Le montagne maledette. Giorno 4- La “conquista” dell’inespugnabile Theth

Se fossi nato in Albania mi chiamerei “Skop i vogél”, traduzione ovviamente di Palillo suggeritami dalla guida Adanes prima di salutarmi e lasciarmi qui con il cavallo Ballash, ai piedi delle Montagne Maledette, poco meno di una ventina di km alla metà. Per la verità, poco ci manca che non siamo manco più in Albania, giacché il confine col Montenegro corre proprio sul crinale della montagna sovrastante mentre quello col Kosovo è sul lato opposto della valle. Ma conta poco la geopolitica: sono nelle Montagne maledette, tutto il resto è terribilmente lontanofoto 1-3

La strada proseguirà su questo alveo di un fiume in secca per altri 4-5 km, prima di inerpicarsi seccamente sulle fauci di quel monte sullo sfondo, il Jeserca. Da li, da qualche parte dovrebbe starci il passo di montagna da scavalcare per immettersi nella valle di Theth attraverso una ripida discesa.

Ad ogni modo non soffro la solitudine Devo dire che questa ascesa alle Montagne maledette pare una sorta di Gran premio della Montagna per scioccati,anzi  una riedizione della Corsa più pazza del mondo per personaggi che paiono usciti dal “Grande Lebowsky” e si industriano in modo bizzarro a scalare la montagna. Avanzando con Ballash, i primi che becco sono due, una coppia, di quel gruppo di motociclisti panzoni tedeschi trovati due giorni prima in battello, per capirci quelli che girano con “l’urna cineraria” di Ozzy Osbourne..: li vedo e li sento gemere in lontananza sul greto del fiume dove si sono impantanati con la moto . Sulle prime, godendo i gemiti, penso si stiano facendo una chiantella e che quindi il mio arrivo col cavallo possa suonare oltremodo inopportuno. Poi intuisco che hanno rotto la moto e stanno quasi piangendo, con lei che impreca malamente contro il compagno; per inciso non riesco proprio a immaginare dove sperassero mai di andare con quella moto atteso che poco dopo la strada si inerpica  quasi verticalmente. Ai piedi della salita più ripida una fattoria, dove un gruppo di pastori è intento nella tosatura degli ovini

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Qui raccatto invece gran parte dei maschioni della sera prima, quelli che dicevano di potercela fare senza il cavallo e con lo zainone sulle spalle: ora a gruppi di 3-4 giacciono rovesciati a pancia in su sugli zaini come vaccarelle di San Giovanni, in primis il turco che faceva più di tutti il gallo sulla munnezza e ora pare aspettare solo un defebbrillatore o una morte dignitosa. Più in alto ribecco il mio amico danese che ha passato qui la notte su un amaca per sfuggire alla tedesca che lo cerca coi cani a fondovalle, in compagnia di un esperto personaggio locale che mi fornirà una serie di consigli molto utili sul cavallo e ci saprà indicare un roveto pieno di squisite fragole di bosco

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E’ chiaro che in un tale contesto bizzarro di sciroccati, io che già di mio un discreto personaggio dovrò esserlo, ora col cavallo al seguito a fare “het-het-pisc-pisc” posso dire alla grande la mia e catturo subito la attenzione e la fantasia di due milfone norvegesi le quali impazziscono con sta storia del cavallo telecomandato e prendono a gridargli “het het” a gran voce facendolo sbizzarrire e costringendomi a usare il tasto “sgarmoooshhh”, quello per cui il cavallo si paralizza e non cammina più. Contando che eravamo in un punto ripido e già allo tremo delle forze, me ne vado maledicendo ste due idiote che paiono contemplare sta scena del cavallo in preda ad una sorta di eccitazione saffica.

A questo punto arriva nel bosco, scendendo dall’altro crinale, il che ci fa intuire che non deve mancare molto alla vetta, un tizio tedesco che pare uscito dal grande Godot: magro come un chiodo, capelli lunghissimi, cammina nel bosco solo con un paio di scarpe sfondatissime e completamente nudo. Dice di essersi bagnato in una fonte poco più sopra ma che la corrente gli ha inavvertitamente portato via i vestiti, poco male perché così assapora meglio il feeling con la natura, e così lui ora scende bello bello col pesce da fuori nel bosco in direzione opposta alla nostra….chissà cosa sarà mai accaduto più a valle quando avrà beccato le milfone norvegesi. Ad ogni modo la vetta non è poi lontana, la vegetazione si dirada e lascia il passo alla nuda roccia, che assume delle conformazioni davvero inquietanti man mano che si sale verso il passo Valbona (ecco il video) 

Il povero Ballash, su strade accidentate e che salgono quasi in verticale, dimostra tutta la sua perizia e grandezza, commuovendomi diverse volte per la vocazione al sacrificio e il suo sguardo tenero. I cavalli sono degli animali davvero di una bellezza e un fascino magico

 

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E ci siamo, ecco il passo in quota e poi la discesa a capofitto verso Theth, nella quale siamo sorpresi anche da un immancabile acquazzone, ma riusciamo a riparare in un bosco di altissime quercie

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Ed eccola sullo sfondo Theth, apparire con le sua case sparse in fondo ad una vallata che pare un buco, la tana di un animale. A poco a poco cominciano a prendere forma anche la bellissima chiesa e la famosa Torre della Segregazione, una sorta di tribunale arcaico per tutti gli abitanti della valle, dove venivano decise controversie in baso alla legge del Kanun, una sorta di legge del taglione in vigore fino ai primi anni’80 e mai completamente dimenticata.Theth-Waterfall-Jeep-Tour

L’indomani trovo anche il tempo per un bagno in una isolata e magnifica cascata, ma dopo le 8 e passa ore per arrivare qui, mi pare una passeggiatina da niente

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Eccomi a te, inespugnabile Theth, è stata un’emozione bellissima giungere fino a te

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Ricorderò sempre con infinito affetto il mio cavallo Ballash, riguardo al quale credo si addica un modo di dire imparato in queste valli

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“Puoi piegare un albanese quanto puoi piegare una montagna”

Le montagne maledette – Giorno 3: In marcia verso l’inespugnabile Theth

Nell’Europa interconnessa dei treni ad alta velocità e delle onnipresenti low cost aeree, esiste un posto che resiste al Progresso come un accampamento Apache all’avanzata dell’Uomo Bianco: si chiama Theth e si trova in Albania . Questa sorta di Stalingrado di un mondo epigonale è difesa meglio che da ogni altra cosa dal suo territorio: incastonata in un fondovalle che pare la tana di un serpente,è circondata da ogni lato da montagne altissime e aguzze, disposte su tre diverse filiere come i denti di uno squalo, Theth è per molti mesi all’anno completamente irraggiungibile per via della neve ed isolata al mondo esterno. Per la verità non è che il quadro cambi drasticamente nei mesi estivi, quando arrivarci è si possibile ma richiede una forza di volontà fuori dall’ordinario. Si tratta di giungere in Albania dalle parti di Scutari, compiere quel viaggio in battello per risalire il fiume, inerpicarsi in fuoristrada fino ad una prima valle montana chiamata Valbona e da qui, dove ora ci troviamo, partire a piedi per un sentiero alpino di 22 km e con un dislivello di 1.800m, con scavalcamento del passo in quota del Qafe i Valbona.

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Per dare l’idea, il sentiero del Passetiello da Capri centro al Monte Solaro misura un 3,5 km per colmare un dislivello sui 300 metri: più o meno quindi la settima parte del percorso per arrivare a Theth.
La sera prima a Valbona, in una magnifica guesthouse dove ogni cosa dai formaggi alla carne al pane è prodotta in loco e l’acqua la si attinge da una sorgente a pochi passi,

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ci si prepara all’impresa e si fraternizza tra i vari ospiti nella attesa di qualcosa di memorabile. Tutti siamo li per lo stesso motivo e si confabula sul da farsi. La via è infatti percorribile con l’ausilio di cavalli da soma per il trasporto dei bagagli, ingombro non da poco su ripide salite di montagne. In molti tuttavia ritengono di poter provare la scalata facendone a meno e quindi con zaini di una quindicina di chili in media sulle spalle, ma sono tutti ragazzi con la metà dei miei anni e guidati dall’incoscienza della gioventù. Oddio, per la verità ci sta pure un turco- canadese sulla mia età e col doppio del mio peso, che fa tutto il gallo sulla munnezza con noialtri checche del mondo occidentale timorosi di dover camminare un po, lui da bambino sui monti della Turchia andava a caccia di orsi con suo nonno etc.. Non arriverà mai a Theth l’indomani. Ad ogni modo a me il noleggio del cavallo pare imprescindibile e quasi ho convinto a dividerlo con me il giramondo danese conosciuto in battello. A questo punto accade l’impresabile, si odono abbaiare dei cani: è la punkabestia tedesca da lui ( gran figo)sedotta e abbandonata, che si è messa ora a cercarlo usando i cani a mo di unità cinofile della polizia per rintracciarlo. Lui piglia e scappa nel bosco come un ricercato mentre le unità cinofile ispezionano l’area tra molti sospetti . Ne ho visti in amore di stranezze ma questa mi mancava
Ad ogni modo arriva l’alba e arriva il mio cavallo: un bel cavallo bianco di nome Ballash mi viene incontro tenuto al morso dal suo simpatico stalliere Adenes . Ho un po l’impressione di apparire agli occhi degli altri escursionisti come il chiattillo insicuro che arriva fuori al locale con il macchinone Porsche, ma sticazzi: l’impresa è già così al limite delle possibilità, impensabile pensare di farcela con uno zaino enorme in spalla. Sta da dire poi che Ballash il bianco cavallo è proprio nu bello quadro di lontananza: da vicino mostra tutto il peso delle sue oltre 30 primavere (45 anni la vita media di un cavallo), non rivela un portamento assai regale su quegli zoccoli usuratissimi, è piuttosto malridotto, martoriato di mosche e zecche e ha persino uno squarcio enorme su una pacca ricucito alla meno peggio, ricordo dell’aggressione, figuriamoci, da parte di un lupo! Ad ogni modo, Ballash non sarà giovane e bello ma vanta una incomparabile esperienza sul campo: trent’anni di servizio ininterrotto, il cavallo conosce a memoria il lungo e accidentato tragitto e, una volta instradato, è in grado di raggiungere da solo Theth dove ad attenderlo ci sarà un nuovo stalliere. In pratica sarà lui a guidare me. Io dovrò comandarlo secondo gli insegnamenti che il suo padrone mi impartisce: in pratica funziona un po come il telecomando di uno stereo, uno di quelli di ultima generazione ovvero a comando vocale. “Het” o almeno qualcosa che così si pronuncia (ignoro lo spelling corretto in albanese) corrisponde al tasto play: tu glielo dici e lui cammina; poi ci sta il fast forward “het het”, con il cavallo che avanza più velocemente. Il tasto pause si aziona pronunciando la parola “pishhh”, come per suggerire la pipì a qualcuno. Poi ci sta il comando d’emergenza, tipo lo staccare la spina allo stereo: la parola “sgarmooshhhh” da gridarsi con estrema virulenza e il cavallo si arresta terrorizzato con le gambe serrate. Tutto sto ambaradan da mettersi in pratica non durante una passeggiata al parchetto ma su un sentiero di una montagna sperduta dell’ Albania. Tutt’appost. Ad ogni modo lungo i primi 3-4 km di sterrato lo stalliere Adenis mi accompagna e proviamo ripetutamente i comandi vocali “het” “pisc”:il povero Ballash sembra rispondere. Incrociamo pure una mandria di altri cavalli al libero pascolo: belli ed eleganti, paiono quasi canzonarlo mentre lui arranca ingobbito, come a scuola col secchiona, ma lui li ignora.

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Poi la strada devia sul greto di un fiume in secca, la guida mi saluta e rimango solo col cavallo e le mie nozioni het-het-pish-pish. Mancano 17 km a Theth.

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Sulle prime penso di essermi imbarcato in una follia, poi mi guardo…solo col cavallo sul greto del fiume, le Montagne Maledette davanti da scalare e Theth da raggiungere…..mi gaso e assaporo un senso di libertà che non provavo da tempo immemore. E parto: “het het”

il terribile passo Qafe i Valbone

 

Strade: Da Roma a Salonicco in 10 giorni

L’itinerario di questa settimana unisce due città accomunate da un passato illustre e per aver dato i natali a grandi Cesari del mondo classico: Roma su cui c’è poco da spiegare e Salonicco, città-natale, nonché punto di partenza nella sua folle avventura di conquista, di Alessandro Magno. La distanza percorsa tra i due capoversi del nostro viaggio sarà piuttosto esigua ma mi sono divertito a “ingarbugliarla” attraverso un percorso assai insolito e che somma tra loro luoghi estremamente diversi

 

Partenza: Roma (o altra località italiana)

Arrivo: Salonicco

Durata: 10 giorni

Budget: da 500 a 1.500 €

Paesi attraversati: Montenegro, Albania, Macedonia, Grecia,  Repubblica del Monte Athos

 

1° giorno: Sveti Stefan o Ulcinj (Montenegro)sveti stefan

Da Roma o altra località italiana prendete un volo alla volta della capitale del Montenegro Podgorica, in cui spendere al massimo il tempo di un caffè (è davvero una città bruttissima) o per lo scalo costiero di Tivat. Possibile ed anche consigliato è il viaggio in nave notturna da Bari alla volta della quasi omonima Bar, da cui tra l’altro sarete assai vicini a entrambe le mete proposte: Sveti Stefan o Ulcinj. Si tratta di due località costiere del piccolo Montenegro, entrambe dotate di un suo fascino. Sveti Stefan (Santo Stefano), un piccolo isolotto unito alla terra da una anoressica striscia di sabbia, si sta costruendo una solida fama come meta di turismo esclusivo, ma non faticherete a trovare sistemazioni accettabili a prezzi assolutamente ragionevoli nei paraggi. L’isolotto (quello ritratto in foto) è davvero bello, anche se un po troppo battuto da fanatici del lusso tra cui spiccano  parvenue russi in gran numero, davvero comici a volte nelle loro pacchiane ostentazioni tutte champagne & salame. ulcinj

Esteticamente meno bella ma per certi versi più affascinante è la vicina Ulcinj, con questa sua bella rocca a dominare una baia sabbiosa. Un tempo covo di pirati ottomani, ora è battuta da un turismo giovanile piuttosto chiassoso, composto in prevalenza da ragazzi provenienti dal vicino Kosovo. Il luogo recupera comunque un suo fascino intrinseco nella rocca medievale davvero ben conservata e per una storia, a metà con la leggenda, secondo la quale fu qui imprigionato dai pirati il celeberrimo scrittore Cervantes, poi liberato dopo la sconfitta degli Ottomani a Lepanto. Un forte indizio in tal senso è rappresentato dal fatto che la bella amata del Don Chisciotte provenga proprio da qui: Dulcinea o Dulcinea, insomma come dire da Ulcinj.

 

2° giorno: Scutari ( Albania)

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In bus da Ulcinj o dalla capitale Podgorica la frontiera con l’Albania è davvero vicina ed è in parte rappresentata da un confine liquido, quello costituito dal lago di Scutari. Si tratta di un bacino paludoso assai in voga tra gli insetti e le zanzare, per cui è vivamente consigliata una protezione repellente. Nondimeno è un posto bellissimo, dove è assai piacevole spendere qualche giorno osservando in barca la moltitudine di uccelli e degustando le famose anguille locali. Scegliete di alloggiare presso la sponda albanese, magari nei dintorni della città di Scutari, evitando il troppo soffocato centro. Un curiosità: questa bella ansa del lago prende il nome, tra la popolazione locale, di “Sofia Loren”, perché le protuberanze osservate da un punto prospettico diverso e più alto sono due….il resto lo lascio intuire a voi

 

3° giorno: Lago Koman-Valbona

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Questa giornata trova un senso, più che in una meta da raggiungere, nel viaggio per arrivarci: uno dei più belli che avrete mai vissuto, l’ultima avventura d’Europa come è stata definita dal Guardian. Si tratta davvero di una chicca per viaggiatori amanti dell’insolito, quindi prestate bene attenzione se siete interessati ed un giorno mi ringrazierete. Raggiungete in bus o taxi la località di Koman, a un 15 km di Scutari ma ubicata su un altro lago, quello appunto omonimo di Koman. Si tratta in realtà della gola di un fiume , la Drina, divenuta un lago dopo la costruzione di una diga. Da qui parte ogni mattina un battello che è un residuato del socialismo reale e risale questa gola assai impervia che non conosce altre vie di accesso oltre quota d’acqua.koman

Le comunità rurali infatti che si incontrano alle diverse fermate del battello sembrano fotografie di un tempo remoto, e lo stesso incedere del battello in quell’acqua verde smeraldo è un tuffo al cuore. Dopo 3 ore circa si arriva alla sponda settentrionale, in una località chiamata Fjerze ed a qui in bus fino ad una città intitolata ad un eroe locale, un certo Bajram Curry. Da qui una coincidenza in jeep vi condurrà nelle Alpi Dinariche, conosciute anche come le “Montagne maledette”, in una amena località chiamata Valbona, ove troverete gente splendida e molte guesthouse ad accogliervi con squisiti formaggi di capra e grigliate di agnello fino a scoppiare. E’ un luogo magnifico. Il viaggio può apparire complicato ma, a meno che non siete dei pantofolai, fatelo almeno una volta nella vita: è il primo viaggio che consiglio spesso di fare a chi mi chiede idee per un viaggio. Allego qui anche il link esplicativo per giungervi, curato dalla titolare di una pensione sita li a Valbona, una simpaticissima signora americana venuta a vivere qui.  

 

4°   giorno: Theth

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Eccone un’altra di valle incantata, dove giungere non è semplice ma da cui non si vorrà più partire. Anche in questo caso il viaggio per arrivarci costituisce una fetta consistente dell’emozione che proverete. In questo caso, non un battello sgangherato ma il dorso di un mulo (!) che da Valbona vi condurrà su per le Montagne Maledette, fino a scollinare un altissimo passo in quota e poi ridiscendere dal lato opposto della montagna, nella incantata Theth o Thethi, un luogo isolato per molti mesi all’anno e dove la comunità locale vive secondo regole sociali (e giuridiche) antichissime, tra le quali il Kanun, una sorta di legge del taglione. Ma niente paura eh, la gente è davvero ma davvero affabile, e a voi, tra boschi e cascate, orsi e caprioli, sembrerà davvero di essere finiti in un eden sperduto e felice. Due giorni qui e poi mi dite se non avevo ragione. In tutta Europa, un posto così autentico e non contaminato come le Montagne Maledette dubito che possa esistere.

 

5° giorno: Tirana

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La capitale dell’Albania, una città estremamente singolare che unisce le evidenti brutture del socialismo reale, con la delirante architettura del “lire maximo” di questo piccolo paese Enver Hoxha, ad un animo vibrante, fatto di moschee e mercati, tra cui si insinua un po confusamente una movida con tanta voglia di Occidente. Un posto che tutto sommato piace. Bellissimo il museo della storia albanese, con l’eccellente sezione sugli Illiri, i primi abitanti della regione.

 

6° e 7° giorno: laghi di Ohrid e Prespa(Macedonia)

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Da Tirana prendete un “furgon” (un minivan collettivo) verso la città di confine di Pogradec. Giunti a destinazione sarete sulle sponde di uno splendido lago, nei pressi del bellissimo monastero di Naum, ubicato proprio sul confine con la Macedonia. Entrati in questo paese, la vostra metà sarà la magnifica Ohrid, la Ocrida dei Veneziani e la Lychidnos (città della luce) dei Greci. Si tratta davvero di un posto delizioso, colmo di storia in una cornice naturale preziosa. Il borgo antico è uno scrigno di stradine abbarbicate sulla costa del lago, in cui potrete anche nuotare e da cui provengono trote e anguille molto rare e prelibate. E quella luce, quella luce magica che inonda tutto….Senz’altri aggettivi, Ohrid è un posto magnifico. Il secondo giorno potrete pure spostarvi su un altro lago vicino, quello di Prespa, nel parco naturale della Galicica. Potrete arricchire la giornata con una visita ad un’isola lacustre dal nome estremamente affascinante: Golem Grad, la Grande Città

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Il luogo è noto anche come Isola dei Serpenti, perché sono questi rettili gli unici abitanti dell’isola. Si tratta di concordare una visita con i pescatori che abitano lungo le sponde, ma attenti agli imbroglioni: io ne trovai uno e caddi vittima del suo raggiro, quando mi affidò nelle mani di un suo amico pescatore, un fantomatico Vasco, di cui lungo le sponde del lago tutti ignoravano l’esistenza….

 

8° giorno: le Meteore (Grecia)

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Dalle sponde del lago di Prespa, il confine con la Grecia è davvero ad un tiro di schioppo (anzi parte del lago ricade proprio sotto la sovranità greca). Insomma si tratta di attraversare la frontiera e giungere alla prima città in territorio ellenico, Florina. Da qui in bus per Kalambata, verso un altro luogo magico: i monasteri delle Meteore. Non c’è bisogno di dilungarsi troppo in parole, guardate la che spettacolo. Si tratta di monasteri di religione ortodosso, protesi verso un ascetismo senza tempo. Bellino anche il borgo ove soggiornare appena sotto gli speroni rocciosi.

 

9° giorno: Monte Athos

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In bus fino a Salonicco  per proseguire poi oltre , verso un’altra frontiera, la più strana di tutte: quella del Monte Athos, il corrispettivo della Città del Vaticano nella religione ortodossa. Ma l’ascetismo e il senso di sacro che si propaga da questi promontori stesi sul mare (siamo ormai sul mare Egeo) è del tutto superiore al trambusto di piazza San Pietro. Un luogo ove regna il silenzio e la meditazione e dove non a tutti, anzi quasi a nessuno è concesso di entrare: innanzitutto non vi sono ammesse le donne, ed è proprio così per antichissima legge risalente a prima dell’anno Mille. Tra gli individui di sesso maschile vi sono ammessi solo 100 “laici” per giorno, tra cui solo 10 di religione non ortodossa. Bisogna prepararsi per tempo e fare una domanda che non è solo burocratica: verrà valutata anche la vostra motivazione a vivere per un giorno qui, dormendo in monastero con i monaci ortodossi, gli unici abitanti del promontorio, senza internet, tv e altri svaghi. Anche le fotografie sono vietate e la luce viene staccata molto presto la sera. Più che Città del Vaticano, la Repubblica del Monte Athos è il Tibet d’Europa.

 

10° giorno: Salonicco

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Ed eccoci a destinazione: la bellissima Salonicco, ricca di storia e di monumenti, città natale di Alessandro Magno, protesa sull’Egeo e verso i regni dell’Est, proprio come il suo condottiero che da qui partì alla conquista del mondo.

 

A me sembra proprio un bel viaggio

 

 

 

 

 

 

A come Atlante: Albania

Inauguro questa mia rubrica dedicata a luoghi del mondo da visitare da un paese che amo particolarmente, l’Albania. Cominciamo col dire che si tratta di una paese bellissimo e incredibilmente ospitale, completamente al di fuori dagli stereotipi con i quali ci si è soliti rapportare ad esso  “al di qua” del mare. Vi è un’immagine piuttosto singolare che affolla la mia mente quando penso all’Albania, anche se è per l’appunto frutto di una rilettura assai personale e divagante: è rubata dalla scena di un film, per la verità ambientato anch’esso “al di qua del mare”, sulla sponda ovest dell’Adriatico e per la precisione nella Rimini degli anni’30. Mi riferisco ovviamente ad Amarcord di Fellini e all’indimenticabile scena del passaggio del transatlantico Rex, mentre sulla spiaggia e su malmesse barchette di legno un’umanità povera e sognante si affolla a salutare ingenua il gigante di acciaio partorito dai patrii cantieri di regime. Ecco, una scena cult dell’Italia felliniana da Dolce vita, a metà tra sogno e disincanto, un bozzetto quanto più italiano che mai si direbbe. Eppure, io, che quell’età e quelle atmosfere le ho vissute solo al cinema, sarei tentato di dire che esse non abitano più nell’Italia di oggi ma sono forse rinvenibili in un paese appena al di la del mare, ancora avvolto in un’atmosfera onirica e forse un po frastornata ma di certo autentica: l’Albania.

Sull’altra sponda dell’Adriatico infatti, così vicino da vedersi in giornate terse di tramontana, sorge una piccola nazione arroccata in massima parte su un territorio montuoso ed impervio, tanto da meritarsi l’appellativo di “paese delle aquile”( che in effetti volteggiano ancora abbastanza numerose lungo le pendici delle Alpi Dinariche o del Monte Korab). La vicinanza all’Italia si estrinseca a livello certo non solo geografico, essendo innegabile un’influenza culturale affiorante dal passato come dal presente, fatto di fin troppe televisioni accese immancabilmente sintonizzate su trasmissioni nostrane. La presenza italiana appare più tangibile nella zona centrale del paese, quella della capitale Tirana, ma non è certo l’unico tratto distinguibile ne quello predominante in un paese che è un mosaico di etnie e rimandi storici. Per anni l’avamposto di Costantinopoli e dell’Impero Ottomano in Europa, il paese presenta ancora una forte influenza musulmana, assai visibile in alcune regioni dell’interno dove quella islamica è di gran lunga la religione predominante. Nelle regioni meridionali è invece forte la componente etnica greca, radicata sin dai tempi antichi se è vero che sono ammirabili sulla costa bellissimi siti archeologici come quello di Apollonia e Butrinto, proprio di fronte l’isola greca di Corfù. In particolare questo tratto di costa, a sud di Valona e fino al confine con la Grecia, offre scenari e spiagge che poco hanno da invidiare alle più note località italiane o spagnole e ricordano, come nel caso di Ksamil coi suoi isolotti, addirittura i Caraibi. Un aspetto deprecabile è rappresentato certo dallo sviluppo edilizio sregolato, che pare fondere il peggio delle speculazioni edilizie di stampo mafioso alle brutture del socialismo reale; ma, almeno allo stato attuale, larghi tratti di costa sono ancora inedificati e selvaggi, quindi incredibilmente belli. Lasciando questa costa e addentrandosi nell’interno si incontrano non lontane le bellissime città ottomane di Berat e Argirocastro, con borghi medievali inerpicati su brulle colline davvero affascinanti e dall’aspetto assai autentico. Una strada davvero ostica ma spettacolare si inerpica poi da Argirocastro sui monti Grammoz , scavalcando monti e gole ripidissime per arrivare fino Korca, non lontano dal confine con la Macedonia: da sconsigliare comunque ai deboli di cuore, sono 7 ore e anche più di saliscendi sull’orlo di burroni senza un minimo parapetto. A Korca farete in tempo a gustare una birra spillata in loco che ricorda la Guinness e potreste ridiscendere giù verso il bellissimo lago di Ohrid,a  confine con la Macedonia appunto: sul lato albanese troverete la bella cittadina di Pogradec dove gustare una squisita trota del lago e magari sconfinare pure a visitare il bellissimo monastero di Naum, pochi km oltre il confine.

Segnalo poi un’altra perla nascosta nella zona settentrionale del paese, a nord di Scutari: qui sorge una regione tra le più remote dell’intera Europa, una zona di montagna accessibile solo alcuni mesi l’anno per via del gelo, ove vivono comunità di pastori legati a tradizioni e consuetudini giuridiche antichissime come il Kanin (una sorta di legge del taglione, ma niente paura: la loro idea di ospitalità è sacra). La zona, facente parte delle cd Alpi Dinamiche, sorge incuneata a confine con Montenegro e Kosovo e prende l’affascinante dizione di “Montagne Maledette”, per via delle mille insidie che vi si incontrano per arrivarvi. Ma proprio il viaggio per giungervi è in se quanto di più affascinante possiate incontrare alle nostre latitudini: si lascia la civiltà occidentale dalle parti di una cittadina chiamata Koman, che sorge sulle sponde di un lago. Da qui ci si imbarca all’alba us un anacronistico battello che risale il lago stretto tra montagne altissime in contesti sempre più rurali e remoti (Il Guardian ha eletto questo giro in battellocome uno dei viaggi più affascinanti al mondo); si giunge poi in una località di confine chiamata Fjerza e da li si raggiunge poi in fuoristrada la Valbona. Da questo punto si può poi proseguire solo a dorso di mulo oltre altissime montagne fino alla incantata Theth, uno dei posti più belli mai visti tra cascate e casette di pastori. Davvero un posto che non dimenticherete mai, e non voglio aggiungere. Di sotto il link per chi volesse avventurarsi in questo spicchio di Albania, un Eden ancora inesplorato a pochi km dall’Italia