Il Vello d’oro- giorno 7 – Nelle “terre dei cani feroci”

Giorno 7
La Strada mi chiama, e’ora di rimettersi in marcia verso il Vello d’oro. 3 giorni in uno stesso luogo sono un’enormita’ in un viaggio così concepito e devo con solerzia riprendere il cammino.
Una considerazione finale su Ohrid: e’ davvero un gran bel posto che assomma in se arte e bellezze naturali, e’ben attrezzato per ogni forma di turismo ed economico. Vivamente consigliato in luogo dei soliti posti, davvero se volete sorprendere la vostra compagna o avete una nuova trombamica con cui abbandonarvi a romantiche zozzerie, portartela in riva al lago di Ohrid, sparagnate e comparite, potete pure atteggiarvi a dire a lei: “no sai io poi sono uno a cui non piace andare nei posti dove vanno tutti….”. Il posto si caratterizza anche per una vivace vita notturna condita da una cosa che, non so bene perché, a Capri e’ pressoché bandita: la musica dal vivo. C’è per tutti i gusti, si va dai concerti di musica classica nelle basiliche ( tutta l’area balcanica vanta un’eccellente tradizione orchestrale) a quelli di travolgente musica balcanica dove milfone euforiche ti infilano una mano nel pacco mentre ti bevi la birra. Ci stanno locali con gruppi indie rock ( eccellente un gruppo serbo ascoltato) e locali jazz con band che suonano come i neri di New Orleans. Io mi sono scelto come tana un posto molto figo, il classico postaccio dove tracannare Wiskey e fare a cazzotti e dive il proprietario e’identico a qel tipo con la barba di “una notte da leoni”; pare che li una sera sia passato per caso Lenny Kravitz e abbia pure fatto un paio di pezzi improvvisati…è dopo Kravitz si è esibito li: in un moto d’euforia alcolica una sera sono salito arbitrariamente sul palco, ho brandito il microfono e mi sono prodotto in una trascinante cover di Minnie the Moocher di Cab Calloway. La platea dall’orecchio ben educato all’inizio ha partecipato attivamente cantando con me poi di e’ lasciata andare ad intemperanze e segnali sonori ottenuti mediante modulazione del respiro e con la frapposizione della lingua alla cavità palatale, in altre parole fischi e pernacchie.
Ma torniamo alla strada, che oggi mi porterà in Kosovo, in una città che attendò con ansia di raggiungere, Prizren, una specie di piccola Sarajevo dal comune destino di sciagure e grandezza. I modi individuati per raggiungerla sono 3: il primo, il più affascinante, e’ attraverso le cd Montagne Maledette, questo lembo estremo e selvaggio nell’Albania del Nord, da cui poi discender in Kosovo attraverso un sentiero che era quello dei miliziani dell’Uck ai tempo del conflitto, ma richiede troppo tempo e dovrei tornare in Albania e sobbarcarmi 2-3 giorni di cammino. Vi è poi la via convenzionale, attraverso la capitale macedone Skopje, ma da li devo passare più avanti nel viaggio perché ho un imperdibile appuntamento con un amico, e per una mia cosa strana non ripeto mai in un viaggio la stessa strada due volte, mi sembra di stare perdendo tempo. Vi è poi una terza via individuata, ribattezzata Passaggio a Nord-ovest: si tratta di raggiungere appunto la parte nord occidentale della Macedonia, densa di siti interessanti tra l’altro e giungere ai piedi delle gigantesche Sharr mountains, dette anche “terre dei cani feroci “, perché da qui proviene il gigantesco cane pastore kossovaro, che i locali lasciano libero di accudire le greggi sulle montagne e non si contano le aggressioni a persone. Il Kosovo e’giusto dietro le imponenti Sharr Mountains ma non si registrano bus o mezzi di linea che seguono questo tragitto, ne e’fatto di sapere se tra quei monti esista una valico di frontiera. Dalla mappa di google earth riesco solo a distinguere una strada che s’inerpica per quelle giogaie salendo dalla Macedonia, ma con quale mezzo non saprei come percorrerla. Ad ogni modo mi decido per cercare il Passaggio a Nord Ovest verso il Kosovo. Un primo bus lascia il lago di Ohrid all’altezza di Struga, pittoresca località ove a fine mese si tiene un festival di poesia a cui hanno preso parte pure Allen Ginsberg e Neruda, si inerpica poi su un monte per arrivare all’abitato di Vevcani. Davvero un posto singolare assai! Pensate che gli abitanti, alla caduta della Jugoslavia, proclamarono qui una strampalata Repubblica di Vevcani, non riconosciuta da nessuno stato. Mi fermo qui a fare colazione e chiedo al tipo subito lumi sulla Repubblica, lui ovviamente si proclama un fiero cittadino di questa “nazione” e così compro al mio amico Francesco Staiano, collezionatore di bandiere, la rarissima Bandiera della Repubblica di Vevcani, assolutamente introvabile. Sempre restando in tema di casa Staiano diciamo, faccio un volo pindarico in avanti di qualche ora, ad adesso in Kosovo, ove stanno trasmettendo alla tv una fiction impastata di nazionalismo indipendentista e che irride il presidente serbo, descritto come un vecchio rincoglionito. La gente sta tutta radunata nei caffè a vedere sta fiction, come in Italia nel dopoguerra quando ci si radunava per veder la tv. Ebbene il protagonista di sta cosa, mi pare di capire una sorta di esattore delle tasse kossovaro e molto fiero di esserlo, e’ tale e quale, ma proprio sputato, sia di faccia che per la voce, a Mauro Salvia.
Ma torniamo sulla strada: da Vevcani arrivo a Debar, ove sta un bellissimo monastero che vedo dal finestrino, quello di San Giovanni il Costruttore. Ormai ci siamo, sopra il monastero si ergono le Terre dei Cani Feroci. Devo solo trovare il passaggio attraverso di esse,roba nda niente. La strada piega ora da ovest verso nord sempre bordeggiando le montagne. Giungo ad una città chiamata Tetovo, dove ho pure il tempo di visitare un sito incredibile, la Moschea Dipinta, bellissima, che sta dentro una “tekke”, una sorta di comunità, di Dervisci berkashi. I Berkashi sono una costola dell’Islam che si caratterizza per essere più tollerante, ammettono il consumo di alcool e la condizione della donna risulta meno segregata. E’un approccio più filosofico, sul modello Sufi dell’Iran, ecco spiegata la presenza dei Dervisci, quei monaci che danzano seguendo il movimento dei pianeti. Tuttavia sono un po incazzosi sti dervisci: uno di loro quasi sbranava una cretina che vicino alla figlia ha detto una cosa tipo :”vieni bella di mamma, andiamo a fare la foto con Babbo Natale”….ovviamente il barbuto derviscio vestito di verde aveva sacrosanta ragione ad incazZarsi. Ma ecco che da questa Tetovo becco un furgoncino privato, che partirà quando sarà pieno e salirà su per le Terre dei Cani Feroci fino in Kosovo, a Prizren. Ce l’ho fatta, ho trovato il passaggio a Nord Ovest! E dopo una lunga ascesa di per i monti sono in Kosovo, proprio mentre attraverso la frontiera mi pizzica un’ape, un altro segnale degli dei, ma fa niente. Sono troppo felice lo stesso. Se i Balcani fossero un inferno, il Kosovo sarebbe la sua bocca di Lucifero, il suo ultimo girone, ma per quanto mi riguarda i Balcani somigliano più al paradiso. Ogni villaggio ha la sua moschea qui, con alti minareti ma costruiti di recente, evidentemente perché a qualcuno era saltato in testa di abbatterli. Ma quel qualcuno non c’è più ora, i serbi corrispondono ormai al 2% della popolazione, in pratica trovare un serbo in Kosovo oggi e’difficile come trovare uno che ha votato Fini o Casini in Italia. Ma e’uno stato di cose transeunte: dal 1300 ininterrottamente e a fasi alterne musulmani e serbi si scacciano dal Kosovo gli uni con gli altri. E arriva Prizren, bellissima, una vera città d’arte con un ponte in pietra secondo per bellezza solo a quello di Mostar in Bosnia, una bellissima moschea, un centro storico spettacolare e un bagno turco settecentesco dal quale sono appena uscito. Altro che quelle SPA di lusso che sembrano camere a gas, si sta distesi qui su blocchi di marmo bianco tra omaccioni baffuti che ti scrutano severo. Tutto promette bene a Prizren e come ogni città balcanica riserverà sempre delle sorprese, cose che la rendono unica.

Per ora vi segnalo questa, che riguarda la toponomastica. Durante le diverse occupazioni della città, i nuovi occupanti prendevano di volta in volta a ribattezzare le strade coi nomi dei loro eroi e simili. I turchi intitolavano le vie a qualche loro condottiero, poi arrivavano i serbi e cambiavano i nomi alle vie con quelli di qualche loro generale, la stessa cosa facevano poi degli albanesi…. Adesso e’arrivata la forza di pace della Nato, la Kfor, e per levare la frasca da mezzo e non fare arrabbiare nessuno ha deciso di ricorrere alla Pet Therapy: le strade sono state ribattezzate con innocui nomi di animali e di piante. Ci sta via dei gatti, via dei cani, largo della giraffa….. Io alloggio per esempio in via dei Fiori Blu n 29, e l’Italia non mi manca manco po’ il cazzo