L’orizzonte perduto – Giorno 23: Unbelievable Bhaktapur, la Firenze dell’Himalaya

Il titolo odierno reca già due marchiani errori: il primo è quello di voler affibbiare un aggettivo a Bhaktapur, seppur quello di incredibile, perché per Bhaktapur non ci sono aggettivi; il secondo è quello di voler fare un raffronto suggestivo certo con la Firenze medicea, che nella magnificenza e splendore dei suoi palazzi e corti mi è sembrato trasportato qui ai piedi di montagne eterne e altissime.

A voler trovare per forza un paragone calzante con qualcosa accaduto nella nostra parte di mondo, si potrebbe fare un raffronto allora con la antica Grecia, dove la parte di Atene e Sparta la recitano le antiche città-stato di Katmandu e Patan, in perenne guerra tra loro, e poi sta Tebe che , sul declinare delle due eterne rivali fiaccate dal loro incessante combattersi, emerge a prendersi il dominio. Bhaktapur novella Tebe allora?

La città visse il suo apogeo sotto la reggenza di Re Malla, venuto dall’India come i tanti mercanti che appunto percorrevano la antica via da e verso il sub-continente indiano che qui aveva inizio o fine. La posizione favorevole donó a Bhaktapur prosperità e ricchezza per lunghi secoli tra il 1200 e il 1500 del nostro calendario .

Ritengo importante specificare che la divisione del tempo e degli anni sia diversa rispetto alla nostra perche credo che la misurazione del Tempo sia uno dei fattori principali di comprensione di una cultura: qui il tempo veniva misurato secondo altri criteri

e direi che tuttora il Nepal ha un suo Tempo quasi interiore, personalizzato direi: giammai avrei immaginato che esistono persino i quarti d’ora nella ripartizione dei fusi orari e non so quanti paesi scelgano di adottarne uno simile con frazioni di ore così scomodo rispetto ai paesi circostanti. Ma il Nepal vuole essere e non può altro che essere un mondo a se, così ha rispetto al fuso orario di Roma e dell’Europa occidentale per esempio 3 ore e 45 minuti di differenza. Detto questo torniamo a Bhaktapur

che un suo tempo tragico lo ha vissuto alle 18:31 ora locale del 25 aprile 2015, quando il sub-continente indiano posto oltre la via ha voluto avvicinarsi ancora un po’ a Bhaktapur e all’Himalaya generando un terremoto di sconvolgente potenza che ne ha devastato molti palazzi.

Sebbene le ferite siano evidenti, Bhaktapur rimane un gioiello assoluto e incantevole è davvero non riesco nemmeno a immaginarne la bellezza precedente se, come leggo, nel terremoto è andato perduto circa il 70% dei suoi edifici storici.

Lo stile architettonico mi pare risenta molto dell’influenza indiana con questi rimandi ad animali sacri quali l’elefante e la tigre. Lo stesso simbolo della città è costituito dai cosiddetti “elefanti erotici” riportati vicino la porta di accesso e su molti templi: pare che guidati dalla forza suprema del Dio Ganesh, sti elefanti trombassero alla grande alla corte di re Malla tanto da generare indomabili guerrieri (quelli raffigurati infatti sempre sotto gli elefanti). La commistione tra induismo e buddismo è quanto mai evidente in alcuni edifici

e la stessa concezione architettonica di fondo, con questa sua maggiore spazialità rispetto alla angusta architettura “di montagna” tibetana, rimanda più chiaramente all’India e alle faraoniche piramidi del Taj Mahal per dirne una.

Lo stesso Palazzo Reale di Bhaktapur, detto delle 55 finestre, è tutt’ora accessibile solo ale persone di comprovata fede Hindu.

Come si faccia poi a dimostrare ad un poliziotto di fronte ad uno splendido portale d’oro di essere di una religione anziché un’altra, non ne ho idea. Capisco che un occidentale difficilmente possa apparire di fede hindu ma un locale o più genericamente un asiatico?

Di posti belli come Bhaktapur non ce ne sono poi tanti, è davvero sensazionale anche perché più raccolta di Katmandu, davvero uno scrigno magico fuori dal tempo.

Se poi volete qualche altra dritta gastronomica, allora vi consiglio il “king curd”, uno yogurt burroso fatto con latte di bufalo, capra e yak, il bue tibetano che vive sulle pendici dell’Himalaya.

Lo gustate e tutta la successiva notte la passate in intimità col signor Ginori. Ma parlare di cessi è un affronto alla bellezza di Bhaktapur, quindi chiudiamo con una bella sua immagine, anche perché di brutte non ne esistono