuuu il tavolooooo!!!!! E ora come facciamooo????” Lo sgomento scolpito sul viso di Cessy, non si può che chiedere aiuto al prossimo che non potrà negarglielo vista l’immane tragedia che sta oer consumarsi .
“Madonna, ma come facciamo???? E quale è il numero di telefono mio diooo?? “
“lo si può rinvenire facilmente su google, ad ogni modo chiamo io……ma mi dicono che…..sono pieni”
Il cielo si oscura, il sole si spegne, si squarcia il baratro del pessimismo più cupo cala come una scure sulle loro fragilità teste.
“Madonnaaaaa e ora??? Io lo sapevo che quella Commuogly mi metteva in mezzo a sto casino, da quando si è lasciata con Catetery sta da fuoriiii!!!!Butta addosso a me tutte le responsabilitààaaaaa. E adesso????” “
“Mah signorina, può semplicemente prenotare da un’altra parte”
La voce rotta dal pianto, il tono della risposta irritato di chi deve controbattere ad una provocazione o una palese idiozia “ma doveeeeee????”
“Mah,si contano 117 attività di ristorazione sul territorio dell’isola , il che vale a dire che se una è completa possiamo provare in una delle rimanenti 116”
Cessy e Zizzy si guardano sempre più sgomente negli occhi, sicure ormai di aver di fronte un mostro cattivo ed insensibile che non riesce a comprendere il loro dramma esistenziale in corso, poi uniscono e le forze e, come le eroine di qualche cartone animato tipo le Winxxx quando annunciano qualche incantesimo, gridano all’unisono “ ma doveeeee????”
“Mah se Stuzzichino è pieno, potete provare da Barbablù e i sette dentici, che è molto buono, Dallo Scorfano di Sua Maestà che ha milletordici stelle Michelin, oppure potete provare dall’Ostricaro maledetto che pure ha il suo perché, però per un’esperienza davvero innovativa potreste provare dalla Murena a pois”.
Nessun argomento vale ovviamente a fare minimamente breccia e scalfire la granitica paura di trovarsi impantanate ad una serata fuori dai giri che contano. Non resta che varare la soluzione finale . È Zizzy, che finora ha mantenuto un low profile, ad annunciarla:
“No basta non abbiamo altra scelta, devo per forza chiamare il mio ex Tubettony, che ce l’ha con me per quella volta alla festa di Commuogly mi ammoccai con Capokky e feci ingelosire pure quella puttana di Perizomy”
“Ma sei pazza, Zizzyyyy, quella Perizomy ti schifaaaa, lo ha detto pure a Puzzy che ti schifaaa”
“Si ma tanto la schifo anche io a leiiii, e poi Tubettony fa il tavolo, non abbiamo sceltaaaaa,’lo vuoi capire o noooo???”
Arriva anche la presa di coscienza della irresponsabile Cessy, che si sobbarca una telefonata di mediazione con il cornuto Tubettony, con la eterna spada di Damocle che non assommi al tavolo il conteso Capokky e soprattuto la sua bella medea Perizomy.
Alla fine Tubettony dimostrerà un cuore grande anche più del suo portafoglio e acconsentirà ad aggregare le sciagurate Cessy e Zizzy al suo tavolo, ma il suo orgoglio da leone ferito lo farà optare per un attegiamento distaccato, poche frasi di convenienza ed una freddezza di fondo che Zizzy e Cessy sentiranno per tutta la serata sulla loro pelle, fino a precipitare nell’horror vacui del più cupo pessimismo cosmico chiattillesco

El mundo perdido – giorno 17: Ollantaytambo, la Stalingrado degli Inca

Corre l’anno domini 1536. La campagna di invasione spagnola prosegue trionfalmente, il conquistador Francisco Pizarro risale le valli andine radendo al suolo intere città e sterminando dal primo all’ultimo i suoi abitanti. Poi un giorno le truppe spagnole arrivano qui, in una città chiamata Ollantaytambo, il cui re è conosciuto col nome di Manco Incaa Manco Inca non passa manco per il cazzo di arrendersi, anche perché perfettamente consapevole che gli toccherebbe alcuna sorte diversa dalla morte laddove deponesse pacificamente le armi. Ma per mantenere vivo se stesso e il suo regno bisogna sconfiggere gli spagnoli e l’impresa non pare alla portata dei suoi miseri e mal equipaggiati soldati. Soprattutto pare impossible fermare quella che è l’arma di distruzione di massa dei tempi , la cavalleria spagnola che già a Vilcabamba e a Cajamarca tre anni prima aveva fatto strage a migliaia di nativi, che mai prima avevano visto un cavallo. Atahualpa, re di Cuzco, era stato giustiziato tre anni prima, catturato in battaglia e Manco Inca deve escogitare qualcosa se vuole evitare la stessa sorte. Può giocare solo d’astuzia contro nemici così superiori per armamento. Così ai piedi di quella gigantesca fortezza fa costruire una serie di condotti allagabili ancora oggi visibili . Quando arriva la cavalleria spagnola, guidata dal fratellastro di Pizarro Hernando, si trova un muro d’acqua che gli viene incontro, mentre una pioggia di frecce e lance dagli spalti seppellisce gli sterminatori spagnoli nella tomba che meritano di trovare la vittoria fu netta anche se piuttosto effimera, perché dopo un anno le truppe spagnole si ripresentano con effettivi quadruplicati espugnando facilmente la città e mandando il coraggioso te incontro allo stesso destino del suo predecessore, la decapitazione. Resta comunque impresso il coraggio del valoroso re e visitare ancora oggi i luoghi di quella eroica resistenza assume un fascino indescrivibile anche il paese di Ollantaytambo, appena alla base della imponente fortezza, è assai gradevole a visitarsi, solvato dalle acque del fiume Urubamba che annegó gli spagnoli coi loro cavalli. Col mio solito culo becco un bellissimo alberghetto con vista sulle rovine Inca. A gestirlo è un artista, un certo Wow, che da il nome anche alla pensione, che vanta il libro degli ospiti a suo dire più grande del mondo. Ma l’attrativa principale è data da questa “hall” davvero incredibile, dove stare ore a rilassarsi contemplando gli scavi e ascoltare il rumore del fiume. E poi la cucina locale, lontana dalla “fighetta” Cuzco, capitale della cucina “novoandina” coi suoi bellissimi ristoranti fusion dalle atmosfere patinate. Qui le porzioni sostanziose servite dai fratelli Marquez contemplano piatti dal sapore robusto come il ceviche di trota appena pescata e poi lui, il povero animaletto domestico che qui in Perù è il piatto nazionale. Parlo del cuy, la cavia peruviana, finita nel forno sigh

El mundo perdido – giorno 6 : ”questa è Sparta!!”…..o Recanati?

Già, questa è Sparta, e non è una battuta gettata lì a caso ne un’allusione ad una presunta vigoria belluina dei residenti, i cui modi gentili, placidi e sonnolenti hanno davvero poco a che vedere con il rigore marziale dei Lacedemoni. Questa è Sparta da un punto di visto amministrativo, nel senso che la regione anzi lo stato federale in cui ricade la isla Margarita e altre piccole isole vicine prende appunto il nome di Nueva Esparta. la cosa non può mancare di incuriosirmi e cerco sin dal primo giorno qualcuno in grado di placare la mia curiosità, trovandolo solo l’ultimo giorno in un consunto insegnante in pensione che sbarca il lunario con piccole spiegazioni di storia presso il castello spagnolo di Asuncion, che domina l’isola qui insomma stavano gli spagnoli, piuttosto bene armati come si può notare. Ma i locali insorsero, decisi a rompere il giogo della tirannia, e costrinsero con un furbo espediente la legione spagnola ad una battaglia fuori dalle solide mura e alle pendici del monte che rimiro in foto, che da allora prese il nome di Matasiete, perché la sproporzione tra soldati spagnoli e truppe locali era di sette ad uno, quindi ad ogni partigiano locale fu impartito l’ordine o forse la preghiera di uccidere almeno sette spagnoli , matar siete, Matasiete. Siamo nel 1817, il reame spagnolo da qui a poco avrebbe perso la sovranità su tutto il territorio sudamericano ma Isla Margarita fu il primo territorio del continente liberato dagli spagnoli. La battaglia del Matasiete, nell’epica locale, fu paragonata anche all’eroica resistenza degli Spartani alle Termopili ed ecco spiegato dunque il tonitruante epiteto di “Nueva Esparta”.

A Leonida e gli Spartani, nonostante tutto il coraggio del mondo, toccó come ben sappiamo tuttavia di capitolare contro i Persiani, diversamente che dai Margariteni al Cerro Matasiete. E perché? Facciamo un passo indietro, al “furbo espediente” di cui sopra: al povero Leonida esso mancó, anzi furono i nemici a trovarlo corrompendo il turpe Efialte e spingendolo a rivelargli un passaggio segreto. Qui l’astuzia invece fu un fattore ad appannaggio dei locali, e quando parliamo di “furbo espediente” per far uscire fuori i soldati dal castello parliamo di uno dei prodotti locali maggiormente apprezzati e di altissima qualità da sempre: la pucchiacca. quell’elegante ufficiale a cavallo, a sinistra nella stampa, dovrà presumibilmente essere quel manzo del comandante della legione spagnola, il quale adescato dalla bella eroina locale Luisa Arismendi ad un appuntamento di vrachetta stile “due cuori e una capanna” in un villaggio sperduto , per fare lo splendido come era solito, si mosse con tutto il seguito di cavalieri e soldati in alta uniforme. Era proprio quello che i partigiani locali aspettavano per fargli una bella festa. Chissà, se il coraggioso Leonida ai 300 opliti avesse aggiunto anche qualche bella snacchera greca come sarebbe andata a finire . il castello domina il bel paesino coloniale di Asuncion, nella cui piazza troneggia un tizio che da qui in avanti vedrò penso parecchie volte Simon Bolivar, eroe combattente e liberatore di tutto il Sudamerica, ma di lui parleremo un’altra volta

Proseguo l’esplorazione dell’isola, assai grande e con una densità di popolazione enorme: circa 800 mila una quindicina di anni fa, con l’economia turistica alle stelle; scarsi 400mila attuali, con la crisi e la fuga di massa all’estero. Si stima che 5 milioni su di Venezuelani su 28 siamo emigrati all’estero negli ultimi dieci anni. Questa isola in 20 anni ha dimezzato la popolazione. I centri abitati principali, Pampatar e Juan Griego, per la verità lasciano piuttosto a desiderare con palazzacci e scorci da periferia degradata ed un considerevole livello di criminalità. Scorgo alcune edificazioni che hanno una somiglianza spiccata con le Vele di Scampia. Nella periferia della gradevole Porlamar tuttavia, ho la possibilità e l’onore di essere accolto a casa di una straordinaria famiglia locale, con legami di parentela con una mia amica . Hanno origine italiana, e che origine! Di cognome fanno Leopardi e vengono dalla provincia di Macerata: si, ho beccato seduti a quella tavola in Venezuela i parenti del sommo poeta Giacomo. E vi è di più: sono tutti figli di una incredibile signora che troneggia a centro sala e che conta la bellezza di 105 primavere, cento-cinque!!!! È lucidissima ed in grado di ricordare episodi vissuti di infanzia con quelli che, mi pare di capire debbano essere stati i figli dei figli di secondo letto del padre di Leopardi. Il capofamiglia Silvio, detto Silvio Stone per la sua passionaccia giovanile per la formazione di Mick Jagger, intona pezzi napoletani con questa chitarra locale, detta il Cuatro, mentre le gentilissime sorelle mi servono un dolce di origine napoletana, appreso e tramandato tanti anni orsono da avi italiani appassionatissimi di Napoli e la sua gastronomia. …..Mi pare di sapere che Giacomino sia vissuto e amasse assai Napoli, come no! Loro preparano questo dolce ma non ne ricordano più il nome , avendolo appreso dalla madre . La povera senora Leopardi ultracentenaria, sola depositaria della antica ricetta di avi italiani, lo ha ora dimenticato. Li aiuto a risolvere così l’arcano, mi ci vuole molto poco

Oggi in Venezuela sono stato tra gli artefici di una scoperta che potrebbe riscrivere la storia della letteratura italiana : Giacomo Leopardi amava gli strufoli!!!!