Transbalcanica Express.

Diario di un viaggio anacronistico, come una lama attraverso i Balcani dal Mare Adriatico fino al Mar Nero, a cavallo dell’ideale linea di confine tra Occidente e Impero Ottomano

Transbalcanica Express

 

Prologo

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eh vai, è arrivato: il momento più bello di ogni viaggio, quello in cui ti fai la valigia, anzi lo zaino…sì perchè quest’anno mi sono alfine risolto ad eliminare quel clamoroso bug organizzativo che mi costringeva a farmi imprestare dalla prof.ssa Federico qualche elegante trolley griffato color pesca che poi finiva a imbeversi di fango in un pantano dell’Amazzonia o a coprirsi di merda di vacca…su qualche carro bestiame in Bosnia, con grande disappunto di tutti: quest’anno zainone multitasca da tedesco e via..dove? beh, se avete un po’ di pazienza ve lo spiego, poi potete pure cliccare sull’opzione “sticazzi”. Allora imbarco domani sera da Bari alla volta di una città con una lettera in meno, Bar, che sta in Montenegro(sempre che trovo il biglietto che su internet dice che sono tutti esauriti). Da sta Bar che è un postaccio, dovrei prendere un treno stile vecchio west che bordeggia le paludi del lago di Scutari e poi s’inerpica su per la gola del Moraca, uno dei canyon più profondi del mondo. Mi fermo ad un posto chiamato Biogradanska Gora, il Monte Negro vero e proprio, porta d’ingresso del Cuore di tenebra dell’Europa, i Balcani, in cui mi perderò per migliaia di km. Da sto posto che vanta una delle 3 foreste vergini d’Europa, devo attraversare poi in qualche modo quella regione che una volta si chiamava il San Giaccato, divisa tra Bosnia e Serbia, dalle parti della tristemente nota Srebrenica, per arrivare ad un posto chiamato Guca: poco più di una pezza di terreno per 358 giorni all’anno, ma sede del più folle festival musicale esistente per un settimana, quello delle trombe e della musica balcanica. Sembra che non si dorma mai nel frastuono assordante delle orchestre rom e che uno dei divertimenti prefertiti è farsi spaccare le bottiglie di grappa ovviamente vuotate…la chiamano la Woodstock dei Balcani, beh se sopravvivo ad un 2-3 giorni qui, poi salgo verso Belgrado e poi ancora a Nord verso la Slavonia, nel punto in cui il Danubio si unisce alla Sava, in uno spicchio conteso tra 3 stati e oggetto di feroci battaglie da sempre, anche pochi anni fa fra Serbi e Croati: beh, oggi i tempi sono cambiati e ci hanno fatto una pista ciclabile cd “della pace” che scorre nella palude e se la faccio per tutti i suoi 75 km, alla fine dovrei sbucare in Ungheria, in un posto dove gli Ottomani travolsero gli Asburgo, chiamato Mohacs. Da li non sarebbe lontana Budapest,ma credo che giro a sud verso Timisoara, in Romania. Da li mi allungo ad un altra foresta vergine, quella del monte Rezetat e poi lei….la Transilvania, terra di vampiri e castelli. Sibiu, Sighisoara, Brasov, Sinaia e la Tranfagarasan Road, una strada assurda nei monti e nei ghiacciai che Ceausescu fece costruire in segreto per scappare se mai qualcuno gli avesse voluto fare la pelle….solo che poi al momento giusto, bene pensò di scapparsene con l’elicottero che manco la benzina teneva e grazie a dio lo accopparono…poi…torno a vedere il mare, il mar Nero, laddove il Danubio vi confluisce: sembra che il suo delta sia un paradiso per gli amanti del birdwatching,…..bah, se siete fanatici di geografia, appassionati di storia o anche un po’ psicopatici come me forse avete intuito il filo conduttore del viaggio…qui in queste paludi del delta del Danubio Stefano I il Grande combatte e travolse un tempo i Turchi, e qualcosa di simile e più terribile fece Vlad Tepes detto Dracula nei castelli della Transilvania. Su, alla confluenza con la Sava erano stati gli Ottomani a travolgere gli europei e Belgrado fu distrutta almeno due volte dall’Impero della Mezza luna. Il San Giaccato è insanguinato dalle lance incrociate di Turchi ed Europei dai tempi di Saladino fino ad arrivare ahime a Mladic e la gola del Moraca è stato un argine naturale invalicabile per 1000 anni per le scorrerie saracene, mentre il porto di Bar era un covo di pirati che Venezia non riuscì a distruggere: l’idea (del tutto psicopatica me ne rendo conto) è quella di ripercorrere la linea di confine storica tra Ottomani ed Euopei, dall’Adriatico fino al Mar Nero….poi una volta lì, sul Mar Nero, se non ne ho ancora abbastanza, lancio l’idea di marketing geniale per rimpinguare le casse dissanguate delle mie finanze e continuare: sarò il primo italiano a fare le marchette in Romania…scherzi a parte penso che mi butto dalla parte degli Ottomani, ovvero a Sud, attraverso quella regione che infatti si chiama Bessarabia, fino a Tomi, dove fu esiliato Ovidio, che oggi si chiama Costanza e dove un mio amico è pronto a giurare che nel suo ristorante si cucina uno scialatiello alle vongole che a Marechiaro te lo sogni….sempre a sud, ci sta la Bulgaria, i Balcani più Balcani che ci siano dicono, monasteri, parchi, steppe, un cavaliere di pietra più grande dei buddha distrutti in Afghanistan e montagne montagne ovunque….sempre in Bulgaria poi mi tocca andare in un posto di mare per babbei pensionati tedeschi che prenotano un mese prima pure la prima colazione e il catetere,un posto chiamato Sunny Beach (è tutto dire), dove mi tocca andare a recuperare dai wurstel e dalle gazzette dello sport sotto l’ombrellone il mio allievo Fabio….non è ancora finita, ci sarebbe la Turchia, con la penisola di Gallipoli sul Bosforo dove si combatte una battaglia 3 volte più grande dello sbarco in Normandia, l’isola di Bozcaada sull’Egeo dove fanno un vino afrodisiaco di cui parlava già Saffo, e alla fine Istanbul, dove sul Corno d’oro troverò pace…….se ce la farò, fin qui avrò percorso circa 3.500 km, attraversato 7 nazioni così come 7 mari diversi e non preso manco un merdosissimo aereo…mi piacerebbe tenere qui un diario di viaggio.E’ una follia sto viaggio ma l’ho bramato, sognato e alla fine partorito come un figlio..e allora non mi resta che dargli un nome, si chiamerà Transbalcanica Express, vamos!

 

Transbalcanica Express. Giorno 1
Beh, parlare di traversate balcaniche per adesso e’ prematuro, visto che ho attraversato tutt’al più gli Appennini, tra Napoli e Bari dove e’ previsto l’imbarco. E gli Appennini, perché no? Non di particolari altitudini, sono larghi e lunghi, e con pochi corsi d’acqua che li segano, il che vuol dire che hanno poche valli che ne facilitano l’attraversamento, sono i Balcani d’Italia. Il nostro paese e’ pensato tutto lungo direttrici nord-sud, mai est-ovest: fai prima ad arrivare da Salerno a Milano o da Taranto a Trieste che da Napoli a Bari o da Roma a Pescara, le strade latitano e quelle poche sono poco più che mulattiere. I nazisti lo capirono e dopo aver distrutto le litoranee, si trincerarono sugli Appennini: gli americani sbarcati a Salerno pensavano di dover percorrere solo poche miles fino a Roma ma a passare gli Appennini ci misero un anno e mezzo. Io ci metto 3 ore allietate da un vicino di sediolino che sbraita in napoletano strettissimo contro i negri, poi mi rivela di esser albanese, comincio a pensare che in Italia il razzismo sia ormai come quella cosa dei jeans a vita bassa che mostrano le pacche della gente: una moda del cazzo. Dietro siede una bella coppia, lui pare Andy Garcia, lei una modella. Lui rompe il ghiaccio profferendo in dialetto brianzolo: “mi consenta, ma ho da fare uno scoreggione” ed esegue il La a stretto giro. Poco dopo e’ chiaro quale sia stato il filtro d’amore che l’ha legato per la vita alla sua compagna, la quale attacca una telefonata di 10 minuti con la badante per spiegargli quali alimenti somministrare alla madre per farla cagare 3 volte al giorno….si arriva a destinazione, si appelesano i timori dell vigilia, già vaticinati da Internet: la nave per il Montenegro e’ zeppa come un uovo, nessuna disdetta dell’ultim’ora.balk1

Dove si va? C’è la nave per Dubrovnik, la serenissima Ragusa, che conosco già come le mie tasche, bah da li potrei saltare subito in Bosnia, verso una citta chiamata Trebjnie, da li non e’ lontano un parco che sta giusto dall’altra parte della montagna dove volevo andare in Montenegro, poi per arrivare in Serbia ci sarebbe da risalire la Drina…chi può raddrizzare la storta Drina?”- dicono in Bosnia. Ci sarebbe modo di salirla mi chiedo io, da qualche parte poi dovrei trovare quel “ponte sulla Drina” che arriva in Serbia, almeno così dice Ivo Andric nel suo romanzo, ma se se lo e’ inventato o se e’crollato nell’ultima guerra? Domande inutili: davanti a me un ottuagenario compra 66 biglietti per un gruppo di pellegrini diretti alla Madonna di Medjugorie, e biglietti finiti per il Palillo. Che rimane! Nave per Albania, Durazzo…sto cazzo, ci sono già passato, il cesso di citta e da li mi toccherebbe uj calvario in furgone poi trovare una barca per attraversare il lago di Scutari e sbarcar in Montenegro, ma i tizi che fanno sti servizi preferiscono portare in plancia stecche di sigarette e altro più che umani occidentali. E vabbe, mi rassegno, un’altra volta mi organizzo prima…..ma ad un tratto, la Madonna di Medjugorie fa il miracolo: qualcuno tra i 66 pellegrini ottuagenari ha preso la tessera del Carrefour al posto della carta d’identita e allora si libera un biglietto per Dubrovnik e poi la Bosnia. E allora, andiamo a raddrizzare la storta Drina!

 

Transbalcanica Express Giorno 2

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E una scena davvero impressionante a vedersi in natura, spesso mostrata nei documentari, che sovverte uno degli stereotipi piu diffusi sul mondo animale. Sto parlando della scena delle iene che, in branco, aggrediscono il re degli animali, il leone, magari quando vecchio e isolato. Piu o meno come un vecchio leone sdentato mi sono sentito stanotte, quando sulla…nave per Dubrovnik mi crogiolavo felice sul mio giaciglio notturno, che altro non era che una panca sul ponte esterno di poppa, lunga e larga e riparate dai venti, che con un balzo felino avevo occupato non appena montato a bordo, nella savana di turisti ululanti e spaventati…il felino si prepara ormai alla notte supino, ma commette un ultimo fatale errore nel crudele mondo della Natura> si reca al bar per prendersi una bella birra ghiacciata da gustarsi en plei air….al suo ritorno sulla carcassa si sono gia avventate una decina di iene ridens di etnia gallica, che hanno pure gia scaraventato a terra il mio zaino e il resto. Questo sarebbe stato certo un affronto da lavare col sangue del gladio di Roma! Ma solo e fiaccato, prendo a ruggire minaccioso in faccia agli usurpatori, che presi singolarmente arretrano spaventati, ma poi, proprio come delle iene ridens, fanno branco e ridendo minacciose mi allontanano, bofonchiando in dialetto marsigliese che loro avrebbero trovato il posto gia libero. La situazione si fa subito incandescente e quello che pare il capobranco arriva all ignominia di citare l episodio di Materazzi e Zidane come prova inconfutabile della connaturata predisposizione di noi italiani alla messinscena….sopraffatto dal numero, mi vedo costretto ad arretrare verso una panca pochi metri addietro, ma molto piu esposta ai venti, che sul mare di notte, puo trasformarti pure uan traversata del mediterraneo d estate nel periplo di Capo Horn..piccola parentesi mancano tutti gli apostrofi e gli accenti perche su sta tastiera non capisco come cazzo si mettono….ad ogni modo mi accuccio nella buriana ingoiando fiele e rassegnato a svagliarmi l indomani con 10 colpi della strega e il torcicollo. ma sara forse la gioia del viaggio, che mette in circolo l endorfina e quegli ormoni della felicita che si sprigionano nell organismo come dopo una bella scopata, la mattina mi sveglio fresco come una rosa ed in uno stato di forma eccellente e saluto con un ruggito la splendida baia di Dubrovnik che si apre di fronte ai miei occhi. saluto con un ruggito provocatorio pure le iene d oltralpe che, nonostante il posto riparato vilmente usurpatomi, ora stanno tutte intirizzite nei loro k way brandendo tremolanti un the caldo, di tempra gracile e carnemolli esattamente come li descriveva Cesare nel de bello Gallico, quando col gladio ne aveva squartati parecchi..
Dubrovnik e stupenda ma ormai conosco pure i sassi li, cosi mi sposto a sud in Montenegro, nell assurdo fiordo di Cattaro, lungo una trentina di km e largo poche decine di metri.bal4

Alla fine di esso e incastonata come una roccaforte dell impero Ming questo inespugnabile bastione veneziano, con sopra pure una muraglia che davvero pare quella cinese. In questo estremo lembo dell Adriatico, con i Balcani che incombono alti dietro la testa e che mi sembrano reclamarmi, ho preso una casa in pietra in una torre medievale per un costo che a Capri manco un aperitivo mi faccio, anche se l abitazione devo dividerla con un americana che fa solo fotografie come un giapponese, ed un giapponese che dice solo cazzate come un americano. il posto e cosi bello che anche i gatti l hanno colonizzato in massa, inprofumando tutto del loro odore..quasi quasi mi ci trasferisco col mio gatto Carbonello, lui si vero felino dominante, col cazzo che avrebbe ceduto il posto a delle iene insolenti. Roarrr!!!

 

Transbalcanica Express giorno 3
Avrei fatto bene a prestare piu’ attenzione la sera prima della partenza, al Qube’, ad un amico anche lui appassionato di Balcani che mi istruiva su qualche parolaccia da dirsi in serbo, avrei evitato gia’ un paio di fastidiosi misunderstandig…come se avrete la pazienza di seguirmi piu’ in la’ vedrete….

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L’ho braccato su internet per settimane, nelle furtive informazioni che lascia trapelare di se in forum di viaggiatori, alcuni conformisti che ne lamentano i disservizi, altri a mezza voce che ne decantano la bellezza…sto parlando del treno che sale da Bar, sull’Adriatico, fino a Belgrado, una reliquia del vecchio west, un’anticaglia arruginita che s’inerpica sbuffando tra canyon profondissimi e burroni. Dato che non c’e’ modo di conoscerne gli orari di partenza e figuriamoci di arrivo, perche’ sono a dirla molto eufemisticamente apprissimativi, e dato che i siti delle ferrovie montenegrine e serbe sembrano vergognarsi di questo rottame, non menzionandolo, ho deciso di tendergli un’imboscata, come un indiano nel vecchio west appunto. L’ho atteso a Podgorica, bruttissima capitale del bellissimo Montenegro, dove arrivo in bus da Cattaro lasciandomi definitivamente l’Adriatico alle spalle all’altezza di Budva, una betoniera in calcestruzzo proliferata intorno ad un bel borgo veneziano per accogliere tonnellate di discotecari italiani. ma torniamo a lui, il treno, nessuno lo annuncia, ma non c’e’ bisogno di mettere l’orecchio sui binari per sentirlo arrivare, fa gia’ troppo casino di suo col suo sferragliare prima di apparire dalle paludi di Scutari a Sud. Si salta su e davvero sembra di stare nel vecchio west, panche di legno con sopra adagiati volti di contrabbandieri e contadini incartapecoriti e corrosi dal fumo e la rakia, la fortissima grappa alle prugne che qui bevono pure a colazione. Ma il vero vecchio west e’ fuori dal finestrino: appena lasciata l’orrenda citta’ il nostro s’infila nella gola del Moraca, il canyion piu’ profondo al mondo dopo il Colorado, e lo risale strisciando sui burroni come un serpente, con sotto il fiume di tonalita’ che vanno dalo smeraldo all’acquamarina…sopra cominciano a stagliarsi montagne altissime e brulle: sono cominciati i Balcani. Su una di queste cime mi fermo, in un posto chiamato Kolasin, dove prendo una bella baita di montagna tutta per me, unico inconveniente con vista su un cimitero ed una caserma, binomio che evoca cose molto tristi a queste latitudini. La vera attrazione del luogo e’ situata ad una quindicina di km: una foresta vergine, una delle 3 rimaste in Europa, con alla fine un lago, dove si puo’ fare pure il bagno….be’ il bagno me lo sono fatto, ma non nel lago, bensi’ per il ruppatone di pioggia che prende a picchiarmi quando sono ormai a pochi metri dalla cima…finche’ me ne sto nella foresta, fatta di alberi centenari alti decine di metri, non mi rendo conto dell’inetnsita’ biblica del temporale…quando arrivo sul lago, be, mi rendo conto della boiata fatta: non c’e’ piu il cazzo di nessuno, eccezion fatta per un vecchio guardiaparco di aspetto orripilante, piu’ simile ad una figura mitologica e che credo prima di qui abbia fatto lo stesso lavoro anche in scozia, magari come bagnino, a Loch ness, contrinuendo ad alimentare il mito del mostro autoctono….sciaguratamente mi viene in mente di chiedergli di farmi una foto ricordo, lui prende in lingua serba a evocare formule strane e come Tiresia (e’ praticamente cieco), credo che dica che non smettera’ di piovere per un bel po’ e che la mia sciagurata tracotanza di avventurarmi nella foresta vergine al tramonto e con quel tempo verra’ punita con la morte se non mi fulmino a rientrare giu’ prima del far della notte…magari stava solo bestemmiando contro la moglie che non gli stira le mutande, ma il serbo non lo capisco, cosicche’ interpreto a modo mio e mi fiondo nella foresta correndo a valle….la carrozzabile e’ giusto a 4km, piovono i cani morti, sta facendo buio e le vipere che sibilano non lontano dai miei infradito non sono le bestie peggiori che puo’ capitare d’incontrare in un ecosistema in cui proliferano numerosi l’orso e il lupo….comincio a pensare al peggio e prendo a maledire la mia demenziale presunzione di voler trasformare un borghesuccio di citta’ per una settimana l’anno in un esploratore provetto….comunque alla fine la carrozzabile compare nel fondo valle…passano una decina di minuti ed ecco una golf targata Belgrado…be’, possono mai negare un autostop ad un pulcinone fradicio! Si fermano una decina di metri piu’ avanti, io corro felice come nella pubblicita’ degli assorbenti Nivea ma quando arrivo, quelli si allontano di altri dieci metri, pronunciando una strana frase, che questa volta interpreto come ‘devo parcheggiare piu’ avanti’….li raggiungo nuovamente e questa volta alla frase vedo accompagnata la mimica del gesto, inequivocabile e traducibile in lingua neo/latina con un bel ‘va a fare una quadruplice fellatio’…segue sgommata con sottofondo di risate….un delinqueeeente autentico, direbbe qualcun’altro….alla fine passa un pulmino di francesi di mezz’eta’ che sulle prime pare restio e temo si tratti dei genitori delle carognette della nave, poi mi caricano su, anzi la sera mi invitano pure a mangiare trote alla griglia con loro….Bellissimo pure il risveglio stamane nella baita, col sottofondo dei contadini che spaccano la legna per l’inverno, il gallo che spacca i coglioni, le mucche che brucano l’erba e le tarme del legno che mi arano il culo, porco DIO! non ho capito se tsanno nelle travi di legno o nei tappeti ma mi hanno fatto le pacche e la schiena che sembrano la costellazione di Orione, cazzo!…..Adesso pero’ torno a dal mio trenino, si va in serbia, nella folle Guca, la Wood stock dei balcani!

 

Transbalcanica Express. Giorno 4
“cioè scusa,l’ho pagato una fracca di soldi al fantacalcio, un anno intero mi ha giocato una chiavica, anzi non mi ha giocato proprio, che il mister, la’ parrucchino magico e ci mettiamo tutti d’accordo, preferiva mettere Extigarribia, Marrone o pure uno con una gamba sola piuttosto che lui….ed io ora dovrei brindare a Miroslav Krasic, eroe della Grande Ser…bia, con la mano sul cuore senno faccio un affronto alla vostra grande nazione slava????”
“Da, da, Krasic ag bahnddjd prrrrrr….”

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No, scusate, era un intercettazione ambientale di dialoghi sconnessi alle 6 di mattina a Guca, al festival delle trombe balcaniche…..mah dirò: sta Guca me l’aspettavo meglio, molto meglio, era uno dei pezzi forti del viaggio, anzi la scintilla che ha scatenato poi tutto st’itinerario intorno….non mi e’ piaciuta un granché. Certo ci sono tutte le attenuanti, che vado ad elencare: 1) sarei dovuto arrivare nel pomeriggio a bordo del mio trenino magico, e poi un trattino in bus, ma l’amico su rotaia ha deciso di tirarmi il pacco e fare giusto giusto 7, 7 ore e mezzo di ritardo…del resto,.bisogna capirlo: dopo i bombardamenti qualche Solone della politica locale ha deciso di affidarne la manutenzione e il rinnovamento della linea ad ha società leader mondiale del trasporto su rotaia di qualità, un’eccellenza assoluta…..tre-ni-taliaaaa!!!! Quando alla fine arriva, io ho provato a scavarmi un percorso alternativo via bus ma rimango bloccato in una citta di frontiera del San Giaccato, Bjelo polje, a parlare coi camionisti di Vucinic e dei furti arbitrali della Juve….quando ben dopo il tramonto assomma il dinosauro su rotaia, ha subito un piccolo restyling interno: e’ ora una sorta di villaggio olimpico per viaggiatori backpackers, neozelandesi, tedeschi, ucraini, messicani e cechi diretti addirittura fino a Praga. Vino, birra, chitarre, canne, musica e risate nei canyon a confine tra Serbia e Montenegro: a vent’anni questo mi sarebbe sembrato il paradiso ed infatti mi scappa pure il luccicone pensando a quegli anni, per rivivere mezz’ora dei quali forse baratterei 30 anni di vecchiaia. Ma poco dopo, la cosa si rivela per quel che e’: dopo una giornata sbattuta, altre 5 ore allerta nel lerciume, con i cessi simili a delle balze dantesche e che diffondono un medifidico odore che dilaga nei corridoi, e davvero risulta difficile a comprendesti la smodata euforia delle ragazze ceche che, vista anche la smisurata quantità di birra trangugiata, saranno costrette parecchie volte al supplizio di doversi sedere su quella tazza….comunque a finale, alle 2 e mezza di notte arrivo a Guca e qui scatta l’attenuante 2: su tutti i siti e i forum e’ ritenuta indispensabile la prenotazione per venire qui, se non di un camera, di uno spicchio di pezza di terreno dove issare la tenda. Io nella mia sufficienza, reputo come al solito il prenotare prima un’abitudine da crocieristi rincoglioniti e incapaci, così ora, alle 3 del mattino del sabato, con mezzo milione di persone accampate pure nei bidoni della munnezza ( e’ vero, lo ho visti), mi aspetto che mi compaiono davanti 4 belle hostess che mi fanno:” benvenuto Palillo, c’è una bella stanza con doccia calda che l’aspetta”….lercio, infreddolito, con un peso enorme sulle spalle e l’ovvia prospettiva di una notte all’addiaccio, prendo a vagare nella folla urlante di Guca. Le orchestre di trombe hanno quasi tutte smesso, c’è comunque una smisurata baldoria. L’hanno chiamata la Woodstock dei Balcani, ma chi lo ha fatto forse non ha notato o non ha riconosciuto che le faccine stampate su t-shorts, bandiere, gagliardetti e altro che si vendono a fianco dei maiali arrosto e gli spiedini, non sono quelle di John Lennon o Martin Luther King, ma quelle di gente riconosciuta dalle corti internazionali di giustizia come colpevole di crimini contro l’umanità, genocidio, stupro di massa e altre cafonerie simili. Sto parlando di Milosevic, Karadzic e la tigre Arkan, a cui qui tutti, o perlomeno a centinaia di migliaia, inneggiano senza ritegno alcuno….va bene che sto storto e sfatto, ma la cosa non se ne scende proprio: le valli circostanti ancora vomitano morti seppelliti vicino ad ogni ponte, ogni passaggio obbligato in queste strette valli, come carcasse di gnu sbranate dai coccodrilli vicino ai fiumi, alle tappe obbligate del loro passaggio della loro fuga….questi qui a pochi km inneggiano alla generazione dei loro fratelli maggiori grosso modo e ai macellai che lo guidavamo….coll’addentrarsi nella notte, la cosa ovviamente peggiora, le bancarelle dei maiali arrosto chiudono, il clima da grossa sagra paesana lascia il terreno al passo dell’oca, alle pisciate sulla bandiera albanese, alle parate in divisa cetnica. Può sembrare una cosa goliardica, ma conosco quante volte nella storia una mandria di ubriachi e’salita da una pezza di terreno fino a issare la svastica sul Partenone o cose simili….vengo avvicinato da un gruppo tra i più esagitati, cominciano a vomitare cretinerie sulla madre Serbia, odiano gli ustasciacroati, i tedeschi, gli zingari, tutti…io me la cavo con un “Berlusconi mafia” che certo non mi offende, mi prendono in simpatia ma devo inventarmi le scuse più cretine per sottrarmi ad una avvilente foto col berretto delle Tigri di Arkan e la loro bandiera; la butto a parlare di calcio e di Krasic e Stankovic, n ho piene le palle e sto per svenire dalla stanchezza,comincio a girare in lungo e in largo per la valle, non c’è un metro quadro libero per sdraiarsi, e’ giorno fatto, mi infilo su un bus per una citta che pare la crittografia di “marines alla latrina da campo” …Caca-k (inteso come razione k ahaa), una buzzicona mi riprende stizzita urlando che in serbo va pronunciato CIA-CIA-ch, poi avvinazzata mi si lancia al collo con fare ammiccante ma rivela poi che non si concederà perché lei vuole dei figli serbi, di sangue serbo….figurati, mannaggia, ci avevo fatto proprio il pensierino a ingravidarti e riempire il mondo di marmocchietti serbo-italiani avuti da te, che peccato….e’ troppo, sul bus riesco a perforarmi al sedile come un condom di ultima generazione e a marciare dritto fino a Belgrado

 

Transbalcanica Express Giorno 5
I medici hanno scarsa comprensione del cervello umano, ma naturalmente nessuno e’ disposto a riconoscere quanto profonda sia la loro ignoranza. Preferiscono dissimulare le lacune del loro sapere con il gergo, con sproloqui ampollosi che non spiegano mai nulla, che solo a tratti descrivono qualcosa e che di solito confondono tutti. forse che qualche studioso del s…ettore saprebbe spiegarmi come sia possibile che, tra esseri viventi catalogati della stessa specie, un organo di pochi kg come il cervello possa avere qualita tanto diverse da Einstein a Renzo Bossi, una quantita di neuroni e sinapsi cosi’ sbilanciata come quella che passa tra Sartre e Fabrizio Corona, non so, tra Stanley Kubrick e sti deficienti italioti che stanno qua dietro nell autobus? Li avevo messi a fuoco gia’ al bar della stazione, sentendoli sbraitare sul caffe’ ch non era buono come a Napoli e quando, a precisa domanda sulla mia nazionalita’, avevo risposto: “Baku, Azerbajgian”……Muniti di gazzetta e corriere dello sport montano su e si accomodano sui sedili in fondo come i bulli della classe ad una gita scolastica, devastano il ventre dell’autovettura con una soundtrack a tutto volume che compendia il meglio della musica da discoteca dell’estate, passando per l’ugola sinoptia di Tiziano Ferro e le endecasillabi sciolte di quel Fabri Fibra e le rime dislessiche di quell’altro rapper, scappato ahime dal canile di Green Hill poco prima della punturina, e che mi pare vada sotto il nome di Mondo Marcio, ma i decibel piu’ alti li toccano con le loro voci. Nella loro cosmogonia, il mondo e’ una gigantesca Pangea divisa in 2 emisferi, quello sud con capitale Napoli e quello Nord con capitale Milano. A seconda della somiglianza all’uno o all’altro fuoco d’ellissi, il mondo e’ bello o brutto, il mangiare buono o schifoso e cosi via. IL centro del vortice lo si raggiunge quando a meta’ mattinata cominciano a prendere contatti col campo base, situato da qualche parte sui Camaldoli, con il quale cominciano ad interagire con una tempesta di sms, mail e what’up: descrivono ragguagli circa la missione bellica in corso, quella di infilare il loro pistolino tra le cosce di bellezze locali. La campagna d’invasione non sta sortendo i risultati sperati, per qualche motivo che sfugge alla comprensione umana le donne belgradesi si sono mostrate piuttosto algide al loro irreprensibile fascino…..soltanto uno, Gigettto e’ riuscito a far breccia nel cuore di una fanciulla, tale Svetlana la cui procacità parrebbe avere il potere di donare l’oblio eterno, e sembra che galeotta di tale unione sia stata l’esposizione della fascia muscolare addominale, la cd tartaruga, durante uno scatenato ballo sulle note di “ai se te pego”…peraltro la povera Svetlana, sulle cui forme pingui ironizzano gli altri 3, sedotta e abbandonata invia anch’ella sms ma lui risponde divertito facendo leggere agli amici le smancerie che scrive…..un po’ come faceva un vecchio capobranco di noi Sciacalli della prima ora, ora emigrato al Nord, che tanti anni orsono frequentava una ragazzotta bruttina per funzioni di poco diverse dall’onanismo, e la blandiva con frasi tenere del tipo: “tuo padre e’un ladro, perche’ ha rubato 2 stelle dal cielo e te le ha messe al posto degli occhi”, e mentre lei spalancava gli occhioni innamorata, lui si girava verso noi altri carogne e prendevano tutti a ridere….bal8
ricordavo Belgrado come una citta grigia e dal caldo sopprimente, ma sono bastati pochi gradi in meno per farmela aprezzare come citta ricca di storia e di vita, vi spendo una gioranta dai ritmi molto slow dopo la difficile traversata del San Giaccato e la maratona notturna di Guca. La mattina prendo un bus per la Slavonia, a confine tra Croazia, Serbia e Ungheria. Il viaggio e’ funestato dai fessi di cui prima fino ad una citta’ che il nome di Vicious leader dei Sex Pistols, Sid, poi si arriva sul confine, in una zona martoriata all’ultima guerra. Alla frontiera la diffidenza delle guardie frontaliere e’ ancora un retaggio del recente conflitto, una di esse, non abituata a vedere turisti, vuole mostrasi zelante con me e prende a farmi una domanda in serbo, una frase che finisce con “put”…..qualcosa che non capisco e poi put….sara’ il faccione rotondo, la voce nasale e gli occhiali da sole a tamarrone, mi fa pensare a Gennaro D’auria che mi dice: “devi dire Cicciput, Cicci-put, put…” e gli faccio una risata in faccia che stava per costarmi cara

 

Transbalcanica Express Giorno 6
Riprendo da dove ci eravamo lasciati, sperando di non tediarvi,ma nel vivere e raccontarvi tutto questo provo il piacere dell’artigiano; riprendo dalla frontiera. Le frontiere esistono da quando esiste l’uomo. Esistono come confini, confini naturali, siano essi montagne, fiumi, mari, prima dei quali c’e’ l’uno e oltre i quali c’e’ l’altro. Per migliaia di a…nni, gli uomini hanno accettato qusto canovaccio dettato dalla Natura, organizzando le loro culture e le loro abitudini in conseguenza di esso: al di qua della montagna, del fiume o del mare noi, al di la’ voi. L’homo tecnoogicus nella sua stolta superbia assume di poter travolgere questo limite, e sposta le frontiere in un luogo artificiale, da lui bizzarramente inventato: gli aereoporti. Di tutte le violenze che compiamo alla Natura, questa personalmente mi e’ sempre sembrata una delle piu’ scellerate: cioe’, io mi trovo a Capodichino Napoli, passo sotto un aggeggio elettronico, e per incanto avrei passato una frontiera? E cosa e’ quello, un teletrasporto uscito dal Signore degli anelli? La frontiera che mi trovo a passare adesso rappresenta un tertium genus, e’ una frontiera di sangue: su di essa si sono sterminati eserciti, dai tempi dei Romani fino a 15 anni fa. Gli ultimi belligeranti in ordine di tempo sembrano ancora oggi sfidarsi da morti: al di e al di qua della frontiera ci sono 2 cimiteri che si guardano minacciosi. Formalita’ burocratiche prescrivono di dover passare quell’area a piedi per motivi ogranizzativi: e’ il gergo politichese per dire che gli uni e gli altri non vogliono nemmeno sfiorarsi. Sulle lapidi al di qua e al di la del confine nomi e date di nascita di ragazzi del 190, 71 o giu’ di li’ e morti tutti dal ’91 a l ’94: al di la e al d qua del confine e’ scomparsa un’intera generazione.La prima citta’ oltre il confine e’ Vukovar, per le strade, le salumerie e gli uffici postali noto solo bambini o anziani, non saprei dire se i trentenni e i quarantenni sono emigrati all’estero o al cimitero. Vukovar era un gioiello di citta’ d’arte, prima che 11 mesi d’assedio e i mortai dell’artiiglieria serba riducessero le chiese e gli edifici di epoca barocca a materiale di risulta. La citta’ successiva, dove mi fermo, e’ Osijek, anch’essa bella e seicentesca alla confluenza del Danubio con la Drava, ma meno segnata dalla guerra; anche qui prevalenza di bambini e anziani.La qual cosa ha stimolato il forte spirito imprenditoriale della categoria dei tassisti locali, che hanno reinterpretato il loro mestiere come un ibrido tra il trasporto dei pochi turisti e il trasbordo dei molti anziani acciaccati dagli anni, a mo’ di ambulanza privata a pagamento: cosi’ mi capita di dovermi sobbarcare una corsa in taxi pseudocollettivo che per 2 volte fa la spola tra il centro e l’ospedale, la prima volta per portare una vecchietta al centro di dialisi, la seconda per aspettare che ne dimettano un’ altra dal nosocomio ortopedico: in totale 45 minuti per percorrere una distanza che a piedi avrei coperto in un decimo del tempo, ma il mio status di brav’ guaglion mi impedisce di scaraventare fuori dall’abitacolo una ottuagenaria col femore malandato…

bal9
Adesso vi racconto le ultime 2 cose, una bella e una brutta. La bella e’ una fantastica abbuffata in una bettola: pesce gatto in umido, rane brasate con polenta, cervo stufato con lardo, insaccati di cinghiale che sembrano ancora grufolare nel piatto………..la cosa brutta e’ il mio compagno di desco: ieri forse ero stato un po’ troppo caustico nell’etichettare i miei compaesni, i tamarrozzi napoletani beccati sul bus, e allora la Fortuna ha deciso di punirmi, recapitandomi il loro esatto antipodo sul mio cammino…Uno svizzero, ingegniere svizzero, ingegniere per le Ferrovie svizzere, quell’ente che prevede il treno in arrivo all 23 e 57 e se il treno arriva alle 23 e 57 e 20 secondi, condannano il capotreno e il macchinista a 10 anni di lavor forzati. Lui, l’ing., e’ uno che, di fronte a simili leccornie, ha il barbaro coraggio di pasteggiare con un bicchiere d’acqua bollita a 50 gradi in cui intinge una bustina contenente una rara miscela di the detheinato del Lussemburgo (come dire una mozzarella de-mozzarellizzata di Singapore), uno che ha previsto che se l’indomani il suo treno parte alle 10 e 27, allora deve svegliarsi alle 8 e 12 calcolato il tempo che impega a farsi la borsa lavarsi e cagare, si offende quando ci portano il dessert offerto, una delizia di mousse al vino e panna specialita’ locale, perche’ a suo dire ce lo hanno servito di soppiatto senza avvertirci della eventuale presenza di solfiti…ed e’ pure appassionato di bird-watching…ma non di quello imperdibile che si puo’ fare nel vicino bellissimo parco del Kopacki Rit, bensi’ di un bird-watching piu’ estremo, nottuno, che fa dal suo letto a castello sopra il mio nell’ostello, quando come un gufo fa di cotinuo capolino a sbirciare nel mio letto come pure in quello del panzone olandese a fianco.
Scherzi a parte, l’ing e’ una persona piacevole, che soprattutto sa darmi una dritta imperdibile: nel parco ci sono delle vere fattorie dove contadini ospitano stranieri facendosi aiutare al lavoro domestico… e allora parto in sella ad una bici la mattina dopo, anche se , con il mio zaino pesantissimo sulle splalle, somiglio quasi ad un conduttore di riscio’ cambogiano…e vi sarebbe pure un’altra similitudine con la Cambogia: le mine, disseminate fuori dai percorsi battuti. Le mine sono il corrispondente nella proliferazione bellica dei condilomi nella proliferazione delle malattie veneree: non ci vuole un cazzo a beccarseli ma ci vuole l’anima del padre eterno a toglierli..gia’ me lo immagino, se dovesse capitare, il titolone su Nuova Capri: “in semi- sconosciuto paese sottosviluppato salta su una mina mancato capo dei vigli urbani di Capri”

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