L’orizzonte perduto – Giorno 15: shock the Monkey

La citazione non è scontatissima ma nemmeno di quelle più impossibili e dovrebbe tutto sommato suggerire immediatamente qualcosa a quelli della mia generazione, diciamo dai 34-35 in su. Parlo del “pezzaccio” di Peter Gabriel del 1982 che ovviamente rimanda nel titolo al luogo ove sono arrivato, ribattezzato appunto Monkey Island. Ma incredibilmente anche il senso recondito del testo di quel geniaccio di Gabriel disvela alcuni dei segreti più intriganti di questo sputo di terra gettato nel mare del Tonchino ed ammantato da una giungla assai difficile a penetrarsi. Ad ogni modo tutto a suo tempo e per prima cosa vi inoltro il link della canzone https://youtu.be/CnVf1ZoCJSo

Quando sei su un’isola con altre sole otto persone passi necessariamente ad osservarle e, se riesce, a socializzare un minimo. Faccio subito amicizia con tre simpatici ragazzi sud-coreani, brillanti ingegneri nel sviluppatissimo comparto elettronico del loro paese. Educati e colti, stanno facendo una sorta di last trip insieme, giacchè al ritorno due su tre convoleranno a nozze e sarebbe mio piacere ospitarli in honeymoon con le rispettive consorti in albergo a Capri se, come i mariti sognano di fare, potranno trascorrere la luna di miele in Europa. Il problema è che però le mogli sognano di andare a Cancun e, visto il modo di fare ormai completamente occidentalizzato di questo popolo, qualcosa mi dice che il prossimo visto sul loro passaporto sarà quello messicano. Sta poi una coppia di tedeschi di quelli imbruttiti assai, che non contempla altra idea di viaggio che lo stare sbivaccati su un lettino a bere birra e mangiare würstel e crauti indipendentemente dal fatto che non si trovino proprio su un lago della Baviera. È un’idea di viaggio che portano avanti sin da giovanissimi quando la applicano a posti come Lido di Jesolo o Gabicce mare, poi quando diventano adulti e fanno più soldi (perché li fanno) la estendono a varie latitudini del globo come in questo caso. Ed il caso di specie contempla questa Monkey Island, meta tra l’altro assurta agli onori della cronaca cinese perché a quanto pare qui si sono consumate le gesta di una sorta di “Grande Fratello” coreano o cinese (non ho ben capito). Insomma qua hanno girato qualcuna di quelle troiate tipo “Isola dei famosi” in salsa cinese ed è questa la ragione precipua se non esclusiva che ha attratto sull’isolotto l’ultima coppia di ospiti che manca all’appello, per distacco i campionissimi della brigata. Lui “business man” di Shangai come ama ripetere un secondo dopo aver detto il suo nome, ciuffo alla Elvis Presley e look alla Alex Amitrano per dimenticare le primavere che saranno state già una quarantina, lei una sorta di geisha 2.0 che vive riprendendosi al cellulare anche quando mangia. Diventano subito i mattatori della serata offrendo una sorta di gin coreano e provando a rivivere i luoghi dove nel programma tv si erano consumate le gesta dei protagonisti. In particolare pare che una soubrette della tv cinese sia stata castigata una sera su quella stessa spiaggia alle mie spalle da un campione coreano di short track (quello sconclusionato sport consistente in una sorta di girotondo su ghiaccio e noto per aver una volta assegnato una medaglia d’oro ad una pippa assurda che ebbe come unico merito di essere l’unico a non cadere pur essendo staccato di km dai primi. Pare pure che il nostro campione coreano avesse di short solo il track mentre tutto il resto sia stato di dimensioni ragguardevoli, e la cosa allieta molto il discorso tra coreani e cinesi a tavola, per quel che mi è dato di capire. La mattina, mentre diluvia, il discorso ripiglia la stessa falsariga della sera, con il luogo ove si sarebbe consumato l’idillio tra la soubrette e il girotondista siffrediano coreano eletto a tempio votivo dai due cinesi i quali entrano piutosto in rotta di collisione coi due tedeschi perché loro in quei due unici lettini intravedono il modo d’amore perfetto per le loro eruttazioni eterne contemplando il mare a mo di tricheci nella fase della riproduzione. Sopraffatto da tanto trash provo una fuga sulla montagna a vedere le agognate scimmie di Monkey Island (per adesso solo sentite in un frastuono assordante) ma la vegetazione è talmente fitta che non mi raccapezzo Nel frattempo sulla spiaggia dei famosi diluvia un nevischio di acqua e minchiate che mi fa prendere la decisione di uscire dal reality, comunicando alla “Simona ventura” alla reception la mia volontà di lasciare lo show. Torno sull’isola principale, la bellissima Cat Ba, dove per la prima volta forse in due settimane vedo un bel soleper una serena giornata di mare, lontano dalle melliflue atmosfere di Monkey Island, un posto che a suo modo mi ha shoccato.