Napoli violenta- part 2: l’underwear degli equivoci

Sulla popolare e affollatissima via Toledo, camminavo intento ad acquistare due mutandoni per me medesimo. Mi accosto ad un negozio di una nota casa di intimo, per la verità dubitoso che quella fosse una marca di solo intimo femminile. In effetti la presenza all’interno di sole donne, arragiatissime dai saldi, implementa il mio dubbio, così mi risolvo a chiedere lumi ad uno che pare un commesso, al quale giustappunto domando: “scusi ma questo negozio vende solo intimo femminile, vero?” Lui senza profferire parola fa con la testa un gesto che significa chiaramente “no”, come forse per dire “no, e’ anche da uomo”, così io rassicurato e rinfrancato nello spirito, prendo a calibrare le mie esigenze sulla merce esposta e controbatto: ” ok però guardi io cercavo solo due mutandone senza pretesa, due boxer senza troppi fronzoli, mentre tutti i capi che avete qui in vendita mi sembrano per così dire un po artefatti….” Di fronte a noi in effetti sono in esposizione variopinti tanga, perizoma che richiamano il derma di felini della savana, mutande che esibiscono strani piumaggi….ma a questo punto il Sales assistant putativo esclama : “ma pecche’, teng’ a facc di uno che venne i’mutande io?!?!?” A me non viene di meglio che fargli notare: ” non so, sarò sincero ma non mi sono mai chiesto che faccia abbia chi faccia questo lavoro” Il tipo resta interdetto per qualche secondo, dopodiché controbatte non senza una punta di sarcasmo: ” comunque te lo può accatta o stesso nu bell tanga, cu nu bell parafessa annanz magari…..che tu tiene proprio a facc i chill che stanotte su piglia ‘ncul!” ……che poi stanotte sarebbe pure il mio compleanno.
L’omofobia, un tunnel senza ritorno