Viaggio al centro della Terra

Questo è un resoconto di viaggio parziale e monco, che prende le mosse dal ritrovamento del tutto casuale di un diario redatto strada facendo durante un viaggio tenuto in Ecuador nel 2011. Un diario mai pubblicato su Facebook, un diario all’antica, scritto a penna su un block-notes durante faticosi spostamenti, rinvenuto ora in condizioni disastrate,fradicio di pioggia e con molte pagine mancanti o illeggibili.

E’ andato perduto, ahime per sempre, il racconto della prima settimana, con le Ande e la visita al cratere Quilotoa,  a oltre 4.000 metri e il soggiorno in capanne presso comunità indigene.ande

Ma vi è narrata comunque la “spedizione” fai-da te in Amazzonia, il sensazionale incontro con gli aborigeni shuar nella regione del Rio Pastaza, le Galapagos e la risalita lungo il rio Cayapas fino al villaggio dei cercatori d’oro d’origine africana, discendenti di schiavi ammutinatisi su un galeone. Si tratta in gran parte di luoghi e persone che, alla data attuale, non esistono più nella condizione in cui io le ho visitati e incontrati sei anni orsono, perchè su di loro si sarà a quest’ora senza’altro abbattuta la scure del Progresso. Si tratta di vicende che mi hanno segnato per sempre. Sto pensando di trascriverle così come sono e pubblicarle su questo blog un po per volta, per quel che riesco a decifrarle, corredate di foto che per fortuna conservo in migliore stato Ogni giorno è dedicato ad un animale incontrato strada facendo, questo lo avevo proprio dimenticato…Ho pensato solo ora di dargli questo nome, “viaggio al centro della Terra” , e ci sono svariati motivi per farlo.

Giorno 7-  21 Agosto – Giorno della lucertola d’acqua

(illeggibile)

Giorno 8- 22 agosto- Giorno del Diablo

“Il mattino reca con se un’idea impavida e bellissima, quella di percorrere  la strada che da Banos scende fino al El Puyo in bicicletta: la strada è denominata “Ruta de las cascadas” e difatti di cascate ne incontriamo oltre 60. Ci accordiamo coi gentilissimi gestori della pensione a Banos affinchè spediscano i bagagli su un furgoncino i bagagli alla destinazione prescelta, ovvero Rio Verde sulla strda per El Puyo, e partiamo. Arrivare dalla Ande giù in Amazzonia in mountian-bike, quasi non mi sembra vero! ec4

La via delle cascate no tradisce le attese, in un crescendo di bellezza impressionante. Superiamo la cascata Chamada, ormai casa nostra dopo l’esperienza del giorno prima  in canyoning.

Incrociamo sulla destra l’affascinante sentiero dei contraddandieri, che però pare essere percorribile solo a piedi. Ora è la volta della cascata Agiyan, poco oltre una diga. Scendiamo in bicicletta su una strada percorsa da giganteschi camion e la vegetazione comincia a farsi più fitta e tropicale. Eccoci poco dopo alla spettacolare cascata del Manto della Novia, il “vestito della sposa” ec8

Attraversiamo il canyon su una “tarabita”, una teleferica trainata da un argano a motore.ec10

Mangiama una trota sopra la cascata, scendiamo, risaliamo e via di nuovo. Sempre sulla nostra destra, all’altezza di San Pedro, ecco il Salto dell’Inca, cascata meno affollata che visitiamo fin sull’orlo del precipizio.ec11.jpg

Eppoi infine, sul far del tramonto, ecco lo scioccante Paillon del Diablo, indescrivibile tambien!”

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Giorno 9- 23 Agosto- Giorno del pajarito amarillo

La notte a Rio Verde era stata agitata: capita che, dopo aver percorso 25 km in bici, attraversato canyon, montato su traballanti tarabite e risalito un pericoloso sentiero a lato e perfino sotto l’allucinante cascata del Paillon del Diablo senza farci un graffio, ci è invece occorso un incidente camminando a piedi su una strada asfaltata a pochi metri da un confortevole resort. Carla è caduta e temeva per un frattura ad un dito, questa aveva innescato una brutta discussione tra noi. Ma vabbè, la bellezza dei luoghi riprende subito il sopravvento: visita mattutina alla bellissima cascata del rio Machay

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che si lancia anch’essa nel rio Pastaza, in un vegetazione ormai tropicale, dove vla questo non meglio identificato pajarito amarillo, l’uccello giallo.

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Da qui si prosegue in bus per El Puyo, considerata la porta dell’Amazzonia, ma l’Amazzonia – lo scoprirò strada facendo- ha 100, 1000 porte un dietro l’altra, fino al suo cuore più verde e impenetrabile. El Puyo è n brutto agglomerato di case in cemento alla fine delle montagne, da ricordare solo per un discreto ristorante. Dinanzi ad uno squisito pollo all’ispingo sciogliamo infine la riserva: visiteremo l’Amazzonia nella regione sud, la più selvaggia ed incontaminata, lontano dai lussuosi lodge e dalle escursioni posticce dell’Oriente e del Yasuni. Si viaggia dunque verso Macas, città di frontiera tra la civiltà ed il Nulla amazzonico, quasi un mito per via degli Indios che tutt’intorno la abitano, i fieri e bellicosi Suar, che fino a poco fa rifiutavano ogni contatto con la civiltà.